Trump licenzia la massima autorità sul copyright negli Stati Uniti

da | 12 Mag 2025 | Politica, IA, Legal

Shira Perlmutter, responsabile del Registro dei diritti d’autore e direttrice dell’Ufficio Copyright degli Stati Uniti | Foto: Mariam Zuhaib/AP
Tempo di lettura: 2 minuti

Il capo dell’Ufficio Copyright degli Stati Uniti, Shira Perlmutter, è stata licenziata dalla Casa Bianca con una semplice email.

Il licenziamento arriva a pochi giorni di distanza da un altro siluramento eccellente, quello di Carla Hayden, la bibliotecaria del Congresso che nel 2020 aveva nominato proprio la Perlmutter.

La Casa Bianca non ha fornito spiegazioni ufficiali ma la coincidenza temporale ha destato preoccupazione all’interno della Biblioteca del Congresso, dove alcuni dipendenti temono ulteriori epurazioni.

Un dossier sull’IA al centro della bufera

Solo poche settimane prima del licenziamento, l’ufficio diretto da Perlmutter aveva pubblicato un rapporto di oltre cento pagine sull’intelligenza artificiale generativa, sollevando dubbi sull’uso di opere protette da copyright per addestrare modelli come quelli sviluppati da OpenAI o Google.

Il documento sottolineava che “diverse fasi dello sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa comportano l’utilizzo di opere protette da copyright in modi che implicano i diritti esclusivi dei titolari”.

Il nodo centrale, si legge ancora, è se tali pratiche possano essere giustificate come “fair use”, cioè utilizzo consentito dalla legge in determinati contesti. Pur non suggerendo un’azione governativa immediata, il rapporto ha irritato diversi sostenitori di una deregolamentazione del settore IA.

Le ambizioni di Musk e il progetto DOGE

In parallelo, come ormai ben sappiamo, sotto la seconda amministrazione Trump è stato lanciato il DOGE, acronimo di Department of Government Efficiency.

Tra gli obiettivi del dipartimento guidato da Elon Musk c’è anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come leva di snellimento radicale della burocrazia federale. L’obiettivo è accorpare i dati di tutte le agenzie in un unico database consultabile con strumenti di IA, così da facilitare il taglio di programmi ritenuti superflui.

A tal proposito vale la pena ricordare che Jack Dorsey, cofondatore di Twitter e CEO di Block, lo scorso aprile ha scritto un post su X nel quale chiede di cancellare ogni legge sulla proprietà intellettuale. Elon Musk, che per inciso guida anche la startup xAI, ha prontamente risposto dicendosi d’accordo.

Si tratta di una visione estrema, che contrasta apertamente con il ruolo istituzionale dell’Ufficio Copyright, che ogni anno gestisce centinaia di migliaia di registrazioni e fornisce supporto al Congresso in materia legislativa.

La difesa del copyright e il caso Hayden

Il licenziamento di Perlmutter ha inevitabilmente provocato reazioni politiche e istituzionali. Il deputato democratico Joseph Morelle ha definito la decisione “una sfacciata e senza precedenti presa di potere, priva di fondamento legale”.

Anche la Federazione americana dei musicisti ha preso posizione, dichiarando che “danneggerà l’intera comunità del diritto d’autore”, sottolineando come “la creatività umana e la paternità dell’opera sono il fondamento del diritto d’autore”.

Quanto a Carla Hayden, prima donna e prima persona afroamericana a guidare la Biblioteca del Congresso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha spiegato la sua rimozione per l’aver promosso programmi di “diversità, equità e inclusione” e per aver inserito “libri inappropriati” tra le collezioni per l’infanzia.

Chiudiamo con una nota che ben spiega la rilevanza dell’accaduto.

La rimozione della bibliotecaria del Congresso è un evento straordinario dal punto di vista storico: l’ultima volta che un presidente entrante ha deciso di sostituire il Bibliotecario del Congresso risale infatti al 1861, all’alba della guerra civile americana.

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