La scelta di J.D. Vance come potenziale vicepresidente di Donald Trump potrebbe segnalare un nuovo approccio all’antitrust in una futura amministrazione repubblicana.
Il senatore dell’Ohio, recentemente nominato alla Convention Nazionale Repubblicana di Milwaukee, ha infatti espresso pubblicamente apprezzamento per il lavoro di Lina Khan, presidente della Federal Trade Commission (FTC).
Vance fa parte di un gruppo di legislatori repubblicani, soprannominati “Khanservative“, che condividono con Khan una visione più ampia della legge antitrust, che va oltre la mera tutela dei prezzi bassi per i consumatori. “È necessario ripensare il concetto di concorrenza nel mercato”, ha dichiarato Vance durante un evento a Washington lo scorso febbraio.
La sua posizione riflette una tensione all’interno del movimento conservatore. C’è infatti chi vorrebbe ridurre il potere delle agenzie regolatorie e chi, invece, vorrebbe un uso più incisivo delle leggi antitrust, soprattutto nel settore tecnologico. La ragione? Contrastare la presunta censura online da parte delle Big Tech a danno dei conservatori.
Vance è un avvocato laureato a Yale e un venture capitalist che ha lavorato presso lo studio legale Sidley Austin. Ha anche aiutato Trump a raccogliere fondi nella Silicon Valley, con la quale però il rapporto sembra essere turbolento. Vance ha infatti chiesto esplicitamente lo smembramento di Google, definendola “un’azienda tecnologica esplicitamente progressista con un controllo monopolistico sull’informazione”.
La sua scelta si dimostra quindi in linea con la precedente amministrazione Trump, che aveva già avviato indagini antitrust contro Meta, Amazon, Apple e Google. Tuttavia, resta da vedere quale direzione prenderebbe una seconda amministrazione Trump in materia di antitrust. E qui è necessaria una piccola divagazione, necessaria per parlare del Project 2025 della Heritage Foundation.
Cos’è il Project 2025 della Heritage Foundation
Il Project 2025 è un’iniziativa di pianificazione presidenziale articolata in quattro elementi chiave: un manuale strategico per la futura amministrazione; un archivio di potenziali collaboratori simile a LinkedIn; un programma formativo denominato “Accademia dell’Amministrazione Presidenziale” per questi aspiranti; e una tabella di marcia per i primi sei mesi di governo.
L’iniziativa è coordinata da due ex collaboratori di Trump: Paul Dans, già dirigente dell’Ufficio Gestione del Personale, ora direttore del progetto, e Spencer Chretien, ex assistente speciale di Trump, attualmente vice-direttore. Sebbene la Heritage Foundation sia il motore principale, il Project 2025 si avvale di un comitato consultivo che include oltre cento organizzazioni conservatrici.
Il fulcro delle discussioni e delle critiche è un corposo volume di quasi 900 pagine, che delinea una profonda riorganizzazione dell’apparato federale. Intitolato “Mandate for Leadership 2025: The Conservative Promise”, si ispira a un documento analogo del 1981, concepito come guida per l’amministrazione Reagan. Le proposte del piano abbracciano l’intero spettro del potere esecutivo, dallo Studio Ovale al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, fino a enti meno noti come la Export-Import Bank.
Nonostante Trump abbia cercato di prendere le distanze dal Project 2025, definendo alcune proposte “disastrose”, è importante ricordare che la Heritage Foundation aveva elaborato un “Mandato per la leadership” anche nel 2015, prima del suo primo mandato. E che dopo due anni di presidenza, Trump aveva realizzato il 64% delle raccomandazioni, che spaziavano dall’uscita dagli accordi di Parigi sul clima all’aumento delle spese militari, dall’incremento delle trivellazioni offshore allo sfruttamento delle terre federali.

Trump ha cercato di prendere le distanze dal Project 2025 ma nel suo primo mandato ha realizzato il 64% delle raccomandazioni della Heritage Foundation. Foto: Alex Wong/Getty Images
Nel luglio 2020, la Heritage Foundation ha presentato una versione aggiornata del documento all’allora capo di gabinetto della Casa Bianca, Mark Meadows. Molti capitoli portano la firma di figure di spicco dell’amministrazione Trump, come Russ Vought, ex direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio; Chris Miller, ex Segretario alla Difesa; e Roger Severino, ex direttore dell’Ufficio per i Diritti Civili presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani.
Alcune delle proposte del Project 2025 sono state criticate come troppo radicali o potenzialmente dannose per le istituzioni democratiche da parte di oppositori politici. Ad esempio, al suo interno si sta discutendo se utilizzare le leggi antitrust per sostenere cause conservatrici. C’è anche però chi mette in discussione l’esistenza stessa della FTC, il che pare una risposta indiretta all’approccio dell’amministrazione Biden all’antitrust, che è andata oltre le tradizionali considerazioni sui prezzi per concentrarsi su questioni come il lavoro. E che ha suscitato critiche da parte dei gruppi imprenditoriali.
Non bastasse, va ricordato anche che la stessa Camera di Commercio degli Stati Uniti ha recentemente intentato una causa contro il recente divieto della FTC relativo agli accordi di non concorrenza. Il 24 aprile 2024, ha presentato un ricorso contro la FTC contestando il divieto generale di questi accordi, sostenendo che la decisione dell’agenzia rappresenta una presa di potere illegale e un pericoloso precedente per la gestione governativa delle decisioni aziendali. La Camera ha affermato che tali accordi sono storicamente regolati dalle leggi statali e che la FTC non ha l’autorità costituzionale e statutaria per scrivere le proprie regole di concorrenza.
In tutto ciò, Vance ha espresso una visione dell’antitrust che comprende non solo la tutela delle piccole imprese ma anche dei lavoratori e della qualità dei beni di consumo. “Voglio che le persone vivano bene nel nostro paese”, ha affermato, “indipendentemente dal fatto che la minaccia provenga da entità private o pubbliche”.
La posizione di Vance sull’antitrust, combinata con le discussioni in corso all’interno del Project 2025, suggerisce un possibile ripensamento delle politiche economiche repubblicane. Mentre il partito si prepara per le elezioni del 2024, il dibattito su come bilanciare la libertà di mercato con la necessità di regolamentazione promette di essere un tema centrale, con implicazioni di vasta portata per l’economia americana e globale.


