Amazon scommette sui robot: presto busseranno alla nostra porta

by | 7 Giu 2025 | Tecnologia, IA

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel cuore della California, tra percorsi a ostacoli e furgoni elettrici, Amazon sta dando forma a un futuro che finora era rimasto confinato nella fantascienza.

Il colosso dell’e-commerce, il cui valore di mercato supera ormai i 2.000 miliardi di euro, ha infatti allestito un vero e proprio “parco per umanoidi” a San Francisco, un’area pensata per testare robot umanoidi in grado di effettuare consegne a domicilio.

Il problema dell’ultimo miglio

Secondo quanto riportato da The Information, si tratta di un progetto ancora in fase sperimentale, ma che riflette con chiarezza la visione di Amazon: automatizzare il cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero la fase finale (nonché la più costosa) della logistica.

I robot, sviluppati su hardware fornito da aziende partner e controllati da software di intelligenza artificiale progettati da Amazon stessa, dovranno affrontare situazioni simili a quelle reali, muovendosi tra porte, vialetti e ostacoli domestici.

Lo scenario immaginato è quello di un robot che, nascosto nel retro di un furgone Rivian, “salta fuori” per portare il pacco fino alla porta del cliente. L’azienda possiede già oltre 20.000 di questi furgoni elettrici in circolazione negli Stati Uniti e punta ad arrivare a 100.000 entro il 2030.

Uno di questi veicoli è già stato posizionato all’interno del nuovo parco test per simulare il ciclo completo di una consegna automatizzata.

Amazon non è la prima

Ma i robot umanoidi non sono una novità assoluta per Amazon. L’azienda ha già collaborato con Agility Robotics, la startup statunitense che ha realizzato Digit, un robot bipede progettato per lavorare fianco a fianco con gli operatori nei magazzini.

“Il nostro obiettivo non è rimpiazzare i lavoratori umani ma metterli nelle condizioni di gestire compiti a più alto valore”, ha dichiarato a The Guardian la CEO di Agility, Peggy Johnson, parlando del ruolo dei “robot manager” che stanno emergendo all’interno degli hub logistici più evoluti.

L’estensione di questo paradigma al mondo esterno, però, presenta difficoltà non banali.

Il professor Subramanian Ramamoorthy, docente all’Università di Edimburgo e tra i massimi esperti di robotica autonoma, ha spiegato che se da un lato gli ambienti controllati, come magazzini o centri di test, consentono prestazioni molto affidabili, l’adattamento degli umanoidi a contesti domestici reali è tutta un’altra sfida.

“Finché ci si limita a vialetti sgombri e ingressi standardizzati, il compito è gestibile. Ma appena si introducono elementi imprevisti come animali, bambini, o semplicemente abitazioni con architetture non convenzionali, il livello di complessità cresce esponenzialmente”.

Un fragile equilibrio

Nonostante ciò, Amazon sembra decisa a portare i suoi robot fuori dal laboratorio. Dopo i test nel “parco umanoide”, l’azienda prevede vere e proprie “gite sul campo” durante le quali i robot tenteranno di consegnare pacchi a destinazioni reali. Anche se, almeno per ora, a guidare i furgoni sarà ancora un essere umano.

La posta in gioco, d’altronde, è enorme. Automatizzare le consegne significherebbe ridurre i costi, aumentare la puntualità e rendere il servizio ancora più scalabile.

Ma significherebbe anche ridisegnare radicalmente il mercato del lavoro nella logistica, in un momento storico in cui l’equilibrio tra tecnologia e occupazione è più fragile che mai.

 

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