Il rapporto annuale dell’Internet Crime Complaint Center dell’FBI contiene quest’anno una novità rilevante: per la prima volta, l’agenzia ha isolato i crimini legati all’intelligenza artificiale in una categoria autonoma. Il risultato è immediato: 22.000 denunce, con perdite per 893 milioni di dollari. È la fotografia di un fenomeno della sicurezza informatica che sta appena prendendo forma.
Jake Braun, che ha lavorato alla Casa Bianca come vice direttore nazionale per la sicurezza informatica, lo dice con una formula difficile da dimenticare: “Le aziende di IA amano dire che l’IA di oggi è la peggiore che userete mai. Quel che è altrettanto vero è che queste sono le denunce legate all’IA più basse che vedremo mai”.
I criminali, in altre parole, sono ancora in fase di apprendimento. E stanno migliorando.
Quando la truffa sembra ufficiale
L’IA ha cambiato la qualità percepita delle frodi. Le comunicazioni fraudolente, spiega Michael Machtinger della Cyber Division dell’FBI, “possono sembrare molto ufficiali e molto legittime anche ai soggetti più esperti”.
Non si tratta più di email con la grammatica storpiata o telefonate con accenti improbabili. Oggi un truffatore può replicare la voce di un funzionario pubblico, clonare il numero di telefono di un’agenzia governativa, costruire un’email con loghi, intestazioni delle agenzie e il linguaggio tecnico preciso di un ufficio federale.
Il caso più emblematico nel rapporto riguarda le truffe di impersonificazione governativa, più che raddoppiate in un anno, con le denunce passate da 17.000 a oltre 32 denunce.
Il meccanismo è rodato: i truffatori si spacciano per agenti dell’FBI, convincono la vittima che i suoi beni sono a rischio per via di attività criminali, e la persuadono a svuotare i conti e depositare il denaro in chioschi fisici dove si acquista criptovaluta in contanti, i cosiddetti bancomat cripto.
Una volta trasferito, il denaro è praticamente irrecuperabile e un avvocato di Columbus, Ohio, cita nel rapporto il caso di un suo cliente di 93 anni che ha perso così 1,5 milioni di dollari.
I giovani come porta d’accesso
Ci si aspetterebbe che i nativi digitali siano i meno vulnerabili. I dati dicono invece il contrario: le denunce di crimini informatici contro under 20 hanno superato le 31.000 unità, con un aumento del 74% rispetto all’anno precedente e tre volte il dato del 2015.
Chi è cresciuto online tende a fidarsi dell’ambiente digitale per istinto. “Pensano che a essere vittime siano gli altri”, osserva Ade Clewlow di NCC Group.
C’è però un elemento tattico che il rapporto mette in luce: i criminali usano i giovani non solo come vittime dirette ma come tramite. Attraverso di loro accedono alla rete di contatti (genitori, familiari, amici adulti), moltiplicando il potenziale danno di ogni singola compromissione.
La vulnerabilità, in questo schema, non è solo individuale ma di rete.
FBI: “sette miliardi persi in cripto”
Le frodi negli investimenti in criptovalute restano la voce più pesante del bilancio complessivo: 7,2 miliardi di dollari di perdite dichiarate nel 2025, in crescita rispetto ai 5,8 miliardi dell’anno precedente.
Il meccanismo è spesso lo stesso: chi vuole investire in cripto fatica a trovare consulenti finanziari specializzati e finisce per cercare opportunità in autonomia, esponendosi a schemi fraudolenti costruiti ad arte.
L’FBI ha risposto con l’Operation Level Up, iniziativa avviata nel 2024 per identificare e contattare proattivamente le vittime di queste frodi prima che perdano tutto.
A dicembre 2025 erano state avvisate oltre 8.000 persone, con un risparmio stimato di 511 milioni di dollari. È un dato incoraggiante ma che va rapportato ai 7,2 miliardi complessivi di perdite.
Questa stessa dinamica deepfake-impersonificazione ha già fatto breccia anche in Europa. Ferrari, lo ricordiamo, aveva sfiorato una truffa sofisticata basata su voce clonata già nell’estate del 2024.
Il quadro che emerge dal rapporto FBI è quello di una criminalità che ha trovato nell’IA uno strumento moltiplicatore, non ancora padroneggiato a fondo ma già abbastanza potente da produrre danni su scala industriale.
I criminali sono ancora in curva di apprendimento ma il problema è che lo siamo anche noi.
Fonte: Wall Street Journal


