Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, ha ospitato Elon Musk nel campus dell’azienda il fine settimana scorso. Lunedì si sono stretti la mano. Martedì è arrivato l’annuncio ufficiale: Intel entra in Terafab, il progetto di fabbrica di chip avanzati che Musk sta costruendo insieme a Tesla, SpaceX e xAI ad Austin, in Texas.
L’obiettivo dichiarato è produrre un terawatt all’anno di potenza di calcolo, una cifra che dà la misura delle ambizioni del progetto più che dei suoi dettagli tecnici, ancora in gran parte non comunicati.
Come avevamo raccontato quando Musk ha presentato Terafab lo scorso marzo, il progetto nasce da un’urgenza concreta: i fornitori attuali non riescono a tenere il ritmo con la domanda dell’ecosistema Musk, che comprende veicoli a guida autonoma, robot umanoidi Optimus e i modelli Grok di xAI.
Intel porterà nel progetto le proprie capacità nella progettazione, produzione e packaging di chip ad alte prestazioni. In cambio, otterrà quello di cui ha più bisogno in questo momento: visibilità, un cliente di peso e un segnale al mercato che la sua divisione di produzione su commissione, Intel Foundry, è ancora in gioco.
Le ricadute di Terafab
Terafab si articola su due strutture distinte, con funzioni separate. Una è pensata per alimentare auto, robotaxi e robot umanoidi, ovvero la frontiera industriale su cui Tesla punta la sua crescita post-auto elettrica.
L’altra è progettata per i data center nello spazio, ed è destinata alle infrastrutture orbitali che SpaceX vuole costruire per eseguire calcoli complessi direttamente in orbita.
È in questo secondo filone che il peso di xAI è più diretto: la società, oggi controllata al cento per cento da SpaceX dopo la fusione completata a febbraio, brucia circa un miliardo di dollari al mese e ha bisogno di ridurre la dipendenza dai fornitori esterni di chip. Terafab è, tra le altre cose, anche una risposta a questo problema strutturale.
L’annuncio non è accompagnato da accordi formali resi pubblici né da comunicazioni alla SEC. Non è chiaro se si tratti di una vera joint venture produttiva o di un accordo di fornitura avanzato con caratteristiche di co-sviluppo. La distinzione non è secondaria e cambia radicalmente la natura degli impegni di Intel.
Intel is proud to join the Terafab project with @SpaceX, @xAI, and @Tesla to help refactor silicon fab technology.
Our ability to design, fabricate, and package ultra-high-performance chips at scale will help accelerate Terafab’s aim to produce 1 TW/year of compute to power… pic.twitter.com/2vUmXn0YhH
— Intel (@intel) April 7, 2026
L’Intel che cercava un cliente
Per Intel, l’ingresso in Terafab arriva in un momento delicato. La società è in piena ristrutturazione sotto la guida di Tan, che ha ereditato un’azienda con i conti in rosso, in ritardo rispetto a TSMC nella corsa ai nodi produttivi più avanzati e con una divisione Foundry che nel 2025 ha registrato una perdita operativa superiore ai dieci miliardi di dollari, a fronte di ricavi sostanzialmente fermi.
La ristrutturazione ha comportato tagli al personale, cessioni di asset e una ridefinizione strategica attorno alla tecnologia di processo 18A. che è il nodo produttivo di punta di Intel, che fino a poco tempo fa era riservato all’uso interno e ora viene offerto anche a clienti esterni.
Musk, in questo senso, potrebbe diventare il primo grande test esterno di quella tecnologia. Non sarà però il solo a scommettere sulla ripresa di Intel: Nvidia ha investito miliardi nell’azienda, e il governo degli Stati Uniti è oggi il suo principale azionista, grazie ai fondi del CHIPS Act.
La partecipazione di Terafab si inserisce in questa logica di consolidamento della filiera americana dei semiconduttori, un obiettivo che Washington persegue da quando le tensioni con la Cina hanno reso evidente la vulnerabilità della dipendenza da TSMC.
La concentrazione che non si vede
C’è un dettaglio che passa spesso inosservato nel racconto entusiasta di questi annunci: Nvidia investe in Intel, il governo federale è azionista di Intel, e ora l’ecosistema Musk, che comprende xAI, SpaceX e Tesla, entra come partner produttivo.
I grandi attori si intrecciano, si finanziano a vicenda, si scambiano quote e ordini. Questo non rende l’accordo meno reale ma rende più difficile valutarne la solidità.
Intel ha bisogno di Terafab per dimostrare che Foundry può stare sul mercato. Musk ha bisogno di Intel per dare credibilità industriale a un progetto che, per ora, esiste più come narrativa che come fabbrica operativa. Il terawatt è un obiettivo e la prima produzione su piccola scala è attesa non prima della fine del 2026.
Nel frattempo, Intel ha guadagnato oltre il due per cento in borsa il giorno dell’annuncio.
Fonte: Reuters


