Libri inventati e citazioni fasulle: il Chicago Sun-Times scivola sull’IA

da | 21 Mag 2025 | IA

Illustrazione: Chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

Nel tentativo di offrire ai lettori una guida estiva ricca e coinvolgente, il Chicago Sun-Times ha finito per inciampare in un clamoroso caso editoriale che solleva interrogativi sulla qualità e l’affidabilità dei contenuti giornalistici nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

In un inserto speciale, pubblicato il 18 maggio con consigli per l’estate, hanno trovato spazio libri inesistenti, autori fasulli e citazioni inventate, alcuni dei quali generati da IA. Un errore che il quotidiano ha ammesso, puntando il dito contro un fornitore di contenuti esterni.

Consigli immaginari

Tra le pagine dedicate alle letture da mettere in valigia, accanto a titoli autentici come Call Me By Your Name di André Aciman, comparivano volumi completamente inventati ma attribuiti ad autori reali.

È il caso di Min Jin Lee, nota per Pachinko, alla quale viene associato un fittizio Nightshade Market, descritto come “una storia avvincente ambientata nell’economia sommersa di Seul”. Allo stesso modo, la scrittrice di Chicago Rebecca Makkai viene indicata come autrice di Boiling Point, un libro che in realtà non esiste, e che l’articolo descrive come il racconto di una climatologa in crisi con la figlia adolescente.

La segnalazione dell’anomalia è arrivata da diversi lettori, e il giornale ha ammesso pubblicamente l’errore in un post su Bluesky, spiegando che quel contenuto non era stato creato né approvato dalla redazione.

We are looking into how this made it into print as we speak. It is not editorial content and was not created by, or approved by, the Sun-Times newsroom. We value your trust in our reporting and take this very seriously. More info will be provided soon.

— Chicago Sun-Times (@chicago.suntimes.com) 20 maggio 2025 alle ore 16:19

Il Sun-Times ha chiarito che l’inserto era stato “concesso in licenza da un partner nazionale di contenuti”, identificato successivamente da 404 Media come Hearst, uno dei più grandi conglomerati editoriali degli Stati Uniti.

Il mistero di Marco Buscaglia

A firmare alcuni dei pezzi è stato Marco Buscaglia, autore il cui nome è comparso anche su altri articoli dell’inserto, come quello dedicato alla “cultura dell’amaca” in America.

Proprio in quell’articolo, sono apparsi numerosi riferimenti ad esperti ed enti apparentemente inesistenti. Tra questi, un’ipotetica “analisi di mercato del settore outdoor” firmata da Eagles Nest Outfitters, che non risulta consultabile online, e la citazione di una certa “dott.ssa Jennifer Campos, docente di studi sul tempo libero all’Università del Colorado”, figura che non risulta presente in alcun database accademico.

Buscaglia ha detto a 404 Media di usare talvolta l’IA “come supporto per ricerche preliminari”, assicurando però di controllare sempre il materiale. “Questa volta non l’ho fatto e non riesco a credere di essermelo lasciato sfuggire, perché era ovvio. Nessuna scusa”, ha detto. “È totalmente colpa mia e mi sento completamente imbarazzato”.

Anche l’autrice Brianna Madia, realmente esistente, viene chiamata in causa per un articolo su Outside Magazine che, però, sembra non essere mai stato pubblicato.

A peggiorare la situazione c’è un altro pezzo senza firma dedicato alle tendenze alimentari dell’estate, che cita una “dott.ssa Catherine Furst, antropologa del cibo alla Cornell University”, anche lei irreperibile, e attribuisce una frase mai detta a Padma Lakshmi, conduttrice e scrittrice televisiva.

Il giornalismo nell’era dell’IA

Il caso ha richiamato l’attenzione su una dinamica sempre più diffusa, ossia la coesistenza, spesso poco trasparente, tra contenuti redazionali veri e materiali generati da terze parti, talvolta tramite intelligenza artificiale.

È quanto già accaduto in episodi recenti che hanno coinvolto Gannett e Sports Illustrated, entrambi colti a pubblicare articoli firmati da autori che non esistono, frutto del lavoro di agenzie di content marketing.

Il Sun-Times, per arginare il danno, ha annunciato la rimozione dell’intero inserto dalle edizioni digitali e l’immediata revisione delle policy editoriali, affinché i contenuti concessi in licenza da terze parti siano più chiaramente etichettati e conformi agli standard del quotidiano.

Resta però aperta una questione cruciale: in un contesto editoriale in cui l’IA può generare interi articoli con apparente verosimiglianza, chi è responsabile di garantire l’affidabilità delle fonti? E fino a che punto i lettori possono ancora fidarsi di ciò che leggono, quando la linea tra giornalismo e contenuto automatizzato diventa sempre più sottile?

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