Amazon ha acquisito Fauna Robotics, startup newyorkese che sviluppa robot umanoidi destinati alla casa.
La notizia, confermata da un portavoce dell’azienda, segna un cambio di direzione netto rispetto alla storia robotica di Amazon: non più solo magazzini e consegne, ma, per la prima volta con convinzione, il salotto di casa.
Il robot si chiama Sprout. È alto 107 centimetri, ha braccia e gambe, cammina, afferra oggetti, balla. Parla: risponde alla parola d’attivazione “Sprout”, sostiene conversazioni bidirezionali, riconosce quando viene interpellato. Sa dare il cinque, stringere la mano, salutare con un cenno. Forma ricordi nel tempo.
Funziona sulla piattaforma robotica Jetson Orin di Nvidia, ha un terabyte di memoria e una batteria intercambiabile con circa tre ore di autonomia. È progettato per integrarsi in ambienti con bambini e animali domestici.
Fauna ha cominciato a distribuire Sprout a partner di ricerca e sviluppo a gennaio. I circa 50 dipendenti dell’azienda entreranno in Amazon, i co-fondatori Rob Cochran e Josh Merel inclusi. La startup manterrà il nome (diventerà “Fauna, an Amazon company”) e continuerà a lavorare con ricercatori esterni.
Entrerà nel Personal Robotics Group, il gruppo interno ad Amazon dedicato alla robotica non industriale, parte della divisione operativa dell’azienda.
Cosa sa fare, cosa costa, a chi serve (adesso)
Sprout è pensato per compiti domestici elementari: raccogliere giocattoli, prendere cibo dalla dispensa, muoversi tra le stanze. Una piattaforma per sviluppatori permette a ricercatori e scienziati di costruire applicazioni specifiche per il dispositivo. L’IA integrata gestisce l’equilibrio durante il movimento, una delle sfide tecniche più ostiche nella robotica umanoide.
Il prezzo attuale è 50.000 dollari. Una cifra che posiziona Sprout chiaramente fuori da qualsiasi logica di mercato di massa: siamo nella fase dei laboratori, non dei negozi. Amazon stessa non ha ancora stabilito come intende commercializzare la tecnologia al grande pubblico, né ha in programma di impiegarla nelle proprie operazioni logistiche.
L’acquisizione è una scommessa strategica, non un prodotto finito. E Fauna aveva raccolto almeno 30 milioni di dollari da Kleiner Perkins, Quiet Capital e Lux Capital prima dell’operazione. Amazon non ha comunicato il prezzo pagato.
Amazon e i robot: una storia complicata
Amazon ha una lunga storia nella robotica ma quasi interamente confinata all’automazione dei magazzini. L’acquisizione di Kiva Systems nel 2012 ha trasformato la logistica interna dell’azienda. Negli anni successivi sono arrivati Proteus, i bracci robotici per lo smistamento, i test con robot bipedi di Agility Robotics nei centri di distribuzione.
La settimana scorsa ha confermato anche l’acquisizione di Rivr, che produce un robot a quattro zampe per assistere i fattorini nelle consegne.
Il salto verso la casa, però, aveva già avuto un precedente. Nel 2021 Amazon lanciò Astro, un robot domestico su ruote pensato per la sorveglianza e l’assistenza. Il successo è rimasto limitato: Astro non è mai diventato un prodotto di massa, né ha convinto pienamente né i consumatori né gli analisti.
Fauna rappresenta un secondo tentativo, questa volta però con un form factor umanoide, braccia, gambe e una visione d’uso più concreta.
Fauna e la corsa agli umanoidi
Amazon non è sola. Il 2024 e il 2025 hanno segnato un’accelerazione senza precedenti nell’interesse dei grandi player tecnologici per gli umanoidi domestici.
Tesla sta sviluppando Optimus. Figure AI ha già stretto accordi con BMW. Boston Dynamics, dopo anni di video virali, punta alla commercializzazione con Atlas. Meta ha annunciato investimenti rilevanti nel settore. Apple e Google hanno entrambe segnalato interesse, senza ancora mostrare prodotti.
Il quadro competitivo si sta allargando rapidamente e Amazon, con il suo accesso diretto a decine di milioni di abitazioni attraverso Prime, Alexa e i dispositivi Echo, ha ragioni strutturali per non restare a guardare.
Un robot domestico che si integra nell’ecosistema Amazon avrebbe un vantaggio distributivo che poche altre aziende possono replicare. È questo, probabilmente, il vero valore dell’acquisizione: non Sprout com’è oggi ma ciò che potrebbe diventare nell’infrastruttura che Amazon ha già costruito attorno alla casa.
Fonte: Bloomberg


