Anthropic sospende l’account del fondatore di OpenClaw

by | 11 Apr 2026 | IA

Peter Steinberger, fondatore di OpenClaw. | Foto: Web Reactiva
Riassunto IA
  • Anthropic ha sospeso e poi ripristinato in poche ore l’account di Peter Steinberger, creatore di OpenClaw, dopo che il post sulla sospensione era diventato virale su X.
  • La vicenda si inserisce nel cambio tariffario di Anthropic che esclude OpenClaw dagli abbonamenti flat: una mossa che risponde a pressioni reali sul compute ma che Steinberger legge anche come strategia anticoncorrenziale a favore del proprio agente Cowork.
  • Steinberger, ora in OpenAI, ha dichiarato di star lavorando per ridurre la dipendenza degli utenti OpenClaw dai modelli Anthropic, un segnale che la disputa sugli agenti open source è destinata ad allargarsi.
Tempo di lettura: 3 minuti

Venerdì mattina Peter Steinberger pubblica su X la foto di un messaggio di Anthropic: il suo account è stato sospeso per attività “sospette”. Poche ore dopo il post diventa virale. Qualche ora ancora, e l’account viene ripristinato. Tra le centinaia di commenti compare quello di un ingegnere di Anthropic, che precisa che l’azienda non ha mai bannato nessuno per l’utilizzo di OpenClaw e si offre di aiutare.

La vicenda sarebbe già chiusa, se non fosse per quello che racconta. Steinberger non è uno sviluppatore qualunque: è il creatore di OpenClaw, l’infrastruttura agentica open source su cui si appoggiano migliaia di utenti e applicazioni, tra cui Moltbook. Ed è da poco dipendente di OpenAI, il principale rivale di Anthropic. Un dettaglio che nei commenti ha alimentato ogni tipo di lettura, compresa quella cospirazionista.

Steinberger ha chiarito la sua posizione: usa Claude esclusivamente per i test, per verificare che gli aggiornamenti di OpenClaw non rompano nulla per gli utenti che scelgono i modelli Anthropic. “Bisogna separare due cose”, ha scritto. “Il mio lavoro alla OpenClaw Foundation, dove vogliamo che OpenClaw funzioni bene con qualsiasi fornitore di modelli, e il mio lavoro in OpenAI per aiutarli con la strategia dei prodotti futuri.”

OpenClaw e il problema del compute

Il ban è arrivato in un momento già teso. La settimana prima, Anthropic aveva annunciato che gli abbonamenti a Claude non avrebbero più coperto l’utilizzo tramite strumenti di terze parti, incluso OpenClaw. Chi vuole usare OpenClaw con i modelli Anthropic deve farlo tramite API, pagando in base al consumo. Una modifica che in rete è stata subito ribattezzata “claw tax”.

La spiegazione ufficiale di Anthropic è tecnica: gli abbonamenti non erano stati progettati per gestire i “pattern di utilizzo” dei claw. Ed è una spiegazione che merita attenzione, perché poggia su un problema reale. I claw sono carichi agentici pesanti: eseguono cicli di ragionamento continui, ritentano automaticamente i compiti, si integrano con decine di strumenti esterni. Consumano molto più compute di un prompt standard.

Anthropic non è in una posizione di abbondanza infrastrutturale. Come abbiamo raccontato ieri, nel 2025 disponeva di circa 1,4 gigawatt di capacità di calcolo, contro gli 1,9 di OpenAI. Mythos, il suo modello più avanzato, è stato distribuito solo a partner selezionati e OpenAI non ha perso l’occasione di suggerire, con una nota agli investitori, che quella distribuzione limitata non sia una scelta strategica ma una necessità.

Gli impegni da 50 miliardi per nuovi data center negli Stati Uniti e l’accordo con Broadcom e Google per 3,5 gigawatt aggiuntivi sono reali, ma i tempi di realizzazione arrivano al 2027. Nel frattempo, la pressione sul compute c’è e la “claw tax” può essere letta, almeno in parte, come una risposta a questa pressione: razionare l’accesso ai carichi più esigenti quando la capacità è ancora limitata.

La tesi di Steinberger

Steinberger non nega il problema tecnico ma non accetta che sia l’unica spiegazione. Dopo l’annuncio della modifica tariffaria aveva scritto: “Come sono divertenti le coincidenze: prima copiano alcune funzionalità popolari nel loro strumento chiuso, poi escludono l’open source.”

Il riferimento implicito è a Claude Dispatch, la funzionalità dell’agente Cowork di Anthropic che consente di controllare gli agenti da remoto e assegnare loro compiti, lanciata un paio di settimane prima del cambio tariffario su OpenClaw.

È un’accusa di comportamento anticoncorrenziale formulata in modo obliquo. E non è necessariamente in contraddizione con la lettura infrastrutturale: una piattaforma può razionare le risorse e farlo in modo selettivo, favorendo il proprio agente a scapito di quelli concorrenti. Le due cose non si escludono.

Sul piano personale, Steinberger ha aggiunto un dettaglio non di poco conto: quando qualcuno gli ha fatto notare che avrebbe potuto scegliere Anthropic invece di OpenAI, ha risposto: “Uno mi ha accolto, l’altro mi ha mandato minacce legali”. Non ha fornito dettagli, e la circostanza non è verificabile da fonti indipendenti. Va presa come tale: una dichiarazione unilaterale, in un contesto già carico.

La partita che si gioca altrove

C’è un dato che emerge dai commenti al post di Steinberger e che vale la pena non sottovalutare. Più persone gli hanno fatto notare che Claude rimane il modello preferito dalla maggioranza degli utenti di OpenClaw, più di ChatGPT. Quando qualcuno gliel’ha ricordato dopo il cambio tariffario di Anthropic, ha risposto: “Ci sto lavorando”. È una frase breve ma nel contesto del suo ruolo in OpenAI (“aiutarli con la strategia dei prodotti futuri”), dice molto.

Ridurre la dipendenza della base utenti di OpenClaw dai modelli Anthropic sembra essere parte del suo mandato. La sospensione dell’account, il ban poi revocato, la “claw tax”, sono episodi separati che raccontano la stessa storia.

L’ecosistema agentico open source è diventato un campo di battaglia e chi controlla l’infrastruttura su cui girano gli agenti controlla, nei fatti, molto di più.

Fonte: TechCrunch

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