Huawei ha presentato nei giorni scorsi una nuova infrastruttura per l’intelligenza artificiale destinata a far discutere.
Si chiama CloudMatrix 384 Supernode ed è, secondo fonti vicine all’azienda, la risposta cinese più potente mai lanciata per contrastare il dominio tecnologico di Nvidia nel campo dei chip ad alte prestazioni.
Il sistema, già attivo nei data center Huawei della città di Wuhu, nella provincia dell’Anhui, ha raggiunto una potenza di calcolo di 300 petaflops, superando gli 180 petaflops del sistema NVL72 di Nvidia, attualmente uno dei più avanzati al mondo.
Huawei e la battaglia invisibile dei colli di bottiglia
Al centro della sfida non ci sono solo numeri impressionanti ma un tema molto più tecnico e strategico: i colli di bottiglia computazionali, un punto debole poco discusso ma cruciale per il futuro dell’intelligenza artificiale.
Quando i chip non riescono a scambiarsi dati alla velocità necessaria per sostenere modelli linguistici sempre più complessi, l’intero sistema rallenta. È come avere supercomputer potentissimi ma intrappolati in una rete di comunicazione congestionata.
Per questo Nvidia ha sviluppato NVLink, una tecnologia che consente alle sue GPU di “parlarsi” con una velocità elevatissima, funzionando come un’unica entità computazionale.
Huawei non ha semplicemente imitato questo approccio ma sembra piuttosto aver trovato una via alternativa.
Il suo Supernode promette infatti di eliminare i colli di bottiglia offrendo risorse potenziate – in termini di unità di calcolo, memoria, rete e storage – che permettono una gestione più fluida e veloce dell’intero processo di addestramento dei modelli di IA.
Prestazioni da primato e collaborazione con le startup
Il Supernode di Huawei non è rimasto un progetto teorico.
La sua efficacia è già stata già messa alla prova grazie alla collaborazione con la start-up cinese SiliconFlow, che ha adottato la nuova architettura di Huawei per distribuire i modelli DeepSeek-R1 e DeepSeek-V3 attraverso la propria piattaforma SiliconCloud.
L’infrastruttura CloudMatrix 384 ha permesso di raggiungere una velocità di 1.920 token al secondo, mantenendo un’alta accuratezza nella generazione dei risultati. Numeri che avvicinano sensibilmente il sistema ai chip H100 di Nvidia, considerati finora lo standard di riferimento per le applicazioni di inferenza ad alte prestazioni.
La partnership con SiliconFlow è quindi il banco di prova perfetto per dimostrare che l’autonomia tecnologica della Cina non è più solo una dichiarazione d’intenti.
La Cina spinge sull’autonomia tecnologica
In uno scenario segnato dalle tensioni con gli Stati Uniti, il lancio del Supernode rappresenta anche un passo politico verso l’autosufficienza tecnologica. E la spinta non arriva solo da Huawei.
A febbraio, Alibaba ha annunciato un piano triennale da 380 miliardi di yuan (circa 52,4 miliardi di dollari) per potenziare le proprie infrastrutture di calcolo e IA. È il più grande investimento mai effettuato da un’azienda privata cinese nel settore.
Il segnale è allora chiaro: Pechino vuole diventare autonoma nella corsa globale all’intelligenza artificiale, e ha deciso di farlo partendo proprio dalle fondamenta dell’hardware.
E chissà che tra qualche anno, guardandoci indietro, non si veda nelle restrizioni americane proprio la causa scatenante dell’emancipazione tecnologica cinese nell’ambito dell’intelligenza artificiale.


