Cinque miliardi di dollari per entrare nella filiera fisica dell’intelligenza artificiale. Il Pentagono sta trattando un prestito a Fluidstack, startup di cloud computing per l’IA, attraverso l’Office of Strategic Capital. Se l’operazione andrà in porto, sarà di gran lunga il finanziamento più grande mai concesso dall’ufficio in questione.
Fluidstack non dovrebbe usare quei soldi per costruire direttamente un nuovo data center, ma per rafforzare negli Stati Uniti la produzione e la disponibilità di componenti necessari a queste infrastrutture. Washington interverrebbe quindi a monte, sulla capacità industriale che permette ai data center di essere costruiti e alimentati.
Il quadro politico è già stato tracciato. Il 26 agosto Donald Trump ha dichiarato un’emergenza nazionale sulla dipendenza americana da apparecchiature elettriche prodotte all’estero, citando esplicitamente la crescita di data center e IA.
La capacità di calcolo diventa sicurezza nazionale
“La capacità di calcolo è un asset strategico nazionale”, ha dichiarato il cofondatore e CEO di Fluidstack, Gary Wu, alla fine dello scorso anno. La frase compare in un comunicato ufficiale dell’azienda e riassume bene una politica americana che ormai tratta chip, energia, reti elettriche e capacità di calcolo come pezzi della stessa infrastruttura.
L’Office of Strategic Capital nasce nel 2022, durante l’amministrazione Biden, per finanziare aziende considerate rilevanti per la sicurezza nazionale. Finora si è mosso soprattutto su terre rare, materiali critici e droni. Con Fluidstack entrerebbe direttamente nella corsa alle infrastrutture IA.
Trump però ne ha cambiato la scala. Il One Big Beautiful Bill Act ha dato all’OSC la possibilità di sostenere oltre 200 miliardi di dollari di finanziamenti, e di assumere veterani di Wall Street con stipendi elevati.
L’obiettivo è usare strumenti finanziari pubblici con una velocità e una dimensione più vicine a quelle del capitale privato.
Fluidstack cresce con Big Tech e Wall Street
Fluidstack è nata a Londra nel 2017, ma lo scorso anno ha spostato la sede centrale a New York e concentrato negli Stati Uniti le proprie attività legate all’infrastruttura IA. I fondatori si sono trasferiti ad Austin, in Texas. Ha firmato contratti pluriennali per siti destinati a data center in diversi Stati e oggi conta circa 700 dipendenti negli USA.
All’inizio dell’anno ha raccolto 830 milioni di dollari in un round guidato da Situational Awareness, il fondo di Leopold Aschenbrenner che recentemente è stato travolto dal crollo delle proprie scommesse sull’IA. Più recentemente, ha raccolto altri 1,5 miliardi in un round guidato da Jane Street che l’avrebbe valutata 18 miliardi.
Una parte importante della domanda arriva inoltre da accordi con Google e Anthropic. Fluidstack può accedere alle tensor processing unit di Google, mentre Google ha garantito alcuni contratti di locazione dei suoi data center, abbassandone il costo del debito.
Il prestito del Pentagono si aggiungerebbe quindi a una struttura nella quale capitale pubblico, Big Tech e finanza privata sono già intrecciati.
Erebor fa da ponte con Washington
Ad assistere Fluidstack nella richiesta c’è Erebor Bank, una nuova banca rivolta soprattutto alle aziende tecnologiche e della difesa.
Tra i fondatori figura Palmer Luckey, il creatore di Oculus e cofondatore di Anduril, che qui su TechTalking abbiamo seguito più volte. Luckey sostenne Trump già nel 2016 e ha donato anche alla campagna per la rielezione del 2024.
Anche il nome è molto Silicon Valley. Erebor è la Montagna Solitaria di Tolkien, quella del tesoro dei Nani ne Lo Hobbit. Il che è coerente con Anduril, che è il nome dalla spada di Aragorn, mentre Palantir deve a Tolkien le pietre veggenti da cui prende il nome. La passione per la Terra di Mezzo, insomma, sembra ormai quasi un requisito societario in certe zone della California.
Erebor sta discutendo a sua volta un round da almeno un miliardo di dollari su una valutazione di 8 miliardi, circa 6,9 miliardi. E ha spiegato a potenziali investitori di vedere un business proprio nell’aiutare le startup a ottenere fondi dai programmi federali dell’amministrazione Trump.
Secondo JPMorgan, entro il 2030 i finanziatori potrebbero dover mettere sul tavolo 4.100 miliardi di dollari per sostenere l’infrastruttura IA.
In una corsa di queste dimensioni, Washington ha deciso di non restare soltanto cliente o regolatore. Vuole sedersi anche dalla parte di chi mette i soldi.
Fonte: Wall Street Journal


