Quando il Pentagono ha classificato Anthropic come un rischio nella catena di approvvigionamento, e Donald Trump ha attaccato pubblicamente i “matti di sinistra” della società di Amodei per essersi rifiutati di mettere la propria tecnologia al servizio delle operazioni militari americane, qualcuno a Londra ha visto un’occasione.
Il governo di Keir Starmer ha così cominciato a lavorare a un pacchetto di proposte per convincere la start-up da 380 miliardi di dollari ad espandere la propria presenza nel Regno Unito. E e lo scontro con Washington ha fatto da acceleratore.
Il conflitto con il Pentagono si inserisce in un dibattito più ampio sull’uso duale dell’IA, civile e militare, e sui limiti etici che alcune aziende impongono ai propri modelli.
Anthropic ha tenuto le proprie “linee rosse” sull’utilizzo della tecnologia in contesti bellici. Trump ha risposto con un attacco diretto su Truth Social. Una settimana dopo, il sindaco di Londra Sadiq Khan scriveva al CEO Dario Amodei per offrire alla società un ambiente “stabile, proporzionato e favorevole all’innovazione”.
La tempistica è calcolata. Il pacchetto di proposte verrà infatti presentato ad Amodei durante una visita nel Regno Unito prevista per fine maggio, nell’ambito di un viaggio europeo per incontrare clienti e responsabili politici.
Cosa offre Londra ad Anthropic
I funzionari del Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia hanno elaborato proposte concrete: dall’espansione dell’ufficio londinese già esistente fino all’ipotesi (definita da una fonte del Financial Times, “il sogno”), di una doppia quotazione in Borsa nel Regno Unito e negli Stati Uniti, in vista di un’IPO che Anthropic potrebbe avviare già nel corso di quest’anno.
Una dual listing consentirebbe alla società di accedere ai mercati finanziari europei e di ancorare ulteriormente la propria presenza istituzionale nel continente. Chi conosce i piani, però, la definisce uno scenario “altamente improbabile”.
Più concrete sono le altre mosse. Downing Street sostiene il lavoro diplomatico, che si innesta su un memorandum d’intesa firmato l’anno scorso tra il governo britannico e Anthropic per collaborare al progresso scientifico e alla costruzione di una filiera sicura per l’IA.
Il segretario alle imprese Peter Kyle ha dichiarato al Financial Times di voler incoraggiare Anthropic, insieme a molte altre società ad alta crescita, a investire di più nel Paese: “Ho istituito la Global Talent Taskforce per promuovere attivamente tutti i vantaggi di investire, innovare e crescere nel Regno Unito”. Una struttura pensata, nei fatti, per fare della caccia ai talenti tecnologici una politica di Stato.
Anthropic conta già circa 200 dipendenti nel Regno Unito, di cui 60 ricercatori, e l’anno scorso ha nominato l’ex primo ministro Rishi Sunak consulente senior, un segnale della strategia della società di costruire legittimità politica nel mercato britannico, non solo commerciale.
La corsa alla sovranità digitale
Il corteggiamento di Anthropic si inserisce in una dinamica che vede i governi di tutto il mondo cercare di ridurre la dipendenza da aziende straniere e costruire IA che possano definire “sovrane”.
Il Regno Unito, che non dispone di un laboratorio nazionale di IA in grado di competere con quelli americani, ha scelto la strada delle partnership. Il mese scorso ha annunciato il lancio di un laboratorio pubblico da 40 milioni di sterline per ricerca “esplorativa” sull’IA, con l’obiettivo di produrre progressi in ambito scientifico, sanitario e dei trasporti.
Un tentativo, questo, di costruire una base tecnologica propria, pur rimanendo dipendente dai modelli americani per le applicazioni più avanzate.
La strategia britannica è, in sostanza, duplice: attrarre i grandi nomi dell’IA americana a Londra e, in parallelo, investire nella ricerca pubblica per non restare del tutto privi di autonomia tecnologica.
Londra come hub europeo dell’IA
Il terreno, in parte, è già preparato. Google ha consolidato la propria presenza nella capitale dopo aver acquisito DeepMind, il laboratorio fondato da Demis Hassabis, e sta ultimando un campus da circa un miliardo di sterline a King’s Cross.
Il mese scorso, invece, OpenAI ha annunciato un’espansione a Londra, facendo della città il proprio principale polo di ricerca al di fuori degli Stati Uniti. Se Anthropic seguisse, Londra diventerebbe di fatto la capitale europea dell’IA, con tre dei principali laboratori mondiali stabilmente presenti sul territorio.
Per Anthropic, la scelta non è solo commerciale. In un momento in cui i rapporti con l’amministrazione Trump si sono deteriorati pubblicamente, costruire una presenza solida in Europa significa anche ridurre l’esposizione al rischio politico americano e diversificare i propri interlocutori istituzionali.
Londra, in questo senso, non offre solo un mercato. Offre una via d’uscita dalla pressione di Washington.
Fonte: Financial Times


