La nuova sfida di Cisco: costruire la rete per l’IA

da | 12 Giu 2025 | IA

Cisco non è solo un colosso mondiale delle infrastrutture di rete: è l’azienda che, da oltre quarant’anni, costruisce la spina dorsale di internet.

Con sede a San José, in California, Cisco ha contribuito a rendere possibile la comunicazione digitale globale così come la conosciamo, supportando aziende, governi e società di ogni dimensione.  In Italia è presente da trent’anni, ed è diventata un punto di riferimento per chi si occupa di digitalizzazione, cybersecurity e trasformazione dei modelli operativi.

Ma ora l’orizzonte cambia ancora. L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il panorama tecnologico mondiale e Cisco vuole guidare questa evoluzione. Non più solo connettività ma una rete che diventa intelligente, autonoma, sicura e collaborativa, capace di supportare l’emergere di una nuova “internet degli agenti”.

Verso la nuova internet degli agenti

È con questa premessa che si è aperto a Milano l’evento “Intelligenza Artificiale tra presente e futuro”, in cui l’amministratore delegato di Cisco, Gianmatteo Manghi, ha delineato la visione strategica dell’azienda per il futuro della rete.

Un futuro che, come ha spiegato fin da subito, non riguarda solo l’hardware ma anche il modo in cui lavoreremo, interagiremo e collaboreremo: “Siamo abituati a costruire team di persone che collaborano. Ora dobbiamo prepararci a lavorare con team ibridi, formati da persone e agenti intelligenti.”

Gianmatteo Manghi, amministratore delegato di Cisco.

Ed è proprio questo, ha spiegato, il cuore della transizione in atto: una trasformazione dell’infrastruttura digitale che traghetterà internet verso una nuova forma, popolata da agenti autonomi, virtuali o robotici, capaci di collaborare tra loro e con gli esseri umani.

Cisco, ha ricordato Manghi, ha già vissuto una rivoluzione simile: quella dell’internet commerciale negli anni ’90, quando all’inizio alcuni clienti chiedevano “ma io cosa me ne faccio?”, prima che nascessero e-commerce, home banking, e-government.

Oggi, lo scenario è simile ma la posta in gioco è più alta: agenti intelligenti che agiscono, imparano e collaborano, cambiando radicalmente l’organizzazione del lavoro, dei servizi e dei processi produttivi.

I tre pilastri per l’intelligenza agentica

La visione di Manghi è chiara: “Così come internet ha cambiato il mondo, la rete dovrà evolvere ancora per ospitare l’internet degli agenti”.

In questo nuovo mondo, miliardi di entità digitali, specializzate, autonome e interconnesse, collaboreranno tra loro in modo distribuito, fluido e in buona parte invisibile.  Un modello che non mette in competizione le macchine con le persone ma che premia chi saprà integrarle, supervisionarle e farne alleati nei flussi decisionali.

Per farlo, servono però competenze nuove e anche la consapevolezza che la supervisione umana resta imprescindibile. “Le migliori performance professionali non verranno da AI contro persone, ma da persone che sapranno lavorare con l’AI”.

Non sarà una corsa a sostituire l’intelligenza umana, afferma Manghi, ma a completarla in modo produttivo e responsabile.

Cisco sta costruendo questa nuova internet su tre pilastri concreti. Il primo è lo sviluppo diretto di agenti intelligenti e di sistemi di sicurezza capaci di filtrare autonomamente gli attacchi informatici più critici.

Il secondo è l’infrastruttura: piattaforme ottimizzate per l’intelligenza artificiale, create in partnership con Nvidia e progettate per supportare nativamente le applicazioni di intelligenza artificiale più avanzate.

Il terzo è la sicurezza, intesa non solo come protezione da attacchi ma anche come tutela dell’integrità delle IA stesse.

A ciò si aggiungono due elementi trasversali: l’impegno etico, che si traduce in un manifesto pubblico e in un’adesione attiva a iniziative come quella promossa dal Vaticano per uno sviluppo responsabile dell’IA. E l’accompagnamento al cambiamento, con programmi e ricerche volti a supportare aziende e pubbliche amministrazioni nell’integrazione concreta delle tecnologie intelligenti nei processi esistenti.

Manghi ha chiuso il suo intervento con un’interessante analogia: “Oggi, quando parlo con chi è nato dopo il 2000, faccio fatica a spiegare che un tempo andavamo in stazione a comprare i biglietti o in banca a fare un versamento. Sembra un’altra epoca. Ecco, ciò che sta per accadere con l’intelligenza artificiale sarà altrettanto dirompente”.

