Quando ad Anthropic ha spostato Workato sulla tariffa a consumo, a maggio, la spesa della società è schizzata di sette volte nel giro di un giorno. “E lì ho pensato: accidenti, abbiamo creato un mostro”.
A dirlo ai microfoni del Financial Timesè Carter Busse, responsabile dei sistemi informativi dell’azienda di software. Per mesi i suoi 1.300 dipendenti hanno adottato gli agenti di IA con slancio, trasformando il proprio lavoro. Poi è arrivato il conto.
“I laboratori di IA hanno sostanzialmente sovvenzionato tutto il nostro utilizzo. Ora non più”, ha aggiunto Busse, che ha riconvertito le sessioni interne di formazione in lezioni di risparmio: “Invece di innovazione, parliamo di responsabilità finanziaria”.
Il suo non è un caso isolato. Amazon, Walmart, Cisco, Uber e Meta hanno introdotto tetti, scoraggiato l’uso dispersivo o spinto i dipendenti verso modelli più economici. Le stesse aziende che si erano affrettate a mettere l’IA nelle mani dei lavoratori adesso ne frenano l’uso.
La fine di un sussidio
Il punto di svolta ha un nome tecnico: la fatturazione a token. Finché gruppi come Anthropic e OpenAI hanno venduto abbonamenti a tariffa fissa, il costo reale di ogni richiesta è rimasto invisibile.
Spostando alcuni servizi sul conteggio dei token (le unità di dati elaborate dai modelli), quel costo è diventato visibile a ogni prompt e a ogni operazione automatizzata. “A consumatori e imprese è stato insegnato che l’IA è economica o gratuita, e non è affatto così”, ha sintetizzato Costi Perricos di Deloitte.
Lo stesso Sam Altman, alla guida di OpenAI, ha ammesso che quest’anno il costo è diventato “un problema enorme” per i clienti: l’anno scorso, ha detto, la questione non si poneva nemmeno.
C’è una ragione precisa per cui i conti sono esplosi adesso. Un chatbot risponde e si ferma mentre un agente lavora da solo, in continuazione, e consuma molto di più. “Per ogni persona puoi avere 10, 100 o, nello scenario più spinto, 1.000 agenti”, ha spiegato Jeetu Patel di Cisco. “Continuano a lavorare, e questo si mangia una bella fetta di calcolo”.
Agenti IA: la corsa ai ripari
Walmart ha messo un tetto ai token dopo che l’uso della sua piattaforma di programmazione assistita, Code Puppy, era “schizzato alle stelle”. Uber ha fatto lo stesso, limitando ogni dipendente a 1.500 dollari al mese.
Come abbiamo raccontato, il presidente Andrew Macdonald ha già ammesso di non riuscire a giustificare quella spesa, dopo aver bruciato l’intero budget IA del 2026 ad aprile. E sempre come abbiamo scritto, Amazon ha spento la classifica interna che premiava chi consumava più token, invitando i dipendenti a smettere di usare “l’IA solo per il gusto di usare l’IA”. Meta ha preso provvedimenti analoghi ad aprile.
Per non perdere i clienti, i fornitori provano a trattenere l’adozione abbassando il costo medio. Microsoft, Amazon e Google hanno introdotto strumenti che indirizzano ogni richiesta verso il modello più adatto all’interno di una gamma scelta dall’azienda, evitando di bruciare i modelli di frontiera quando non servono.
“Non sempre serve un modello di frontiera”, ha detto Kyle Daigle di GitHub. Altre aziende hanno chiesto ai dipendenti di usare modelli open-source eseguiti in locale, sui propri server, per tagliare la fattura verso laboratori e fornitori di cloud.
La posta in gioco
Il freno arriva nel momento peggiore per Anthropic e OpenAI, che puntano a quotarsi in borsa entro fine anno a valutazioni vicine al trilione di dollari: se i clienti contano ogni token, la crescita su cui si reggono quelle cifre si incrina.
Ma c’è un secondo fronte. Dall’inizio dell’anno i modelli cinesi hanno superato quelli statunitensi nel consumo di token, secondo i dati di OpenRouter.
Energia più economica e modelli più efficienti permettono ai laboratori cinesi di far pagare meno, un vantaggio concreto sul terreno della competizione globale. E Goldman Sachs prevede che entro il 2030 il consumo di token crescerà di 24 volte, aggravando la carenza di chip nei prossimi mesi.
La domanda sale, dunque, e i costi pure. “I nostri ingegneri vogliono più token”, ammette Patel di Cisco. “Dobbiamo trovare un modo per finanziarlo”. Ma per ora, la risposta non c’è.
Fonte: Financial Times


