L’idea suona come uscita da un film di fantascienza ma Baidu ci crede davvero. La big tech cinese ha depositato una richiesta di brevetto per una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale capace di “tradurre” i versi degli animali nel linguaggio umano.
La domanda è stata presentata a dicembre ma resa pubblica solo nei giorni scorsi dall’agenzia cinese per la proprietà intellettuale. Non è però stata ancora accolta: il processo potrebbe richiedere da uno a cinque anni. Ma rivela comunque un’idea tanto ambiziosa quanto affascinante.
Baidu: dati biometrici, reti neurali e linguaggio naturale
Il sistema immaginato da Baidu si fonda su diverse branche dell’intelligenza artificiale: apprendimento automatico, deep learning e natural language processing.
La procedura prevede la raccolta di molteplici dati da un animale bersaglio — vocalizzi, postura, comportamento, segnali biologici — per poi identificarne lo stato emotivo. A quel punto, la “traduzione” avviene in una lingua target, come se si trattasse di un interprete emotivo tra specie diverse.
Il machine learning entra in gioco nella fase di addestramento, aiutando il sistema a individuare correlazioni tra dati e stati emotivi.
Il deep learning, con le sue reti neurali, si concentra sull’analisi delle caratteristiche sonore e motorie, mentre il natural language processing traduce l’output in una forma linguistica comprensibile all’uomo.
E se il sistema si imbatte in un suono mai sentito prima? Allora interviene un’etichettatura manuale da parte del team di sviluppo, che aggiorna il dataset e affina i parametri del modello.
Dall’esperimento giapponese alle app cinesi
Non è la prima volta che qualcuno prova a interpretare la voce degli animali.
Già nel 2001, la giapponese Takara aveva lanciato Bowlingual, un dispositivo in grado di “tradurre” l’abbaiare dei cani. Il prodotto fu celebrato da Time tra le migliori invenzioni del 2002 e seguito da una versione per gatti, Meowlingual.
In tempi più recenti, un laboratorio scandinavo aveva provato a creare un sistema simile — No More Woof — tramite crowdfunding, ma il progetto si è arenato per mancanza di fondi.
Oggi, sugli store digitali cinesi esistono decine di app che promettono di interpretare i versi di cani, gatti e persino pappagalli.
Ma Baidu, nel suo brevetto, critica questi strumenti: si basano solo su impronte vocali o espressioni facciali, quindi su una singola fonte informativa, risultando inadeguati a cogliere la complessità delle emozioni animali.
Il colosso cinese al momento non ha chiarito se la tecnologia porterà a un prodotto vero e proprio, come un’app, un dispositivo o magari un assistente vocale per animali domestici.
Si limita a dire che il progetto è ancora in fase di ricerca e sviluppo, e che rientra nella strategia di esplorare nuovi casi d’uso per l’intelligenza artificiale. Noi, però, ci auguriamo che un giorno tutto ciò diventi realtà.


