“Quando parlo con le persone, la cosa più grande è di gran lunga la paura che l’IA prenda il loro lavoro.” Lo dice Vinod Khosla, fondatore di Khosla Ventures, a margine di un forum a Washington.
Quella che potrebbe apparire come Non è una provocazione, detta da uno che è stato tra i primi investitori di OpenAI, è in realtà una previsione politica precisa. A suo dire, le elezioni del 2028 si giocheranno sul terreno dell’intelligenza artificiale, e quasi nessun partito americano sta ancora facendo la domanda giusta.
La politica sull’automazione, sostiene Khosla, è ancora organizzata intorno al problema sbagliato. Il problema sbagliato è la preservazione dei posti di lavoro. Il problema giusto è la sicurezza di chi quei posti li ha già persi o li perderà presto.
Sono due politiche diverse, con destinatari diversi e implicazioni di bilancio profondamente diverse. La prima difende lo status quo; la seconda costruisce una rete di protezione per chi viene spiazzato dalla transizione. “I democratici sono troppo concentrati sulla cosa sbagliata”, dice Khosla senza mezzi termini. “Preservare i posti di lavoro e fornire sicurezza a chi è stato spiazzato sono cose fondamentalmente diverse.”
La proposta fiscale di Khosla
Per rispondere alla seconda domanda, quella per lui giusta, Khosla avanza una proposta concreta: equiparare la tassazione delle plusvalenze a quella del reddito da lavoro, cioè far pagare alle rendite finanziarie le stesse aliquote che oggi si applicano agli stipendi.
Negli Stati Uniti le plusvalenze sono storicamente tassate a un’aliquota inferiore rispetto agli stipendi, un’asimmetria che favorisce chi vive di investimenti rispetto a chi vive di lavoro.
Invertire questa logica, calcola Khosla, consentirebbe a 125 milioni di americani con redditi sotto i 100.000 dollari di non pagare alcuna imposta federale sul reddito, senza ridurre le entrate statali.
La logica redistributiva sottostante è che se l’IA accelera lo spostamento di ricchezza dal lavoro al capitale, e i dati sul tema sono ormai consistenti, è il capitale che deve finanziare la transizione per chi rimane indietro.
Tassare il valore creato dalla tecnologia, sotto forma di plusvalenze sugli investimenti, è il meccanismo proposto. Vale la pena notare che Khosla gestisce uno dei fondi di venture capital più esposti all’IA: la proposta che avanza colpirebbe direttamente il suo stesso business e altri investitori come lui.
Il 2028 e la spaccatura nel campo conservatore
L’ansia da automazione non è più un tema di nicchia. È già nella lista delle prime preoccupazioni degli elettori americani, accanto all’economia e alla salute. E sta iniziando a produrre fratture politiche inattese.
L’amministrazione Trump ha finora privilegiato un approccio di regolamentazione leggera sull’IA, resistendo ai tentativi dei singoli stati di imporre regole più severe. Ma dentro la coalizione MAGA si sta aprendo una crepa: una parte della base chiede infatti un controllo più stretto sulla tecnologia. Il tema dell’IA sta uscendo dall’ambito tecnocratico ed entrando nel lessico del populismo.
Khosla, donatore storico dei democratici, elogia la gestione dell’IA da parte dell’amministrazione Trump, in particolare il lavoro di David Sacks, responsabile per IA e criptovalute. Ma boccia Trump come persona (definendolo privo di qualsiasi sistema di valori e con uno stile negoziale che distrugge la credibilità), critica i due principali candidati repubblicani per il 2028, Vance e Rubio (rei, a suo avviso, di tollerare i valori di Trump), e non risparmia i democratici, troppo spostati a sinistra per attrarre i gli elettori moderati.
Il vuoto che nessuno riempie
Il punto più interessante dell’intervento di Khosla non è la proposta fiscale in sé. È la diagnosi politica che la precede: nessuno dei due partiti americani sta rispondendo alla domanda giusta sull’IA e il lavoro.
I democratici difendono posti che spariranno comunque; i repubblicani deregolamentano senza costruire reti di sicurezza. Nel mezzo, decine di milioni di lavoratori americani che guardano all’automazione con una paura concreta e ancora senza risposta politica.
La proposta di Khosla è una risposta tecnica a questa lacuna. Se sia realizzabile, e se chi ha il potere di realizzarla abbia davvero interesse a farlo, è una domanda che per ora non ha una risposta.
Fonte: Financial Times


