Find: la piattaforma giapponese che ritrova gli oggetti grazie all’IA

by | 25 Mag 2025 | IA

Illustrazione: CHatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

In Giappone, l’intelligenza artificiale ha iniziato ad avere un ruolo fondamentale anche in un ambito apparentemente semplice eppure essenziale per milioni di persone: la restituzione degli oggetti smarriti.

Un’innovativa piattaforma digitale, basata su sistemi di machine learning, sta infatti rivoluzionando la gestione del “lost and found” nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e perfino negli uffici di polizia.

L’obiettivo è semplificare e velocizzare un processo che fino a ieri era frammentato e dispendioso, ma che oggi diventa intelligente, efficiente e persino multilingue.

La piattaforma si chiama Find, è stata sviluppata da un’azienda con sede a Tokyo e, da quando è stata lanciata nel 2023, è stata adottata da circa 30 organizzazioni giapponesi, tra cui la polizia metropolitana di Tokyo e l’aeroporto di Haneda.

In meno di due anni, ha gestito circa 1,5 milioni di oggetti smarriti e ha già contribuito a restituirne oltre 480.000. Un risultato che segna un netto salto di qualità rispetto ai metodi tradizionali.

Dall’Excel all’IA: il caso Yurikamome

Uno degli esempi più emblematici dell’impatto di Find è quello di Yurikamome, il servizio di monorotaia automatizzata che collega alcune aree centrali e costiere di Tokyo.

L’azienda gestisce ogni anno circa 15.000 oggetti smarriti e, prima dell’introduzione della nuova piattaforma, si affidava a fogli Excel per catalogarli. Un metodo evidentemente poco efficiente, che rendeva le ricerche lente e difficoltose, soprattutto per i passeggeri stranieri o occasionali.

Foto: finds.co.jp

Dopo aver adottato il sistema basato su IA nel luglio 2024, il numero di richieste di informazioni è diminuito vistosamente, segno che l’incrocio tra i dati forniti dagli utenti e quelli raccolti dagli operatori è diventato più preciso e rapido.

Il vero valore aggiunto, però, è rappresentato dall’intelligenza del sistema: basta una descrizione approssimativa dell’oggetto smarrito, oppure la scelta di una foto simile a quella reale, per attivare un processo di identificazione automatica. Il software propone una lista di possibili corrispondenze ordinate per probabilità, riducendo drasticamente i tempi di attesa.

Come funziona Find

Il funzionamento di Find è semplice per l’utente, e neppure troppo complesso sul piano tecnico. Quando un oggetto viene ritrovato e consegnato a una stazione o a un ufficio, gli addetti lo fotografano utilizzando un tablet. Il sistema registra automaticamente colore, forma e altri tratti distintivi, archiviando queste informazioni in un database insieme alle immagini.

Successivamente, il proprietario può inviare una segnalazione tramite app di messaggistica come Line, inserendo dettagli su dove e quando ha perso l’oggetto, una descrizione sommaria e, se possibile, una foto. Anche in assenza di immagine, il sistema è in grado di proporre opzioni coerenti e suggerisce dove recarsi per ritirare quanto smarrito.

A rendere tutto ancora più efficace è l’adozione della piattaforma in modo integrato da più strutture pubbliche e private, che condividono lo stesso database.

In questo modo si evita il paradosso, tipico dei sistemi precedenti, per cui era necessario contattare singolarmente ogni punto di raccolta per ottenere informazioni. Ora è il sistema stesso a svolgere il lavoro di ricerca e incrocio delle informazioni, con una velocità e una precisione che prima erano impensabili.

Una rete in crescita

La diffusione della piattaforma Find non è più un esperimento ma un’applicazione dell’I in via di consolidamento. Tra le realtà che l’hanno adottata ci sono anche l’ufficio dei trasporti di Sapporo, la polizia della prefettura di Oita e varie stazioni ferroviarie del Giappone centrale.

Il numero di strutture coinvolte ha superato quota 2.300, con un tasso di restituzione in crescita: la compagnia ferroviaria Keio, ad esempio, è passata da meno del 10% a oltre il 30% di oggetti riconsegnati ai legittimi proprietari.

Il chief operating officer di Find, Ryu Wada, ha dichiarato che “fino ad ora, chi perdeva qualcosa era costretto a fare decine di telefonate per sperare di ritrovare i propri effetti personali. Ora, con l’estensione di questa piattaforma, il recupero degli oggetti smarriti sta diventando un processo semplice, centralizzato e basato su una rete capillare di dati condivisi”.

Se oggi perdere un ombrello, un portafoglio o uno smartphone in una stazione giapponese non è più sinonimo di rassegnazione, lo si deve a un’idea semplice quanto efficace: usare l’intelligenza artificiale non per stupire ma per restituirci quello che pensavamo perduto.

 

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