Enrico Mercadante e la minaccia della latenza

Successivamente ha preso la parola Enrico Mercadante, Vice President Networking EMEA di Cisco. Mercadante ha trascorso 25 anni in Cisco ricoprendo svariati ruoli dirigenziali, coordinando team e guidando iniziative di innovazione e progetti di trasformazione digitale.

Enrico Mercadante, Vice President Networking EMEA di Cisco.

Innanzitutto ha tracciato una visione chiara del futuro: l’intelligenza artificiale non può funzionare senza una rete adeguata. Non basta più garantire solo la connettività. Servono infrastrutture capaci di gestire latenze minime, proteggere dati sensibili e soprattutto adattarsi a un mondo sempre più popolato da agenti AI che si parlano fra loro e si attivano a cascata. Tempi di attesa superiori a 50 millisecondi possono rendere i processi di interazione tra agenti AI estremamente difficili da implementare.

Non è però solo un problema tecnologico. È anche, e soprattutto, un tema di persone. I tecnici specializzati scarseggiano, i talenti giovani faticano a emergere, e le aziende si trovano spesso con infrastrutture vecchie e personale sotto pressione.

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Secondo l’indagine “Cisco Networking Research”, presentata in anteprima, il 96% dei responsabili IT in Italia ritiene fondamentale rinnovare le infrastrutture per implementare l’AI, e l’83% sta aumentando gli investimenti in tal senso.

Ma una survey condotta a livello globale su 8.000 professionisti IT, indica che il 77% ha riscontrato errori di configurazione dovuti a errori manuali in un contesto di mancanza di skill.

Il 98% considera poi le reti essenziali per l’IA ma il 74% ammette anche che la propria infrastruttura è “un po’ vecchia” e non è dunque pronta ad affrontare l’era dell’AI. Solo il 30% delle aziende italiane, infine, sta già adottando strumenti evoluti per la gestione.

Arriva AI Canvas

Proprio per rispondere a questo doppio bisogno, tecnologico e umano, Cisco ha presentato la soluzione Agentic Operations, con il prodotto AI Canvas disponibile da ottobre.

Si tratta di una piattaforma collaborativa in cui agenti intelligenti aiutano i tecnici a diagnosticare e risolvere problemi di rete. Il tutto è basato su un modello linguistico sviluppato internamente, addestrato su decenni di dati reali. Il tecnico resta al centro ma viene affiancato da un ecosistema automatizzato che semplifica, guida e accelera le operazioni.

Il cuore della piattaforma è il Deep Network Model, un LLM proprietario specializzato nelle reti, addestrato su oltre 40 anni di dati raccolti da Cisco University e dai team TAC e CX.

Rispetto ai modelli generalisti, Cisco dichiara una precisione superiore del 20% nella diagnosi di rete, configurazione e automazione. L’AI non si limita quindi ad assistere: evolve costantemente attraverso la telemetria e i casi d’uso reali.

Hardware intelligente e sicurezza integrata

Parallelamente, Cisco ha rinnovato il proprio hardware, con nuovi switch, router e access point progettati per ambienti critici e pensati con la sicurezza integrata fin dalla fase di boot.

Tutti i nuovi dispositivi sono basati sul chipset Cisco Silicon One, nelle versioni A100L e K100L, pensate rispettivamente per gli switch di accesso e per i core switch. Questi chip sono progettati per garantire scalabilità, adattabilità ai protocolli futuri e prestazioni crittografiche avanzate, incluse quelle post-quantistiche.

La nuova architettura proposta da Cisco è anche pienamente ibrida: una piattaforma unificata che consente la gestione della rete sia in ambienti cloud che on-prem, con una singola licenza, un singolo supporto e un unico modello operativo.

L’obiettivo è incontrare le aziende “dove si trovano”, accompagnandole in modo flessibile verso l’evoluzione AI-ready.

In ambito sicurezza, Cisco ha introdotto un processo di secure boot resistente agli attacchi quantistici, proteggendo i dispositivi sin dall’avvio. Il firewall distribuito Hypershield rende poi ogni porta di uno switch un punto di ispezione, eliminando la necessità di convogliare tutto il traffico verso un firewall centrale.

Quella di Cisco allora non è solo una rete che connette. È una rete che osserva, apprende, protegge e si adatta. Una rete che vuole essere la piattaforma su cui si svilupperà il futuro dell’intelligenza artificiale. Il futuro ci dirà se sarà davvero così.

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