Meta ha comprato Assured Robot Intelligence (ARI), startup di robotica umanoide fondata da due ricercatori tra i più quotati del settore.
Il team, co-fondatori inclusi, entrerà nei Superintelligence Labs, la divisione di ricerca avanzata che Zuckerberg ha costituito l’anno scorso per concentrare le ambizioni di lungo periodo del gruppo sull’IA.
Il prezzo dell’operazione non è stato comunicato. Il messaggio strategico, invece, è inequivocabile: Meta non sta più solo osservando la corsa agli umanoidi. Vuole esserci dentro.
ARI sta sviluppando modelli fondazionali per robot umanoidi capaci di svolgere lavori fisici in ambienti domestici complessi. L’obiettivo non è costruire un braccio meccanico per la catena di montaggio, ma un sistema in grado di capire, anticipare e adattarsi ai comportamenti umani in spazi non controllati.
Lerrel Pinto e Xiaolong Wang, i due co-fondatori, portano con sé curriculum accademici di primo piano: Wang viene da Nvidia e dall’Università della California di San Diego, Pinto dalla New York University.
Quest’ultimo ha anche co-fondato Fauna Robotics, startup di umanoidi in formato ridotto acquisita da Amazon il mese scorso, come abbiamo raccontato. Il fatto che uno dei suoi co-fondatori atterri ora in Meta dice qualcosa sulla velocità con cui i talenti si muovono in questo settore, e su quanto le grandi piattaforme stiano cercando di accaparrarseli.
Meta: perché i robot e perché adesso
C’è una domanda che torna spesso nelle discussioni sull’IA avanzata: fino a quando i modelli addestrati su testo e immagini potranno continuare a migliorare?
Una risposta che si fa strada tra i ricercatori è che il salto successivo, quello verso sistemi davvero generalisti, richiederà di imparare anche dal mondo fisico. Dati, testo, video non bastano più: servono robot che interagiscano con gli oggetti, con gli spazi, con le persone. Che imparino agendo, non solo osservando.
È una tesi ancora dibattuta, non condivisa da tutti, ma Meta a quanto pare la sta prendendo sul serio. Un memo interno trapelato nell’aprile 2024 aveva già rivelato le ambizioni del gruppo: costruire modelli IA e hardware per un robot umanoide destinato al grande pubblico. ARI è il passo più concreto in quella direzione.
Anche se Meta non dovesse mai rilasciare un prodotto di consumo, l’investimento nella robotica ha una logica autonoma: chi sviluppa modelli in grado di controllare un corpo umanoide in un ambiente domestico sta risolvendo alcuni dei problemi più difficili dell’IA applicata.
La corsa è aperta, il mercato è una scommessa
L’acquisizione di ARI arriva poche settimane dopo quella di Fauna da parte di Amazon, due mosse che prese insieme fotografano bene il momento.
I grandi gruppi tecnologici stanno comprando competenze, non prodotti. Non esiste infatti ancora un umanoide domestico che funzioni su scala commerciale. Quello che esiste è una convinzione condivisa: chi arriverà prima a risolvere i problemi tecnici ancora aperti (equilibrio dinamico, manipolazione di oggetti, apprendimento autonomo), avrà un vantaggio difficile da colmare.
Tesla sviluppa Optimus. Figure AI ha accordi con BMW. Boston Dynamics punta alla commercializzazione con Atlas. In Cina il numero di startup nel settore è cresciuto in modo sostenuto negli ultimi due anni. Il quadro competitivo si allarga rapidamente e la posta in gioco non è solo industriale perché definirà il chi è chi nei prossimi decenni nell’ambito dell’IA fisica.
Le previsioni di mercato riflettono questa incertezza in modo quasi caricaturale: Goldman Sachs stima un mercato da 38 miliardi di dollari entro il 2035, Morgan Stanley arriva a 5.000 miliardi entro il 2050.
Una forbice di queste dimensioni significa che siamo ancora nella fase in cui le acquisizioni contano più dei ricavi, e i talenti più dei prodotti.
Un annuncio da una strategia
Meta ha una storia recente fatta di grandi annunci e obiettivi rivisti. Il metaverso ha assorbito miliardi senza mai diventare il futuro promesso. La robotica umanoide potrebbe sembrare, a prima vista, un’altra accelerazione verso un orizzonte non ben definito. Ma ci sono differenze che vale la pena notare.
La divisione in cui ARI confluisce, i Superintelligence Labs, sono la struttura che Zuckerberg ha costruito attorno alla ricerca fondazionale, con mandato esplicito sul lungo periodo. E i profili acquisiti con ARI non sono consulenti ma ricercatori con decenni di lavoro alle spalle sui problemi tecnici più ostici della robotica.
Il fatto che l’AGI, l’intelligenza artificiale generale, richieda corpi oltre che dati, è una posizione tecnica che sta guadagnando terreno nel dibattito scientifico.
Nessuno sa ancora se Meta costruirà davvero un robot umanoide per il grande pubblico, né quando. Ma chi acquista i team giusti nel momento giusto si troverà senz’altro avvantaggiato nel lungo periodo.
Fonte: TechCrunch


