Oggi Apple ha chiuso la giornata davanti a Nvidia, riprendendosi il titolo di azienda più capitalizzata al mondo, un primato che non deteneva dall’aprile del 2025.
Il distacco è minimo, 4,88 trilioni di dollari (circa 4,3 trilioni di euro) contro i 4,86 del produttore di chip, sceso del 3,5% in una sola seduta. Ma il segnale che arriva da Wall Street va oltre i decimali.
Per quasi un anno la classifica delle capitalizzazioni ha avuto un solo nome in cima, quello di Nvidia, simbolo perfetto del boom dell’IA e dei suoi profitti. Adesso gli investitori allargano lo sguardo oltre il beneficiario più ovvio della corsa, e riscoprono un’azienda che fino a ieri consideravano attardata proprio su quel fronte.
Il modello che Wall Street ora premia
Apple era l’inseguitrice. Non costruiva modelli propri, non annunciava spese faraoniche in data center, e per questo veniva trattata come una comparsa nella gara dell’intelligenza artificiale. Il giudizio però ora si è capovolto. “Apple era vista come un’inseguitrice nella corsa all’IA perché non spendeva per sviluppare modelli, ma ora l’umore è cambiato”, osserva Toni Meadows, responsabile degli investimenti di BRI Wealth Management.
La ragione è nel bilancio. Mentre i grandi gruppi del cloud bruciano quote enormi dei ricavi in infrastrutture, Cupertino resta leggera e conta di trasformare l’IA in denaro attraverso i servizi, la fidelizzazione ai suoi dispositivi e il ricambio dell’hardware. “La rivalutazione riflette fiducia nella tenuta degli utili, più che nel potenziale speculativo dell’IA”, aggiunge Meadows.
Resta la scommessa sul prodotto. Il mese scorso Apple ha lanciato la revisione di Siri rimandata a lungo, con l’obiettivo di colmare il divario con i rivali dei Big Tech e le startup più giovani.
E il vero tesoro, dicono diversi analisti, sono i dati personali che vivono dentro ogni iPhone e che potrebbero rendere l’assistente davvero utile. Il problema è che quei dati restano chiusi nei sistemi operativi in nome della privacy: per monetizzarli, Apple dovrebbe prima trovare il modo di aprirli senza tradire la promessa su cui ha costruito la propria reputazione.
Il nervosismo sotto la corsa dei chip
Il sorpasso non riscrive i rapporti di forza. A ottobre Nvidia era stata la prima società al mondo a superare i 5 trilioni di dollari (circa 4,4 trilioni di euro), un livello che nessun concorrente aveva mai sfiorato, e i suoi processori grafici continuano ad alimentare gran parte dell’IA generativa. Se l’umore dei mercati dovesse cambiare, può riprendersi la vetta in fretta.
“Non vedo alcuna distinzione rilevante. È probabile che Nvidia sarà un attore di primo piano in qualunque scenario si aprirà d’ora in avanti”, taglia corto Benjamin Hall, di Segal Marco Advisors.
A pesare è piuttosto il ripensamento sull’intera scommessa. A luglio la corsa dei semiconduttori ha incontrato le prime turbolenze serie: l’indice Philadelphia SE Semiconductor è arretrato di quasi il 19% dai massimi storici, mentre il mercato si interroga su quanto a lungo reggerà la spesa in IA.
Un dubbio che abbiamo già raccontato quando Wall Street ha punito i colossali piani di investimento di Google, nonostante conti da record.
I nuovi vincitori arrivano dalla memoria
L’entusiasmo, intanto, si sposta. I titoli premiati quest’anno sono i produttori di chip di memoria, il tassello meno appariscente e sempre più decisivo delle infrastrutture per l’IA.
Micron ha superato a maggio i mille miliardi di dollari (circa 870 miliardi di euro) di valore, e la sudcoreana SK Hynix si è quotata al Nasdaq all’inizio del mese, portando un altro nome sul tavolo degli investitori.
“I nuovi arrivati sul mercato potrebbero distribuire l’attenzione, spostandola dai soli nomi delle Magnificent Seven verso un numero più ampio di titoli”, nota ancora Hall.
La concentrazione che ha dominato gli ultimi due anni comincia a incrinarsi, e con essa l’idea che il valore dell’IA passi solo dai processori grafici.
Apple alla vigilia del cambio di guida
Il primato arriva in un momento delicato per Apple. Dal primo settembre Tim Cook lascerà l’incarico di amministratore delegato per diventare presidente esecutivo, cedendo la guida operativa a John Ternus, veterano dell’hardware.
Il ritorno in cima corona così gli ultimi mesi della gestione Cook e consegna al successore un’azienda di nuovo davanti a tutte.
Il conto, però, non è ancora chiuso. Per assorbire i costi in aumento Apple ha ritoccato i listini, una mossa che rischia di raffreddare la domanda proprio mentre punta a vendere più dispositivi grazie all’IA.
La vetta poggia allora su un equilibrio che il mercato osserverà da vicino.
Fonte: Reuters


