Aggiornamento
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Huawei in merito alla vicenda: “Huawei ha appreso con grande serietà queste accuse e comunicherà urgentemente con i responsabili delle indagini per comprendere meglio la situazione. Huawei ha una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione o di altri illeciti e si impegna a rispettare sempre tutte le leggi e i regolamenti applicabili”.
Neanche il tempo di riportare il grido d’allarme di Dario Amodei di Anthropic, che ecco la polizia belga arrestare diversi sospettati nell’ambito di un’indagine per corruzione che scuote nuovamente il Parlamento Europeo.
Secondo fonti investigative, riportate da Associated Press, alcuni lobbisti di Huawei avrebbero pagato parlamentari ed ex parlamentari per influenzare le decisioni politiche a favore del colosso cinese delle telecomunicazioni.
L’operazione ha coinvolto circa 100 agenti della polizia federale, che hanno effettuato 21 perquisizioni tra Bruxelles, le regioni delle Fiandre e della Vallonia, e il Portogallo.
L’ufficio del procuratore federale ha confermato che i reati contestati includono corruzione, falsificazione di documenti e riciclaggio di denaro. “I reati sarebbero stati commessi da un’organizzazione criminale”, hanno dichiarato le autorità.
Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato numerosi documenti e oggetti ritenuti rilevanti per le indagini.
Huawei e l’accusa di corruzione
L’indagine punta il dito su alcuni lobbisti legati a Huawei, accusati di aver offerto compensi e regali di lusso in cambio di influenze sulle politiche europee.
Uno dei principali indagati è Valerio Ottati, lobbista belga-italiano di 41 anni e attuale direttore degli Affari Pubblici dell’UE per Huawei.
Prima di entrare in azienda nel 2019, Ottati aveva lavorato come assistente parlamentare per due eurodeputati italiani, entrambi membri di un gruppo che si occupava di politica cinese.
Secondo gli investigatori, la presunta corruzione si sarebbe protratta dal 2021 fino ad oggi, attraverso pagamenti mascherati da spese aziendali e regali come cene, viaggi e inviti a eventi sportivi.
Secondo il codice etico del Parlamento Europeo, qualsiasi regalo di valore superiore a 150 euro deve essere dichiarato pubblicamente.
Le indagini ipotizzano che tali transazioni siano avvenute in modo occulto, con il sospetto che parte dei fondi sia stata destinata a terze parti.
Reazioni istituzionali e il nodo sicurezza
Il Parlamento Europeo ha dichiarato di essere a conoscenza dell’indagine e ha assicurato la massima collaborazione con le autorità.
La Commissione Europea, pur non commentando direttamente l’inchiesta, ha ribadito le preoccupazioni sulla sicurezza delle reti 5G e il ruolo di Huawei.
“Huawei rappresenta un rischio significativamente maggiore rispetto ad altri fornitori di 5G”, ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea, invitando gli Stati membri ad accelerare le decisioni per limitare o escludere Huawei dalle reti di nuova generazione.
L’azienda cinese, da anni nel mirino di Washington e di diversi governi europei, ha sempre respinto le accuse di essere un veicolo di spionaggio per Pechino.
Nel frattempo, negli uffici di Huawei a Bruxelles, il personale ha spento le luci per evitare che venissero scattate fotografie dall’esterno.
Un nuovo terremoto per il Parlamento Europeo
Lo scandalo arriva a meno di tre anni dal Qatargate, il caso di corruzione che nel 2022 ha travolto l’Europarlamento, con accuse a funzionari qatarioti di aver pagato esponenti politici per attenuare le critiche sulle condizioni dei lavoratori prima della Coppa del Mondo.
Il nuovo scandalo rischia di minare ulteriormente la credibilità dell’istituzione, già alle prese con le polemiche sul rispetto dello stato di diritto in alcuni Stati membri.
Il caso Huawei si aggiunge infatti alle indagini sulla corruzione in Ungheria, che hanno già sollevato dubbi sull’integrità del Parlamento Europeo.
Le indagini sono ancora in corso, mentre il Parlamento dovrà presto decidere sulla revoca dell’immunità per due eurodeputati coinvolti nella vicenda.


