Neanche a farlo apposta, scrivevamo ieri delle ambizioni geopolitiche degli Emirati Arabi Uniti. I quali, noti per la loro abbondanza di risorse naturali come petrolio e gas, stanno cercando di ridefinire il proprio ruolo nello scenario mondiale.
Abu Dhabi, la capitale, ha da tempo avviato una strategia di diversificazione economica, e ora il Paese punta in alto: diventare un centro di rilevanza mondiale per l’intelligenza artificiale e le tecnologie correlate.
L’obiettivo è ambizioso ma gli Emirati Arabi Uniti hanno le risorse economiche non tanto per riuscirci ma senz’altro per provarci. Nona caso negli ultimi anni hanno intrapreso una serie di investimenti mirati in settori ad alto valore tecnologico, con l’intelligenza artificiale al centro della loro visione futura.
Questo sforzo (e di ciò non avevamo ancora scritto), è guidato da Mubadala, il colossale fondo sovrano del Paese, che gestisce un portafoglio di investimenti del valore di circa 300 miliardi di dollari. Fondi che Abu Dhabi sta investendo in start-up di IA, collaborando con giganti della tecnologia e cercando di attirare i principali attori globali nel campo della produzione di semiconduttori, fondamentali per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Arriviamo alla notizia del Wall Street Journal, che rilancia indiscrezioni secondo cui le due più grandi aziende di produzione di chip al mondo, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC) e Samsung Electronics, stanno discutendo la possibilità di costruire enormi complessi industriali negli Emirati Arabi Uniti.
Se questi progetti venissero concretizzati, potrebbero valere oltre 100 miliardi di dollari e rappresentare una svolta non solo per l’economia locale, ma anche per l’intera industria globale dei semiconduttori.
Le trattative con TSMC e Samsung sono ancora in una fase preliminare ma le ambizioni sono chiare: gli Emirati Arabi Uniti vogliono costruire fabbriche di chip che possano competere con le più avanzate strutture di Taiwan e Corea del Sud.
La realizzazione di questi complessi industriali permetterebbe di incrementare la produzione globale di semiconduttori, contribuendo a far fronte alla crescente domanda legata al boom dell’intelligenza artificiale. E in un contesto in cui i costi per la costruzione di una singola fabbrica di chip all’avanguardia possono superare i 20 miliardi di dollari, un progetto del genere rappresenterebbe uno degli investimenti tecnologici più imponenti mai realizzati nella regione.
Mubadala sta giocando un ruolo chiave in questo processo. Il fondo sovrano ha già alle spalle una storia di investimenti nel settore tecnologico. Nel 2008 ha preso il controllo delle operazioni di produzione di Advanced Micro Devices (AMD), trasformandole nella società GlobalFoundries, quotata in borsa nel 2021.
Oggi invece, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la sua attenzione è rivolta ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale, un settore che potrebbe richiedere investimenti globali compresi tra i 5 e i 7 trilioni (ossia migliaia di miliardi) di dollari nei prossimi anni.
Le sfide degli Emirati Arabi Uniti
Nonostante le grandi prospettive all’orizzonte e le grandi disponibilità di Mubadala, ci sono ancora sfide importanti da superare.
La prima è che produzione di chip richiede enormi quantità di acqua ultra-pura, per il lavaggio dei wafer di silicio su cui vengono poi incisi i microscopici circuiti elettronici. Gran parte dell’acqua degli Emirati Arabi Uniti è però prodotta attraverso la desalinizzazione e richiederebbe una sostanziale purificazione.
Inoltre, nel Paese manca una filiera locale consolidata per la produzione di semiconduttori e, sempre in loco, c’è difficoltà nel reperire ingegneri specializzati.
Parallelamente, il governo di Abu Dhabi è impegnato in un dialogo con gli Stati Uniti, preoccupati per il potenziale invio dei chip avanzati prodotti nella regione in Cina. Che, lo ricordiamo, è uno dei principali partner commerciali degli Emirati Arabi Uniti.
Questi negoziati saranno cruciali per ottenere il via libera definitivo per la costruzione delle fabbriche, dato il peso politico che rivestono gli equilibri commerciali internazionali.
Gli Emirati Arabi Uniti, però, non vogliono limitarsi alla produzione di chip. E, come scrivevamo, nel 2023 Microsoft ha investito 1,5 miliardi di dollari in G42, la principale azienda di intelligenza artificiale del Paese.
MGX, una società di Abu Dhabi sostenuta dal governo, ha invece annunciato un fondo da 100 miliardi di dollari per espandere e costruire data center per l’intelligenza artificiale, in collaborazione con colossi come BlackRock e Microsoft.
Il Paese ha inoltre stretto legami con grandi player del settore IA, tra cui Anthropic, in cui ha investito circa 500 milioni di dollari, e OpenAI, la società dietro ChatGPT, con cui sono in corso discussioni per partecipare all’ultimo round di finanziamenti.
Abu Dhabi, una volta sinonimo di petrolio e gas, si sta dunque rapidamente trasformando in un hub tecnologico globale. Il suo futuro sembra sempre più orientato verso l’intelligenza artificiale e i semiconduttori, settori destinati a plasmare l’economia mondiale nei prossimi decenni.
Se queste ambizioni si realizzeranno, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero ridefinire il loro ruolo nel mondo, passando da esportatori di energia a leader dell’innovazione tecnologica.


