Dopo anni trascorsi a proteggere gelosamente la propria tecnologia, OpenAI ha annunciato un cambiamento di rotta che segna un momento storico nella corsa globale all’intelligenza artificiale: l’azienda renderà open source due dei suoi modelli, gpt-oss-20b e gpt-oss-120b.
Il primo è stato progettato per funzionare anche su un normale laptop, mentre il secondo richiede una macchina dotata di chip specializzati.
Entrambi, pur non raggiungendo le prestazioni di ChatGPT o dei modelli più sofisticati di OpenAI, si collocano tra i migliori attualmente disponibili secondo i benchmark pubblicati dalla stessa azienda.
Si tratta di una scelta che ha spiazzato molti osservatori ma che risponde a un’esigenza concreta: mantenere la centralità della propria piattaforma anche tra chi cerca soluzioni gratuite o personalizzabili.
“Se forniamo un modello, le persone ci usano”, ha dichiarato Greg Brockman, presidente e cofondatore di OpenAI. “Dipendono da noi per il prossimo salto tecnologico. Ci forniscono feedback, dati, tutto ciò che ci serve per migliorare quel modello. Questo ci aiuta a fare ulteriori progressi”.
OpenAI cambia l’equilibrio nel mercato
Per lungo tempo, OpenAI era rimasta una delle poche big tech a non condividere i propri modelli. Meta, invece, ha scelto fin dal 2023 di pubblicare il sistema LLama, contribuendo a creare un ecosistema open source che ha preso piede anche fuori dagli Stati Uniti.
Nel 2024 è stata la volta della cinese DeepSeek, che con la release del modello V3 ha dimostrato di poter competere con le tecnologie americane. Oggi, l’ingresso ufficiale di OpenAI in questo contesto ridisegna le alleanze, i flussi di innovazione e le logiche competitive del settore.
La scelta dell’open source, però, non è solo tecnica: è anche ideologica. Da anni, una parte della comunità scientifica sostiene che la trasparenza sia essenziale per accelerare il progresso.
“Se guidi nell’open source, presto guiderai anche nell’IA”, ha dichiarato Clément Delangue, CEO della piattaforma Hugging Face, diventata il punto di riferimento per la condivisione di modelli IA.
Dall’altro lato restano però forti le preoccupazioni legate alla sicurezza, soprattutto per gli utilizzi potenzialmente dannosi: dalla disinformazione alla creazione di armi biologiche, fino al rischio di impatti critici su infrastrutture sensibili.
Anche Meta ci ripensa (ma in senso opposto)
Il paradosso è che mentre OpenAI apre (pur con cautela) una porta finora tenuta chiusa, Meta potrebbe fare il percorso inverso.
Secondo alcune indiscrezioni, Mark Zuckerberg starebbe valutando la possibilità di ritirare dalla comunità open source il proprio modello attuale, per adottare un approccio più chiuso e proprietario. La creazione di un nuovo laboratorio dedicato alla superintelligenza interna all’azienda potrebbe essere il preludio a questo cambio di rotta.
In un settore dove ogni decisione ha ricadute globali, strategiche e geopolitiche, l’oscillazione tra apertura e chiusura non è solo una questione tecnica.
È un posizionamento politico, commerciale e culturale. E in questo scenario in movimento, la mossa di OpenAI segna un nuovo punto di partenza per tutto il comparto.


