Uno skateboarder sta sfidando il Parkinson con l’IA

by | 23 Ago 2024 | IA

Tempo di lettura: 2 minuti

L’intelligenza artificiale continua a polarizzare le opinioni della società. C’è chi la guarda con ottimismo e chi con sospetto. Probabilmente, la verità sta nel mezzo.

La storia che riportiamo oggi, narrata estesamente dal New York Times, sposta l’ago della bilancia verso il lato positivo dell’IA. E parla di Shawn Connolly, un ex skateboarder professionista, che sta affrontando il morbo di Parkinson per quasi un decennio, vedendo gradualmente il suo corpo perdere la coordinazione e la fluidità dei movimenti che una volta caratterizzavano la sua vita.

Diagnosticata la malattia a soli 39 anni, Connolly ha presto notato un declino progressivo delle sue capacità motorie, passando da un’iperattività involontaria a momenti di rigidità estrema. Di recente, ha partecipato a uno studio innovativo sulla stimolazione cerebrale profonda, una terapia già nota per il trattamento del Parkinson, ma questa volta adattata alle esigenze individuali dei pazienti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.

Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha trasformato questa tecnica in una terapia in grado di modulare la stimolazione elettrica in base ai sintomi specifici di ciascun paziente e al progredire della malattia. Questo approccio ha ridotto della metà il tempo in cui Connolly e gli altri partecipanti allo studio hanno sperimentato i loro sintomi più debilitanti del Parkinson.

Nonostante la natura ancora sperimentale dello studio, i risultati sono promettenti. Connolly, che ora ha 48 anni, ha notato un miglioramento immediato nella qualità della sua vita, con periodi più lunghi di benessere e una maggiore energia. La personalizzazione della stimolazione cerebrale ha anche portato benefici collaterali, come un miglioramento del sonno, un altro aspetto particolarmente importante per chi soffre di Parkinson.

Lo studio rappresenta un importante passo avanti nella ricerca di trattamenti neurologici personalizzati, segnando un potenziale punto di svolta nel modo in cui si affrontano malattie cerebrali complesse come il Parkinson.

Nonostante la necessità di ulteriori ricerche per rendere queste soluzioni accessibili e praticabili su larga scala, alcuni esperti prevedono che versioni di questi pacemaker cerebrali personalizzati potrebbero essere disponibili entro i prossimi cinque o dieci anni.

La stimolazione cerebrale profonda è stata finora utilizzata in modo convenzionale, con una somministrazione costante di impulsi elettrici. Tuttavia, questo approccio non sempre si adatta perfettamente alle fluttuazioni dei sintomi nei pazienti, che variano nel corso della giornata, portando a effetti indesiderati.

 

Grazie a nuove scoperte neuroscientifiche, i ricercatori sono stati in grado di identificare segnali cerebrali specifici associati a fasi di rigidità (bradicinesia) e a fasi di movimento incontrollato (discinesia), sviluppando algoritmi che possono regolare la stimolazione in tempo reale.

Lo studio ha coinvolto uomini tra i 40 e i 60 anni, tutti affetti da Parkinson da almeno sei anni. Dopo aver inizialmente ricevuto la stimolazione convenzionale, i pazienti sono passati alla versione personalizzata, che ha dimostrato di ridurre significativamente i loro sintomi principali, migliorando al contempo la loro qualità di vita.

Shawn Connolly, motivato anche dalla memoria della moglie scomparsa prematuramente nel 2020, ha deciso di intraprendere questo percorso sperimentale. Ottenendo risultati che gli hanno permesso di continuare la sua passione per lo skateboard e di gestire un programma per giovani skateboarder, un progetto avviato insieme alla moglie.

Anche se lo studio ha richiesto un impegno notevole, i benefici riportati da Connolly e dagli altri partecipanti suggeriscono che la stimolazione cerebrale profonda personalizzata potrebbe rappresentare una svolta nella gestione del Parkinson.

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