Il monito degli esperti è chiaro: “il tempo per regolamentare le nuove generazioni di macchine killer dotate di intelligenza artificiale sta per scadere”.
Sembra il preambolo di un film di fantascienza. Oppure il titolo di uno dei tanti quotidiani nazionali che fanno leva sulle paure del lettorato per generare più traffico. In realtà la notizia giunge dal rispettabilissimo Bloomberg, che riporta quanto è stato appena discusso alla Vienna Conference on Autonomous Weapons Systems.
Lì, capi civili, militari e del settore tecnologico provenienti da oltre cento nazioni, hanno discusso del modo in cui le loro economie potranno gestire la fusione dell’IA con le tecnologie militari.
Si tratta di due settori che di recente hanno particolarmente stimolato gli investitori, spingendo le relative valutazioni azionarie a livelli storici. Ma non c’è da stupirsene: le armi autonome sono in rapida diffusione, con impieghi già conclamati sui campi di battaglia in Ucraina e Gaza.
Finora i militari si sono fatti assistere da algoritmi e droni nelle loro strategie. Presto, le decisioni potrebbero essere del tutto delegate alle macchine. “Il momento Oppenheimer della nostra generazione è arrivato“, ha dichiarato Alexander Schallenberg, Ministro degli Esteri austriaco, facendo riferimento a J. Robert Oppenheimer, che partecipò alla creazione della bomba atomica nel 1945 per poi promuovere il controllo sulla diffusione delle armi nucleari.
Il crescente conflitto globale e gli incentivi economici per le aziende che promuovono l’IA complicano ulteriormente la sfida di controllare i robot killer, come evidenziato da Jaan Tallinn, uno dei primi investitori della piattaforma IA di Alphabet, DeepMind. “Gli incentivi della Silicon Valley potrebbero non essere allineati col resto dell’umanità”, ha osservato Tallinn.
A livello globale, i governi stanno collaborando con le aziende che integrano strumenti di IA nella difesa. Il Pentagono sta investendo milioni di dollari in startup di intelligenza artificiale, mentre l’Unione Europea ha recentemente finanziato Thales SA per creare un database di immagini utili a valutare i bersagli sui campi di battaglia.
Una rivelazione di +972 Magazine, testata con base a Tel Aviv, ha riacceso le discussioni quest’ultimo mese: Israele starebbe utilizzando un programma di intelligenza artificiale chiamato “Lavender” per identificare gli obiettivi da assassinare. Il rapporto, contestato da Israele, sottolinea come l’IA abbia avuto un “ruolo centrale negli inauditi bombardamenti sui Palestinesi”.
“È già qui il futuro dei ‘macellai bot'”, rincara Anthony Aguirre, fisico che nel 2017 aveva previsto la traiettoria che avrebbe preso questa tecnologia. “Abbiamo bisogno di un trattato di controllo degli armamenti negoziato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.”
Tuttavia, Alexander Kmentt, principale funzionario austriaco per il disarmo e architetto della conferenza di questa settimana, ha espresso scetticismo sulle soluzioni diplomatiche a breve termine. “Un approccio classico al controllo degli armamenti non funzionerebbe perché non stiamo parlando di un singolo sistema di armi ma di una combinazione di più tecnologie”.
Man mano che la tecnologia diventerà accessibile agli attori non statali (e quindi a chiunque, terroristi inclusi), si renderà necessario redigere nuove regole, come previsto da Arnoldo André Tinoco, Ministro degli Esteri della Costa Rica. “La facile disponibilità di armi autonome elimina le limitazioni che finora hanno assicurato che solo pochi potessero partecipare alla corsa agli armamenti”.
“Ora studenti con una stampante 3D e conoscenze di base di programmazione possono realizzare droni con la capacità di provocare vaste perdite umane. I sistemi di armi autonome hanno cambiato per sempre il concetto di stabilità internazionale”, ha quindi concluso.


