Le installazioni di DuckDuckGo negli Stati Uniti sono cresciute del 18% settimana su settimana nella settimana tra il 20 e il 25 maggio. Su iPhone la crescita media ha toccato il 33%. La pagina senza IA del motore (noai.duckduckgo.com), ha registrato addirittura un aumento del 22,7% nello stesso periodo.
Attenzione, non un picco isolato: la crescita si è mantenuta per sei giorni consecutivi e ha accelerato anche durante il Memorial Day, quando il traffico online di solito cala.
La coincidenza temporale è difficile da ignorare e tutto è cominciato con il Google I/O del 20 maggio.
Cos’è DuckDuckGo
DuckDuckGo è un motore di ricerca americano fondato nel 2008, costruito attorno a un principio semplice: non tracciare gli utenti, non profilare, non conservare le cronologie di ricerca.
Per anni è rimasto una scelta di nicchia, e tuttora vale ncora solo il 2% del mercato della ricerca negli Stati Uniti. Ma ha costruito una base di utenti fedele, spesso composta da persone che diffidano del modello di Google basato sulla raccolta dati.
Il suo posizionamento non è anti-tecnologico. DuckDuckGo ha sviluppato anche propri strumenti di IA (incluso Duck.ai, che dà accesso a diversi modelli, anche in questo caso anonimizzando i dati degli utenti) ma li propone come opzione, non come impostazione predefinita.
Cos’ha fatto Google
Come abbiamo vamo raccontato settimana scorsa, al Google I/O l’azienda ha presentato quello che ha definito “il più grande aggiornamento alla casella di ricerca degli ultimi 25 anni”.
I tradizionali link blu vengono progressivamente sostituiti da agenti informativi che rispondono alle domande, eseguono compiti e generano interfacce interattive al volo. L’IA non è più una funzione aggiuntiva della ricerca: è diventata la ricerca.
Il cambiamento è già in corso: la nuova casella è partita il giorno stesso dell’annuncio negli Stati Uniti e nei mercati dove AI Mode era già attivo. Nessun opt-out previsto.
Perché la reazione conta
“Google sta imboccando l’IA senza possibilità di rinunciare,” ha dichiarato Gabriel Weinberg, CEO di DuckDuckGo. “Di conseguenza, i loro risultati stanno peggiorando, non migliorando”. La critica non viene da chi rifiuta l’IA in quanto tale. Viene da chi non vuole che la propria esperienza di ricerca venga riscritta senza chiedere il permesso.
Il dato più eloquente in questo senso non sono le installazioni dell’app, ma la crescita delle visite a noai.duckduckgo.com. Questa pagina disattiva per impostazione predefinita tutte le funzioni di IA quali risposte generate, immagini sintetiche, suggerimenti automatici. È una scelta attiva, non passiva.
E vale anche la pensa fare una nota geografica: la crescita di DuckDuckGo è molto più marcata negli USA che nel resto del mondo. L’annuncio di Google era globale ma il contraccolpo è prevalentemente americano, dove il rollout delle nuove funzionalità è già partito.
Il posizionamento di DuckDuckGo
DuckDuckGo non sta giocando la carta del “no all’IA”. Sta giocando quella della scelta. Duck.ai esiste, funziona ed è gratuito. Search Assist, l’equivalente delle AI Overviews di Google, è tra le funzioni più usate sulla piattaforma, insieme al filtro che rimuove dai risultati le immagini generate dall’IA.
Sono funzioni opposte per logica ed entrambe popolari: gli utenti non vogliono meno tecnologia, vogliono decidere quanta tecnologia vogliono. “Le persone vogliono semplicemente poter scegliere,” ha infatti detto Kamyl Bazbaz, responsabile delle comunicazioni di DuckDuckGo.
Il problema è che partire dal 2% rende ogni percentuale di crescita più facile da ottenere, e meno decisiva nel quadro complessivo. DuckDuckGo raccoglie un segnale reale ma non sta (ancora) cambiando gli equilibri del mercato.
Fonti: TechCrunch, 9to5mac


