Effetto DeepSeek: Nvidia perde 593 miliardi di dollari

da | 28 Gen 2025 | Business, IA

Delle ripercussioni finanziarie seguenti il lancio di DeepSeek, avevamo già accennato ieri. oggi, però, è il momento di tirare i primi bilanci. E per il mondo della tecnologia, quello occidentale, sono devastanti.

Ieri, infatti, i mercati tecnologici sono stati travolti da un’ondata di vendite, scatenata dal timore che DeepSeek possa minacciare il dominio di leader come Nvidia, così come di tutta la filiera correlata all’IA.

L’indice Nasdaq ha subito una flessione del 3,1% in una sola giornata, con Nvidia che ha visto le sue azioni precipitare di quasi il 17%, registrando la maggiore perdita di valore di mercato in un solo giorno mai osservata a Wall Street.

Anche altri giganti tecnologici hanno subito significative perdite: Broadcom ha chiuso con un calo del 17,4%, Microsoft ha perso il 2,1% e Alphabet ha registrato una diminuzione del 4,2%. L’indice dei semiconduttori di Filadelfia è sceso del 9,2%, con Marvell Technology in calo del 19,1%.

Le perdite non si sono limitate agli Stati Uniti. In Asia, il colosso giapponese SoftBank ha registrato un calo dell’8,3%, mentre in Europa ASML ha chiuso in ribasso del 7%.

DeepSeek e il “momento Sputnik”

La rivoluzione di DeepSeek risiede nella sua capacità di offrire un’intelligenza artificiale altamente performante a costi drasticamente inferiori rispetto ai rivali.

Il modello R1, rilasciato la scorsa settimana, è da 20 a 50 volte più economico rispetto a ChatGPT e ha già superato quest’ultimo nei download sull’App Store di Apple.

Tant’è che Marc Andreessen, celebre venture capitalist, ha definito DeepSeek il “momento Sputnik” dell’intelligenza artificiale.

L’espressione trae origine dal lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale al mondo, da parte dell’Unione Sovietica il 4 ottobre 1957. L’evento colse di sorpresa gli Stati Uniti, che fino ad allora momento si consideravano tecnologicamente superiori, e diede il via alla corsa allo spazio durante la Guerra Fredda.

Si trattò di un momento che mise in discussione il predominio scientifico e tecnologico americano, generando un senso di urgenza per recuperare terreno.

Nel contesto attuale, l’adozione di questa espressione fa capire che gli USA ora temono che DeepSeek possa trasformare il settore dell’intelligenza artificiale, costringendo i principali player globali a rivalutare strategie e investimenti.

Cambio di narrativa

Secondo Brian Jacobsen, capo economista di Annex Wealth Management, “DeepSeek potrebbe sconvolgere l’intera narrativa che ha trainato il mercato negli ultimi due anni“.

D’altronde, se DeepSeek richiede una potenza di calcolo significativamente inferiore rispetto ai concorrenti occidentali, è concreto il rischio di un calo nella domanda di chip avanzati, una minore necessità di ampliare la produzione energetica e una riduzione dell’espansione di grandi data center. Cioè i principali fattori trainanti del mercato negli ultimi due anni.

Ecco perché il chatbot cinese ha innescato vendite non solo nel comparto tecnologico ma anche in settori correlati, come quello delle infrastrutture per data center e delle utility energetiche.

Titoli come Vistra e Constellation Energy hanno registrato cali rispettivamente del 28,3% e del 20,8%.

L’invito alla calma

Non tutti però condividono questo pessimismo. Daniel Morgan, portfolio manager di Synovus Trust Company, considera la reazione dei mercati “eccessiva” e sottolinea che DeepSeek, progettato per dispositivi mobili e PC, non rappresenta una minaccia diretta per i produttori di chip destinati ai data center, come Nvidia e AMD.

Morgan anzi vede nell’attuale crisi di mercato un’opportunità per acquistare titoli di alta qualità a prezzi scontati. Chi, insomma, finora ha visto le azioni di Nvidia inavvicinabili, ora potrebbe farci un pensierino.

La vicenda DeepSeek evidenzia allora come l’intelligenza artificiale continui a essere un settore in rapida evoluzione, con nuovi concorrenti in grado di ridefinirne gli equilibri.

E dimostra anche l’inutilità delle numerose restrizioni commerciali volute dagli Stati Uniti contro la Cina. Che, come si suol dire, di necessità ha fatto virtù, trovando una soluzione algoritmica a un problema hardware creato dall’amministrazione Biden. Cui ora sta tornando indietro un boomerang potenzialmente deflagrante.

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