Poco più della metà dei teenager americani, il 54%, dichiara di aver usato un chatbot per farsi aiutare con i compiti. È il dato più alto, insieme alla ricerca di informazioni (57%), che emerge dal rapporto pubblicato dal Pew Research Center su un campione di 1.458 teenager tra i 13 e i 17 anni.
Ma fermarsi qui sarebbe raccontare solo una parte della storia. Il 47% usa i chatbot per divertimento, circa quattro su dieci per riassumere articoli o creare immagini. Un adolescente su cinque li usa per tenersi aggiornato sulle notizie. L’IA, in altre parole, non è più solo uno strumento scolastico: è entrata stabilmente nella vita quotidiana di questa generazione, in modi che le scuole e le famiglie faticano ancora a mappare.
Un dato su tutti rivela quanto il fenomeno sia già strutturale: il 10% degli adolescenti dichiara di svolgere tutti o la maggior parte dei propri compiti con l’aiuto di un chatbot. Il 59% ritiene che nella propria scuola l’IA venga usata regolarmente per copiare e tra chi ha già usato i chatbot per i compiti, questa percentuale sale al 76%.
Il 12% che cambia il quadro
Accanto agli usi produttivi, il rapporto Pew registra qualcosa di diverso. Il 16% degli adolescenti dichiara di usare i chatbot per conversazioni informali; il 12% per ottenere supporto emotivo o consigli.
Sono minoranze ma minoranze significative: parlano di una fascia di giovani che si rivolge a strumenti generici (ChatGPT, Copilot, Character.ai), per bisogni che di solito si portano a un amico, a un genitore, a uno psicologo.
Gli esperti di salute mentale mettono in guardia. “Siamo creature sociali, e c’è il rischio concreto che questi sistemi possano isolare”, ha dichiarato il professor Nick Haber di Stanford, che studia il potenziale terapeutico dei modelli linguistici di grandi dimensioni. “Ci sono molti casi in cui le persone interagiscono con questi strumenti e perdono il contatto con il mondo reale e con le relazioni interpersonali, il che può portare a effetti molto isolanti, se non peggio”.
Non si tratta solo di preoccupazioni teoriche. Character.ai, una delle piattaforme più usate dai teenager, ha scelto di disabilitare l’esperienza di chatbot per gli utenti under 18 dopo le proteste pubbliche e le cause legali seguite al suicidio di due adolescenti, avvenuto dopo lunghe conversazioni con i suoi chatbot.
OpenAI, nel frattempo, ha ritirato una versione del suo modello GPT-4o criticata per essere eccessivamente adulatoria e per aver generato forme di dipendenza emotiva in alcuni utenti.
I teenager e il gap che i genitori non vedono
C’è una distanza misurabile tra ciò che i teenager fanno e ciò che i loro genitori pensano che facciano. Il 64% degli adolescenti dichiara di usare i chatbot; solo il 51% dei genitori ritiene che il proprio figlio lo faccia. Sono tredici punti percentuali di disattenzione, o forse di difficoltà a stare al passo con pratiche che cambiano più velocemente della capacità degli adulti di osservarle.
La forbice si allarga quando si parla di usi emotivi. Il 58% dei genitori non approva che il proprio figlio usi un chatbot per conversare o cercare supporto psicologico. Ma la disapprovazione non equivale a consapevolezza: molti di loro, semplicemente, non sanno che sta già accadendo.
I teenager non sono acritici verso la tecnologia che usano. Alla domanda su come l’IA influenzerà la società nei prossimi vent’anni, il 31% risponde positivamente, il 26% negativamente. Ma quando la domanda riguarda la propria vita personale, l’ottimismo cresce: il 36% prevede un impatto positivo su di sé, e il pessimismo si dimezza. Solo il 15% teme un effetto negativo.
Le preoccupazioni che emergono dalle risposte aperte sono precise. Circa un terzo di chi vede l’IA negativamente cita la dipendenza eccessiva e la perdita di pensiero critico. Un quarto parla di posti di lavoro a rischio. Uno su dieci menziona la disinformazione e la difficoltà di distinguere il reale dal generato. Qualcuno, più di una voce, cita l’impatto ambientale.
“È terribile per l’ambiente e le persone si affidano troppo all’IA”, scrive un teen. “Viene già usata per diffondere propaganda. È difficile capire cosa è reale e cosa è IA online”, scrive un altro. Parole che suonano meno come ingenuità adolescenziale e più come un’analisi che molti adulti dovrebbero fare propria.
Fonte: Pew Research Center


