Nel commentare la corsa all’intelligenza artificiale, nelle ultime settimane ci siamo trovati spesso a scrivere di Meta. Questo trend trova conferma oggi, con la scelta da parte di Zuckerberg di due alleati d’eccezione per rafforzare le proprie ambizioni.
Da una parte Google, con un accordo miliardario sul cloud, dall’altra Midjourney, la startup che ha rivoluzionato l’immaginario visivo generato dall’IA. Due mosse che, lette insieme, mostrano dove il patron di Meta ritiene di essere più debole.
L’accordo con Google da 10 miliardi
Il primo tassello è un contratto da oltre 10 miliardi di dollari siglato con Google Cloud, della durata di sei anni.
Meta si impegna a utilizzare l’infrastruttura del colosso di Mountain View, dai server allo storage, fino alle reti e ai servizi di supporto. Una scelta che sorprende, considerando che lo stesso Zuckerberg aveva dichiarato a luglio che l’azienda investirà centinaia di miliardi di dollari per costruire data center dedicati all’IA.
Il paradosso è evidente: per alimentare i propri algoritmi, Meta deve appoggiarsi (e dunque finanziare) a uno dei suoi rivali più agguerriti.
Ma i numeri dicono che il cloud di Google è ormai una potenza imprescindibile e nel secondo trimestre di quest’anno ha registrato un balzo del 32% dei ricavi, superando le attese degli analisti e dimostrando come la corsa all’intelligenza artificiale stia trainando l’intera divisione.
Un giro d’affari che probabilmente non legittima la scelta di Meta, ma mette comunque in luce quanto oggi il cloud sia l’ossatura stessa dell’economia digitale.
La scommessa estetica con Midjourney
Il secondo fronte è più creativo, ma altrettanto strategico. Meta ha stretto un accordo con Midjourney per ottenere in licenza la sua “tecnologia estetica”, ovvero la capacità di generare immagini a partire da prompt testuali che ha reso celebre la startup.
È una collaborazione che non si limita alla concessione d’uso: i team di ricerca delle due aziende lavoreranno a stretto contatto, come ha spiegato Alexandr Wang, chief AI officer della casa madre di Facebook.
Midjourney basa il proprio modello di business su abbonamenti a pagamento, che consentono agli utenti di accedere agli strumenti di generazione visiva. Ora, grazie a Meta, questa tecnologia potrebbe entrare a far parte dei futuri prodotti e modelli dell’azienda, aprendo scenari interessanti tanto per i creator quanto per gli inserzionisti.
1/ Today we’re proud to announce a partnership with @midjourney, to license their aesthetic technology for our future models and products, bringing beauty to billions.
— Alexandr Wang (@alexandr_wang) August 22, 2025
“Siamo incredibilmente colpiti da Midjourney”, ha commentato Wang in un post su X, sottolineando che Meta intende unire “i migliori talenti, una solida roadmap per la potenza di calcolo e partnership con attori di primo piano del settore” per offrire prodotti sempre più competitivi.
Meta, tra superintelligenza e concorrenza
Le due mosse arrivano in un momento delicato per Meta. La società ha appena riorganizzato le proprie attività sull’IA all’interno di una nuova divisione chiamata Superintelligence Labs, una scommessa ad alto rischio che segue le dimissioni di figure chiave e l’accoglienza tiepida del suo ultimo modello open source, Llama 4.
In un contesto segnato da competizione serrata con OpenAI e Google, l’azienda di Zuckerberg ha bisogno di distinguersi e quanto abbiamo appena riportato pare sembra essere per Menlo Park la strada per ritrovare slancio.
Google e Midjourney, due partner molto diversi tra loro, rispondono a necessità complementari. E se i ricavi in crescita di Google Cloud mostrano quanto sia cruciale avere accesso a potenza di calcolo su scala globale, le capacità generative di Midjourney promettono di migliorare la generazione dei contenuti, cosa in cui i rivali ormai eccellono.
La sfida, ora, sarà trasformare queste partnership in un vantaggio competitivo sensibile.


