L’Iran, e sorprendentemente non la Russia, si starebbe rivelando la principale minaccia statale alle elezioni presidenziali statunitensi di novembre. A dirlo ovviamente non siamo noi ma recenti rapporti e analisi di esperti di sicurezza. Tra questi troviamo i ricercatori di Google, secondo i quali hacker sostenuti dall’Iran hanno preso di mira le campagne di Trump e Biden con attacchi di phishing.
Inoltre, l’FBI starebbe indagando sulle affermazioni di Trump secondo cui l’Iran avrebbe hackerato i suoi sistemi e starebbe divulgando materiali rubati ai media statunitensi.
Gli esperti sottolineano che il coinvolgimento degli USA in conflitti globali di alto profilo ha reso le elezioni un obiettivo primario per avversari stranieri. L’Iran, in particolare, ha mostrato un crescente interesse nel colpire l’ex presidente Trump e il governo USA dal gennaio 2020, quando un attacco aereo statunitense uccise il generale iraniano Qasem Soleimani.
James Turgal, ex vicedirettore dell’FBI, suggerisce che l’Iran stia seguendo il copione elaborato dalla Russia nel 2016 per interferire nelle elezioni presidenziali USA. La collaborazione più stretta tra Iran e Russia dall’invasione dell’Ucraina potrebbe aver facilitato lo scambio di tattiche.
Gli esperti avvertono anche che l’Iran potrebbe intensificare i suoi sforzi nell’ultimo mese del ciclo elettorale, utilizzando un approccio più sofisticato di hacking e divulgazione di informazioni rubate.
E mentre le autorità non hanno ancora confermato il coinvolgimento dell’Iran nelle presunte fughe di notizie della campagna di Trump, lo scorso venerdì OpenAI ha rivelato di aver scoperto e interrotto una campagna di disinformazione proveniente proprio dallo stato mediorientale. Secondo l’azienda di Sam Altman, l’operazione utilizzava ancora una volta ChatGPT per diffondere informazioni false online, comprese quelle relative alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.
La società ha dichiarato di aver bloccato diversi account legati alla campagna, che però non sembra aver raggiunto un pubblico significativo. Ben Nimmo, un investigatore principale di OpenAI esperto in campagne di influenza occulta, ha infatti affermato che l’operazione non ha mostrato segni di aver beneficiato di un coinvolgimento sostanziale del pubblico.
OpenAI aveva già rilasciato un rapporto in maggio, evidenziando altre cinque campagne online che utilizzavano le sue tecnologie per manipolare l’opinione pubblica e influenzare le dinamiche geopolitiche. Queste operazioni erano gestite da attori statali e aziende private in paesi come Russia, Cina, Israele e Iran.
Questa settimana, OpenAI ha identificato diversi account di ChatGPT utilizzati per generare testi e immagini come parte di una campagna segreta iraniana denominata Storm-2035. La campagna includeva contenuti su vari argomenti, come commenti sui candidati alle elezioni presidenziali statunitensi, la guerra a Gaza e l’indipendenza scozzese.
Tuttavia, la maggior parte dei post sui social media legati alla campagna ha ricevuto pochi o nessun like, condivisioni o commenti, e le prove di una loro diffusione sui social sono risultate scarse. Tanto rumore per nulla?


