Meta ha presentato Muse Image, il suo primo generatore di immagini realizzato internamente da Meta Superintelligence Labs, l’unità per l’intelligenza artificiale guidata da Alexandr Wang. Conosciuto durante lo sviluppo con il nome in codice Mango, il modello è già disponibile gratuitamente nell’app Meta AI, nelle Stories di Instagram e su WhatsApp, e arriverà a breve anche su Facebook e Messenger. Gli inserzionisti potranno inoltre sfruttarlo tramite lo strumento pubblicitario Advantage+.
Il lancio si inserisce nel tentativo di Meta di colmare il divario con i rivali dell’intelligenza artificiale, dopo mesi in cui l’azienda ha speso miliardi di dollari per convincere Wall Street di avere una strategia solida sull’IA.
Cosa si può fare con Muse
Le funzioni di base di Muse ricalcano quelle degli altri generatori di immagini già in circolazione: si possono creare immagini scherzose o in stile cartone animato a partire da un prompt testuale. Chi non ha idee può affidarsi ai preset messi a disposizione da Meta, prompt già pronti pensati per suggerire spunti creativi. Il modello gestisce anche la modifica delle immagini tramite prompt: si può chiedere a Muse di inserire una persona davanti a un monumento storico, cancellare qualcuno comparso per errore sullo sfondo di una foto, oppure generare un QR code funzionante.
Sono in arrivo anche più di trenta nuovi effetti per le Stories di Instagram basati su Muse, tra filtri personalizzabili e modifiche alle foto già esistenti. Un altro impiego pensato da Meta riguarda l’arredamento: in un video promozionale un utente usa Muse per vedere come starebbe un divano di seconda mano nel proprio garage, una funzione pensata per integrarsi con Facebook Marketplace.
Il tag di Muse che scatena polemiche
La funzione più discussa di Muse riguarda la possibilità di utilizzare le immagini di altri utenti Instagram, a patto che il loro profilo sia pubblico. Basta taggare una persona perché Meta AI prenda le sue foto e le usi per generare una nuova immagine. Dopo che The Verge aveva segnalato per prima il problema, un utente di X ha scritto: “Coinvolgere utenti reali in foto generate senza un consenso esplicito è una mina vagante in fatto di privacy”. Le norme di Meta specificano che “le persone potrebbero creare contenuti utilizzando i tuoi contenuti Instagram attraverso le funzioni IA di Meta” e che “non riceverai alcuna notifica sui contenuti creati con le funzioni IA di Meta”.
L’azienda sostiene che gli utenti restano comunque in controllo, ricordando che esistono impostazioni per disattivare questo utilizzo delle proprie immagini. La funzione, però, resta attiva di default: per bloccarla serve intervenire manualmente.
Un problema di privacy già visto in casa Meta
Non è la prima volta che Meta finisce sotto accusa per l’uso dei dati dei suoi utenti. Nel 2019 l’azienda ha pagato una multa record di 5 miliardi di dollari alla Federal Trade Commission, dopo che le indagini avevano accertato come la società di consulenza politica Cambridge Analytica avesse raccolto impropriamente i dati di decine di milioni di utenti Facebook per costruire profili elettorali in vista delle elezioni statunitensi del 2016, all’insaputa degli utenti coinvolti.
Nel 2021 Meta ha poi chiuso il sistema di riconoscimento facciale di Facebook, che identificava automaticamente le persone in foto e video, dopo cause legali e pressioni delle autorità sulla raccolta di dati biometrici. In questo modo si ripropone lo stesso schema già contestato in passato: Meta fa un uso ampio dei dati personali finché non è l’utente stesso a disattivarlo.
Il lancio arriva peraltro in un momento delicato per la divisione IA di Meta, che poche settimane fa aveva sospeso un programma interno di raccolta dati sull’attività dei dipendenti dopo che un problema di sicurezza aveva reso accessibili informazioni sensibili all’interno dell’azienda.
Muse gratis, ma non per tutti gli usi
L’utilizzo di Muse è gratuito per la creazione occasionale, ma superata una certa soglia serve un abbonamento, lo stesso introdotto da Meta a maggio. Secondo quanto riportato da Axios, l’azienda sostiene che Muse Image superi in diversi benchmark Nano Banana 2 di Google, restando invece indietro rispetto al generatore di immagini di ChatGPT. Meta ha anche anticipato Muse Video, un modello per generare contenuti video descritto come già in fase di sviluppo.
Fonte: TechCrunch, Axios


