Dopo che per due amministrazioni americane, prima Trump e poi soprattutto Biden, gli USA hanno imposto restrizioni alle esportazioni tecnologiche verso la Cina (anche a noi europei, come dimostra il caso dell’olandese ASML), eccoci a commentare l’inevitabile risposta cinese. Che ha tutta l’aria di una salatissima ripicca.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Cina ha infatti emanato delle direttive per eliminare progressivamente i chip statunitensi dalle proprie infrastrutture. Non contenta, intende anche escludere il sistema operativo Windows di Microsoft e altri software per database esteri a favore di soluzioni nazionali.
Stando a quanto dichiarato ieri da alcuni analisti di Wall Street, a causa di queste restrizioni Intel e AMD rischiano di vedere evaporare miliardi di dollari di entrate. Nel 2023 infatti la Cina ha rappresentato il maggior mercato per Intel, col 27% delle sue entrate, mentre per AMD ha rappresentato circa il 15% delle sue vendite. Microsoft non ha fornito dettagli specifici sulle proprie entrate in Cina.
“Un arresto totale degli acquisti governativi cinesi di CPU Intel e AMD potrebbe ridurre le entrate di una percentuale a cifra singola bassa“, ha affermato l’analista di Bernstein Stacy Rasgon, stimando un impatto fino a 1,5 miliardi di dollari per Intel e alcune centinaia di milioni per AMD. Ha tuttavia sottolineato che Intel potrebbe subire un impatto maggiore sui profitti “a causa di una maggiore esposizione e di una struttura dei costi meno efficiente”.
A seguito dell’annuncio le azioni di Intel sono diminuite dell’1,6% e quelle di Microsoft dell’1% nel trading pomeridiano di ieri. Quelle di AMD, invece, dopo un inizio in calo hanno registrato un lieve aumento.
A fine dicembre il ministero dell’industria cinese aveva indicato in un comunicato tre liste separate di processori centrali, sistemi operativi e database centralizzati, ritenuti “sicuri e affidabili” per tre anni dalla data di pubblicazione. Secondo Reuters, erano tutti di aziende cinesi.


