Meta sta testando un prototipo di occhiali intelligenti pensato per catturare ogni istante della giornata di chi li indossa. Il dispositivo, ancora in fase di sviluppo, scatterebbe una foto ogni pochi secondi e registrerebbe l’audio in modo continuativo, permettendo poi di interrogare un assistente IA su quanto visto o sentito nel corso della giornata. La notizia, riportata dal Financial Times sulla base di fonti vicine al progetto, riguarda la linea di occhiali smart che l’azienda di Menlo Park sviluppa insieme a EssilorLuxottica.
La spia Meta che potrebbe restare spenta
Negli attuali occhiali Ray-Ban Meta un piccolo LED sul frontale si accende per segnalare a chi sta intorno che è in corso una ripresa fotografica o video. Per la funzione di “super sensing”, però, i dirigenti starebbero valutando di non attivare quella spia, rendendo più difficile per le persone vicine capire quando vengono effettivamente registrate.
Le fonti citate dal Financial Times precisano che i piani potrebbero ancora cambiare, ma l’ipotesi ha già acceso un dibattito interno sulla gestione di una raccolta dati tanto estesa, soprattutto nei confronti di chi non indossa il dispositivo e non ha modo di dare o negare il proprio consenso.
Meta promette solo metadati, per ora
Una delle proposte allo studio prevede che le riprese audio e video grezze non vengano conservate né rese disponibili a chi indossa gli occhiali. Al loro posto, i metadati estratti da immagini e audio verrebbero caricati sui server dell’azienda, così che l’assistente IA possa rispondere a domande su quanto accaduto senza che il filmato originale resti archiviato da qualche parte.
Meta starebbe inoltre discutendo se i dati raccolti attraverso queste funzioni possano essere utilizzati anche per addestrare i propri modelli, nella corsa contro OpenAI, Google e Anthropic.
Zuckerberg: gli occhiali Meta al posto dello smartphone
Il progetto arriva mentre Mark Zuckerberg insiste sull’idea che gli occhiali IA possano un giorno sostituire lo smartphone come dispositivo principale per accedere a strumenti come la traduzione simultanea o i chatbot. Durante la presentazione dei risultati del primo trimestre, l’amministratore delegato ha parlato della necessità che gli occhiali passino dal “rispondere a domande” al diventare “un agente personale che sta con te tutto il giorno, aiutandoti a ricordare le cose e raggiungere i tuoi obiettivi”.
A dicembre Meta ha acquisito Limitless, produttore di ciondoli IA capaci di registrare e trascrivere conversazioni in tempo reale, segno di un interesse più ampio per i dispositivi sempre accesi che va oltre i soli occhiali. Nel frattempo l’azienda ha ridimensionato gli investimenti nel metaverso, il progetto di realtà virtuale che non ha mai conquistato il grande pubblico, spostando la strategia sugli occhiali smart dopo il successo commerciale dei Ray-Ban Meta.
Il mese scorso è arrivata una versione ancora più economica della gamma, con un modello disegnato dall’influencer Kylie Jenner, mentre la variante più avanzata, uscita l’anno scorso, integra un display che sovrappone messaggi e videochiamate su una delle lenti.
Per Meta non è la prima volta
Meta ha già dovuto fare i conti con le implicazioni della raccolta dati sugli occhiali intelligenti. A febbraio alcuni collaboratori a contratto in Kenya hanno raccontato alla stampa di aver dovuto visionare materiale esplicito ripreso dagli occhiali Ray-Ban Meta di altri utenti, comprese scene di rapporti sessuali e momenti trascorsi in bagno, nell’ambito del lavoro di etichettatura dei contenuti destinato ad addestrare l’IA dell’azienda. Il mese scorso, inoltre, la rivista Wired ha scoperto all’interno della piattaforma degli occhiali smart di Meta un sistema di riconoscimento facciale mai rilasciato pubblicamente, che l’azienda ha poi rimosso.
