OpenAI ha intensificato le misure per limitare l’accesso dalla Cina ai suoi strumenti di intelligenza artificiale. L’azienda, secondo quanto riporta Bloomberg, ha infatti iniziato a inviare avvisi agli sviluppatori cinesi, annunciando il blocco dell’accesso ai suoi servizi a partire da luglio.
“Stiamo prendendo ulteriori misure per bloccare il traffico API dalle regioni in cui non supportiamo l’accesso ai servizi di OpenAI”, ha dichiarato martedì un portavoce dell’azienda. Le API (Application Programming Interface) sono degli strumenti che permettono a diversi software di comunicare tra loro. In pratica, funzionano come “ponti” che consentono a diverse applicazioni di interagire e scambiarsi dati.
Questa mossa apparentemente non fa che attuare la politica già esistente che restringe l’uso dei servizi OpenAI in paesi non inclusi nella lista ufficiale dei territori supportati. E sebbene le motivazioni precise di OpenAI non siano chiare, a maggio l’azienda aveva rivelato di aver interrotto diverse operazioni che utilizzavano i suoi prodotti per manipolare l’opinione pubblica.
Non si può però non osservare come essa coincida con la crescente pressione di Washington per limitare l’accesso della Cina alle tecnologie avanzate di IA. Il che si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina.
In risposta al blocco di OpenAI, aziende cinesi come Alibaba e Zhipu AI stanno incoraggiando gli sviluppatori locali a passare ai loro prodotti. Questa mossa potrebbe accelerare lo sviluppo di alternative domestiche in Cina, dove il governo sostiene attivamente l’innovazione nell’IA come tecnologia cruciale per il futuro economico e militare del paese.
Mentre la corsa all’IA si intensifica, le implicazioni della decisione di OpenAI restano al momento imperscrutabili. Ma potrebbero avere ripercussioni significative sul panorama tecnologico globale e sulle relazioni internazionali tra USA e Cina.


