Ieri Anthropic ha comunicato di aver presentato in via riservata la documentazione alla Securities and Exchange Commission statunitense, avviando formalmente il processo che potrebbe portarla a quotarsi in borsa entro pochi mesi.
La società, che come avevamo raccontato giovedì scorso ha appena chiuso un round da 65 miliardi di dollari con una valutazione di 965 miliardi, punta ora a superare la soglia del trilione nel momento in cui i mercati pubblici fisseranno il prezzo delle sue azioni. Non è ancora stato fissato un obiettivo di prezzo, ma gli investitori già presenti nel capitale si aspettano che la quotazione superi quella soglia.
Il deposito riservato alla SEC è una pratica comune tra le grandi aziende tecnologiche statunitensi: consente di avviare l’iter regolatorio tenendo fuori dal dominio pubblico i dati finanziari più sensibili, e di rinunciare all’operazione senza clamori in caso di condizioni di mercato sfavorevoli.
Anthropic stessa ha precisato che l’offerta pubblica “dipenderà dalle condizioni di mercato e da altri fattori.”
Una gara a tre
Anthropic non è sola nella corsa a Wall Street. OpenAI, valutata 852 miliardi di dollari, si prepara a depositare la propria documentazione a breve. SpaceX ha già pubblicato il prospetto per la sua IPO il mese scorso, puntando a una quotazione che la valuti 1,75 trilioni.
Tre tra le aziende private più grandi al mondo puntano ai mercati pubblici nello stesso arco di tempo, in quella che si candida a essere la stagione di quotazioni più densa e impegnativa della storia recente della finanza tecnologica.
OpenAI, Anthropic e xAI di Elon Musk (che si è recentemente fusa con SpaceX) hanno assorbito centinaia di miliardi di dollari di capitale privato negli ultimi anni, utilizzandoli quasi interamente per finanziare infrastrutture di calcolo e addestramento dei modelli.
Gli investitori privati che hanno sostenuto questa crescita cercano ora una via d’uscita, o almeno una valorizzazione pubblica che consolidi i loro ritorni. La borsa è il passaggio obbligato.
I numeri dietro la valutazione di Anthropic
La traiettoria di Anthropic è, nei fatti, senza precedenti. Quindici mesi fa, a marzo 2025, la società valeva circa 60 miliardi di dollari. Oggi ne vale quindici volte di più. Come abbiamo più volte scritto, il motore di questa crescita è il mercato aziendale: contratti pluriennali con grandi organizzazioni, sviluppatori di software, settori ad alta intensità di dati.
I ricavi annualizzati, ossia la proiezione su base annua delle performance più recenti, hanno superato 47 miliardi di dollari a maggio, con una crescita di oltre cinque volte dall’inizio dell’anno.
Sul fronte delle infrastrutture, Anthropic ha stretto accordi a lungo termine con Google, Amazon e altri grandi fornitori di capacità di calcolo, il cui valore complessivo potrebbe raggiungere centinaia di miliardi.
Il mese scorso ha anche siglato un contratto per l’accesso a due campus di data center di SpaceX, per un valore di 15 miliardi di dollari all’anno per la società missilistica. È una cifra che dice molto sulle dimensioni della spesa necessaria per restare alla frontiera dell’IA.
Il vero test
Gli investitori privati operano con logiche diverse da quelle del mercato pubblico. Un fondo di venture capital può sostenere una valutazione basata su proiezioni di crescita a cinque o dieci anni, su scommesse strategiche, su aspettative difficili da falsificare nel breve periodo.
Un azionista retail o un fondo istituzionale quotato non ha lo stesso margine di tolleranza: vuole trimestri, margini, una traiettoria verificabile verso la redditività.
Anthropic, come OpenAI e come le altre grandi società di IA, brucia ancora enormi quantità di liquidità. I costi di infrastruttura, energia e ricerca crescono insieme ai ricavi, e nessuno di questi attori ha ancora dimostrato di saper generare profitti su larga scala. La quotazione in borsa non cambierà questa realtà, la renderà semplicemente visibile ogni tre mesi, sotto forma di risultati trimestrali.
La domanda cui Wall Street dovrà rispondere non è quanto vale Anthropic oggi, ma quanto è disposta a pagare per quello che potrebbe diventare. Con tre IPO trilionarie in arrivo nello stesso periodo, la risposta avrà conseguenze che vanno ben oltre le singole società.
Fonte: Wall Street Journal


