OpenAI lancia Deep Research per “ricerche approfondite”

da | 3 Feb 2025 | IA

OpenAI ha annunciato il lancio di Deep Research, una nuova funzione di ChatGPT progettata per chi ha bisogno di analisi dettagliate e fonti affidabili, superando il limite delle risposte sintetiche tipiche dei chatbot.

Il servizio, per ora disponibile solo in alcune aree geografiche, si propone di rivoluzionare il modo in cui affrontiamo la ricerca online, offrendo citazioni precise e documentazione chiara per ogni risultato.

L’idea alla base di Deep Research è quella di fornire un supporto concreto a professionisti di settori complessi come finanza, scienza, politica e ingegneria, ma anche a consumatori che devono prendere decisioni informate su acquisti importanti, come automobili ed elettrodomestici.

A differenza della classica esperienza con i chatbot, in cui si ottiene una risposta rapida e spesso generica, questa nuova modalità consente di approfondire una tematica con l’ausilio di fonti multiple e verificabili.

Come funziona Deep Research

L’accesso alla funzione è inizialmente riservato agli utenti ChatGPT Pro, con un limite di 100 ricerche al mese. Seguiranno poi le versioni per gli utenti Plus, Team ed Enterprise, con un’espansione progressiva.

OpenAI ha però specificato che il servizio non è ancora disponibile nel Regno Unito, in Svizzera e nei paesi dell’area economica Europea, senza fornire una data precisa per l’integrazione in queste regioni. E quindi anche da noi.

Per attivare Deep Research, gli utenti devono selezionare l’opzione nel compositore di ChatGPT e inserire una query, con la possibilità di allegare file o fogli di calcolo.

L’elaborazione della risposta può richiedere dai 5 ai 30 minuti e, una volta completata la ricerca, l’utente riceve una notifica. Per ora i risultati sono solo testuali ma OpenAI ha annunciato l’integrazione futura di immagini, grafici e altre visualizzazioni dati.

Un ChatGPT più potente, ma è anche più affidabile?

Deep Research si basa su una versione avanzata del modello di intelligenza artificiale “o3”, progettato per il ragionamento e addestrato tramite apprendimento per rinforzo.

Questo modello è stato ottimizzato per analizzare testi, immagini e PDF provenienti da fonti online e per interpretare dati attraverso strumenti Python. Durante i test, il modello ha ottenuto un’accuratezza del 26,6% nel benchmark “Humanity’s Last Exam”, un risultato superiore a quello di concorrenti come Gemini Thinking e Grok-2.

Nonostante i progressi, OpenAI ammette che Deep Research presenta ancora dei limiti. Il sistema può commettere errori, interpretare in modo scorretto alcune informazioni e avere difficoltà nel distinguere fonti affidabili da rumor e speculazioni.

Inoltre, potrebbe non essere sempre chiaro quando il modello non è certo di un’informazione, un aspetto cruciale per chi utilizza questi strumenti per scopi professionali o accademici.

La sfida con Google e il futuro della ricerca online

L’introduzione di Deep Research porta OpenAI in diretta competizione con Google, che ha annunciato una funzionalità simile con lo stesso nome solo due mesi fa.

La sfida tra le due aziende si gioca sulla capacità di offrire risultati più approfonditi e precisi, riducendo il rischio di informazioni errate o non verificate.

La domanda chiave è se gli utenti saranno davvero in grado di valutare criticamente le informazioni fornite da ChatGPT o se, come spesso accade, finiranno per copiare e incollare le risposte senza verificarle.

OpenAI punta sulla trasparenza con citazioni dettagliate e documentazione chiara, ma solo il tempo dirà se questa strategia sarà sufficiente a garantire un uso responsabile dell’IA nella ricerca online.

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