Droni e IA nella guerra tecnologica tra USA e cartelli della droga

by | 14 Ago 2025 | Tecnologia, IA

illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

Lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, la lotta al narcotraffico e all’immigrazione irregolare sta cambiando pelle. Alle pattuglie e agli avamposti fisici si affiancano oggi sempre più droni dotati di sistemi di intelligenza artificiale, capaci di sorvolare per ore il deserto e trasmettere in tempo reale immagini e dati alle forze dell’ordine.

Non si tratta più solo di un’iniziativa federale: sempre più spesso, sono le stesse agenzie locali di polizia e gli uffici dello sceriffo a entrare in questa nuova corsa tecnologica.

Sul lato messicano, specularmente, i cartelli della droga rispondono con mezzi analoghi, sfruttando droni ad alte prestazioni per monitorare aree desertiche statunitensi, mappare le rotte di passaggio e organizzare spedizioni di droga oltre confine.

È un’escalation tecnologica che avviene paradossalmente in un momento in cui il traffico di migranti ha raggiunto il livello più basso degli ultimi decenni, ma che trova spiegazione nella carenza di personale e nei tagli ai fondi federali, che hanno limitato le pattuglie tradizionali.

Gli occhi elettronici delle forze locali

L’ufficio dello sceriffo della contea di Cochise, che sorveglia 135 chilometri di confine tra l’Arizona e il Messico, ha avviato un programma pilota con droni della canadese Draganfly, la stessa azienda i cui UAV vengono utilizzati in Ucraina per individuare mine terrestri.

Questi modelli non sono semplici dispositivi di sorveglianza: integrano termocamere per operazioni notturne e di ricerca e soccorso, sistemi GPS per guidare in tempo reale gli agenti e sensori capaci di misurare la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio, la pressione sanguigna e il livello di ossigeno di una persona da 500 metri di distanza.

Le funzioni operative spaziano dalla ricostruzione di incidenti stradali in pochi minuti alla possibilità di inseguire auto, verificare se un sospettato di violenza domestica sia armato prima dell’arrivo della polizia e persino consegnare Narcan per contrastare un’overdose da oppioidi.

“La contea di Cochise voleva una sorveglianza collegata al proprio sistema di IA per capire cosa succede in tutte quelle aree remote del confine”, ha dichiarato ad Axios Cameron Chell, CEO di Draganfly, spiegando che l’obiettivo è fornire anche supporto aereo ravvicinato e capacità di trasporto di equipaggiamenti.

La risposta dei cartelli

Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), i cartelli messicani hanno anch’essi intensificato grandemente le loro operazioni aeree.

Steven Willoughby, vicedirettore del programma anti-droni del DHS, ha testimoniato al Senato che, solo negli ultimi sei mesi del 2024, sono stati registrati più di 27.000 voli di droni entro 500 metri dal confine meridionale, quasi sempre tra le 20 e le 4, sfruttando l’oscurità per coprire attività illecite.

Questi droni possono volare per oltre 45 minuti, raggiungere velocità superiori ai 160 chilometri orari e trasportare più di 45 chilogrammi di carico.

In Messico, alcuni modelli sono stati usati per sganciare esplosivi contro fazioni rivali, anche se non sono stati documentati episodi simili negli Stati Uniti.

La loro versatilità e capacità di penetrazione ne fanno strumenti ideali per il contrabbando di droga e armi, e la loro proliferazione complica notevolmente il lavoro delle forze di frontiera.

Tra sicurezza e libertà civili

Il confine sud degli Stati Uniti è da anni un laboratorio di sperimentazione tecnologica per la sicurezza nazionale.

I droni federali contribuiscono già a creare quello che viene definito un “muro virtuale” ma l’ingresso massiccio delle agenzie locali nella partita segna un salto di qualità.

Non tutti, però, vedono di buon occhio questa militarizzazione dei cieli. Alcuni gruppi per le libertà civili chiedono una moratoria sull’uso dei droni da parte della polizia fino all’adozione di regole chiare che ne limitino la portata e prevengano abusi.

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Per le comunità locali, la sfida invece è duplice: da un lato garantire sicurezza in territori vasti e difficili da presidiare; dall’altro evitare che strumenti nati per il contrasto al crimine diventino un meccanismo di sorveglianza permanente sui cittadini.

La nuova guerra dei droni, insomma, si gioca non solo sulle rotte del narcotraffico ma anche sul terreno delicato del rapporto tra tecnologia, controllo e libertà individuali.

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