Alibaba ha chiuso l’ultimo trimestre con un utile netto in caduta del 67%, a 15,6 miliardi di yuan (circa 2,1 miliardi di euro). I ricavi sono cresciuti appena del 2%, a 284,8 miliardi di yuan (circa 38 miliardi di euro), sotto le attese degli analisti. Il titolo quotato a Wall Street ha perso il 4% nelle contrattazioni pre-mercato.
La causa principale è un crollo del 74% del reddito operativo, trascinato verso il basso dagli investimenti massicci nel commercio rapido, nell’esperienza utente e nella tecnologia. Numeri che raccontano un’azienda in piena trasformazione. Ma trasformarsi costa, e per ora i conti presentano il conto.
Il CEO Eddie Wu, nel comunicato ufficiale, sceglie una narrazione diversa: “L’IA è e continuerà a essere uno dei nostri principali motori di crescita.” I ricavi del Cloud Intelligence Group salgono del 36%, con i prodotti legati all’intelligenza artificiale che registrano una crescita a tre cifre per il decimo trimestre consecutivo.
La domanda c’è. I profitti no.
La grande ristrutturazione di Alibaba
Alibaba ha risposto con una mossa radicale: una ristrutturazione che concentra quasi tutte le unità legate all’IA sotto un unico ombrello, il nuovo Alibaba Token Hub, guidato direttamente da Wu. Il nome richiama i token, le unità di calcolo che misurano l’utilizzo dell’IA e ne determinano la tariffazione.
Un segnale chiaro: il gruppo vuole che l’intelligenza artificiale non sia più solo un centro di costo ma un generatore di ricavi.
I numeri dell’investimento sono imponenti. Alibaba ha impegnato oltre 53 miliardi di dollari (circa 49 miliardi di euro) in IA su più anni, la cifra più alta tra i colossi tecnologici cinesi. Resta però una frazione dei 650 miliardi di dollari che gli hyperscaler americani intendono spendere nel solo 2026.
In parallelo, l’azienda ha lanciato Wukong, un servizio di IA agentica per clienti aziendali, e ha aumentato i prezzi dei servizi cloud e di archiviazione fino al 34%. La strategia è duplice: far crescere i ricavi dall’IA e compensare le perdite dell’e-commerce, dove la concorrenza interna è feroce.
Il fronte interno: troppi avversari, troppi fronti
Alibaba non combatte solo la battaglia dell’IA. Nel commercio agentico, che vede la trasformazione dei chatbot in strumenti completi per acquisti e pagamenti, la concorrenza cinese si sta muovendo con una velocità che ridisegna gli equilibri.
La nuova ondata di IA agentica in stile OpenClaw ha consegnato a Tencent un vantaggio iniziale. Il motivo è strutturale: WeChat funziona come un sistema operativo digitale che integra messaggistica, pagamenti, servizi e mini-programmi in un unico ambiente.
Un agente IA costruito dentro WeChat ha accesso nativo a tutto. Alibaba, con un ecosistema più frammentato tra Taobao, Alipay ed Ele.me, parte svantaggiata.
A questo si aggiunge un colpo interno: la partenza a sorpresa di Junyang Lin, il principale sviluppatore dei modelli Qwen e una delle figure chiave nella transizione di Alibaba verso l’IA. Le ragioni restano poco chiare, ma il segnale è inequivocabile: trattenere i talenti, nella corsa all’intelligenza artificiale, è tanto importante quanto investire miliardi.
E poi c’è la guerra delle consegne istantanee con Meituan e JD.com, che va avanti da oltre un anno e ha già attirato l’attenzione dei regolatori. L’anno scorso Alibaba ha messo sul piatto sussidi per un valore fino a 50 miliardi di yuan (circa 6,4 miliardi di euro) per difendere le proprie posizioni. Il capo dell’e-commerce, Jiang Fan, ha però dichiarato che le perdite “hanno iniziato a ridursi”.
La corsa ai chip e il sogno dell’autonomia
Wu ha delineato un piano per costruire tecnologia IA a tutto tondo, hardware incluso. La divisione chip T-Head ha acquisito clienti importanti, e Alibaba si prepara a quotarla separatamente per intercettare l’interesse degli investitori verso le aziende che offrono alternative a Nvidia.
In un mercato dei semiconduttori segnato dalle restrizioni americane all’export, posizionarsi come fornitore alternativo di chip per l’IA è una mossa che ha una dimensione industriale e una geopolitica.
Secondo Morgan Stanley, il forte utilizzo di token “mostra l’esplosiva domanda di IA” e “rafforza ulteriormente la commercializzazione dell’intelligenza artificiale.” Ma tra la domanda e la redditività c’è uno spazio che Alibaba non ha ancora colmato.
Il colosso di Hangzhou investe come se il futuro fosse già qui. I margini, per ora, dicono il contrario.