La spia si accende, ma Meta raccoglie ancora più dati
Proprio in questi giorni Meta ha annunciato una nuova funzione di sicurezza per gli occhiali già in commercio: la fotocamera si disattiva automaticamente se qualcuno prova a manomettere il LED che segnala la registrazione. La novità, ricostruita da TechCrunch, arriva dopo che diversi video circolati sui social hanno mostrato come coprire la spia con del nastro adesivo per riprendere altre persone, spesso donne, senza il loro consenso: un espediente che aveva già spinto Meta a disattivare la registrazione quando il LED risultava oscurato, e a cui alcuni utenti avrebbero risposto con “tentativi più sofisticati di modificare o distruggere” il componente, come ammette la stessa azienda nel proprio annuncio. Nel presentare la novità, Meta ne rivendica il primato: “nessun’altra fotocamera lo ha mai fatto e siamo orgogliosi di guidare l’industria in questa direzione”.
Chi vede davvero le foto degli occhiali Meta
Lo stesso annuncio prova a rassicurare gli utenti su chi possa vedere foto e video scattati con gli occhiali, rispondendo che si tratta di “te, e soltanto te, a meno che tu non scelga di condividerli”. L’informativa sulla privacy di Meta, però, chiarisce che qualsiasi immagine condivisa con l’assistente IA può essere utilizzata per addestrare i modelli dell’azienda, una circostanza che ridimensiona la portata della rassicurazione.
La stessa settimana, peraltro, Meta ha lanciato Muse, un nuovo generatore di immagini che può utilizzare le foto pubbliche su Instagram degli utenti a meno che questi non scelgano esplicitamente di rifiutare.
L’azienda ha inoltre esteso l’uso di Meta AI anche alle foto conservate nel rullino fotografico ma mai condivise, e ha introdotto nella sua app Meta AI controlli sulla privacy giudicati carenti, al punto che alcuni utenti si sono ritrovati a rendere pubbliche le proprie ricerche più imbarazzanti senza accorgersene.
Sempre per ragioni di privacy, in passato Apple avrebbe scelto di non integrare i modelli IA di Meta nei propri dispositivi. La stessa azienda registra inoltre i tasti premuti dai propri dipendenti per addestrare l’IA interna.
A questo si sommano i piani, già annunciati, di vendere pubblicità mirata basata sui dati raccolti nelle conversazioni con l’assistente IA.
Cause legali e un vuoto normativo per Meta
Il progetto degli occhiali “super sensing” arriva mentre Meta è già alle prese con diverse indagini e cause legali legate alla privacy dei propri dispositivi IA. Una class action promossa a marzo in un tribunale federale della California accusa l’azienda e Luxottica di aver violato leggi federali e statali sulle intercettazioni, sostenendo che la promessa di occhiali “pensati per la privacy, controllati da te” fosse fuorviante rispetto alla reale gestione dei filmati. Negli Stati Uniti si è mosso anche il procuratore generale del Texas Ken Paxton, che ha aperto un’indagine sugli occhiali IA di Meta per verificare la tutela della privacy dei residenti dello stato.
Resta inoltre aperta la questione di chi debba rispondere, l’azienda o chi indossa il dispositivo, in caso di violazione delle leggi che in diversi stati americani vietano di registrare l’audio di terze persone senza il loro consenso. “Non esiste una singola legge che affronti tutti i modi pericolosi in cui questi strumenti sono stati progettati e costruiti”, ha dichiarato al Financial Times Woodrow Hartzog, professore di diritto alla Boston University School of Law, sostenendo la necessità di una regolamentazione aggiornata per dispositivi sempre accesi, sempre in ascolto e sempre in grado di vedere.
Una lunga scia di scivoloni sulla privacy di Meta
Il rapporto tra Meta e la tutela dei dati resta appesantito da anni di episodi precedenti: dallo scandalo Cambridge Analytica del 2018 all’esposizione di un server con dati degli utenti nel 2019, fino alle cause perse sulla sicurezza dei minori e ai libri di ex dipendenti che ne hanno raccontato le pratiche interne, come “Careless People” e “An Ugly Truth”. Sulla propria pagina dedicata ai progressi in materia di privacy, l’azienda sostiene che “dal 2019 abbiamo investito in modo significativo in persone, prodotti e tecnologia per continuare a far evolvere il nostro rigoroso programma sulla privacy”.
Meta, contattata dal Financial Times, ha dichiarato di non commentare i “prototipi interni” e ha ribadito che il proprio approccio punta sulla privacy “incorporata fin dalla progettazione”, richiamando anche il progetto di ricerca Aria, che userebbe tecnologie meno invasive rispetto a foto e video tradizionali.
Fonte: Financial Times


