Il Pentagono sta sviluppando strumenti di intelligenza artificiale per identificare e mappare le infrastrutture strategiche della Cina (reti elettriche, impianti di distribuzione, sistemi sensibili) in vista di un eventuale conflitto militare con Pechino.
A riferirlo è il Financial Times e non è un progetto futuro: i colloqui con le principali aziende del settore sono già in corso, secondo fonti a conoscenza dei piani. Il dipartimento della Difesa non ha rilasciato commenti.
L’obiettivo non è solo lo spionaggio. Gli Stati Uniti dispongono già di strumenti avanzati per la guerra informatica ma puntano ora a qualcosa di qualitativamente diverso: sistemi capaci di individuare falle nel software avversario, penetrare nelle reti, mappare le vulnerabilità e integrare automaticamente i risultati nella pianificazione bellica.
Meno intervento umano, ma una scala enormemente più ampia. Un ex responsabile dell’analisi sulla Cina presso la CIA ha sintetizzato la logica con un’immagine efficace: “È come il ladro nella notte che prova la porta di ogni casa finché non ne trova una lasciata aperta. L’IA può aumentare in modo esponenziale il numero di porte testate”.
Tra i possibili obiettivi, secondo fonti interne, ci sono anche le centrali elettriche vicine ai data center avversari così da colpire, in caso di conflitto, le stesse capacità di IA della Cina.
Su questo, Anthropic non ha obiezioni. Il problema è altrove.
Claude e le linee rosse
OpenAI, Anthropic, Google e xAI di Elon Musk hanno già ottenuto contratti per collaborare con il governo americano in ambito militare e della sicurezza.
Anthropic, in particolare, è stata la prima azienda di frontiera a portare i propri modelli nelle reti classificate statunitensi, la prima a farlo nei laboratori nucleari nazionali, la prima a sviluppare modelli su misura per i clienti della sicurezza nazionale. Claude è oggi l’unico modello di IA utilizzato in operazioni classificate, impiegato per analisi di intelligence, pianificazione operativa, operazioni informatiche e molto altro.
Eppure è proprio con Anthropic che il Pentagono si sta trovando sempre più in rotta di collisione. Il rapporto si è incrinato nelle scorse settimane, secondo alcune fonti, dopo che l’azienda avrebbe sollevato interrogativi sull’uso di Claude durante il raid per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Anthropic nega di aver mai obiettato ad operazioni militari specifiche. Resta il fatto che le trattative si sono incagliate su due punti precisi: l’uso dell’IA in armi completamente autonome e la sorveglianza di massa della popolazione americana. Sono le due linee rosse che Anthropic si è rifiutata di rimuovere dai propri contratti.
La risposta del segretario alla Difesa Pete Hegseth è stata diretta: o Anthropic accetta condizioni di “uso illimitato” entro le 17:01 di oggi, o verrà classificata come rischio per la catena di fornitura, una designazione riservata agli avversari degli Stati Uniti, mai applicata a un’azienda americana. Nel caso più estremo, il governo potrebbe invocare il Defense Production Act per requisire l’accesso alla tecnologia.
Dario Amodei ha risposto pubblicamente ieri sera con uno statement che non lascia spazio a interpretazioni: “Non possiamo in coscienza accettare le loro richieste.”
Perché Anthropic ha detto no
Le due eccezioni al centro dello scontro riguardano esclusivamente l’uso della tecnologia contro i cittadini americani e l’affidabilità tecnica dei sistemi, non le operazioni offensive all’estero.
Sulle armi completamente autonome, quelle che eliminano del tutto l’intervento umano nella selezione e nell’ingaggio degli obiettivi, Amodei non ha posto un veto ideologico, ma tecnico: i sistemi attuali non sono abbastanza affidabili per reggere questo compito senza mettere a rischio soldati e civili. Anthropic aveva proposto di lavorare con il Pentagono in ricerca e sviluppo per migliorare quelle capacità nel tempo. Il Pentagono ha rifiutato.
Sulla sorveglianza di massa, il ragionamento è diverso e più politico, ma il perimetro è lo stesso. E riguarda i cittadini americani, non stranieri. Amodei ha scritto che l’IA permette oggi di assemblare automaticamente e su scala enorme dati dispersi e individualmente innocui (movimenti, navigazione web, associazioni), costruendo un profilo dettagliato di qualsiasi persona.
Tecnicamente è già possibile farlo senza mandato, usando fonti pubbliche. Ma il fatto che sia legale, argomenta Amodei, dipende solo dal fatto che la legge non ha ancora raggiunto le capacità dell’IA. È un confine che Anthropic non intende attraversare.
Vale anche la pena notare la contraddizione interna alle minacce del Pentagono, che Amodei ha sottolineato esplicitamente: designare Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale e invocare allo stesso tempo una legge emergenziale perché la sua tecnologia è essenziale alla sicurezza nazionale, sono due affermazioni che si escludono a vicenda.
Un settore in tensione
Il caso Anthropic non è isolato. Dipendenti di altri laboratori (OpenAI e Google inclusi) avrebbero espresso preoccupazioni simili, secondo fonti a conoscenza della situazione. La tensione tra la missione dichiarata di sviluppare IA in modo responsabile e la pressione a consegnare quella stessa tecnologia all’uso militare senza condizioni attraversa l’intero settore.
Non è la prima volta: nel 2018, Google fu costretta a non rinnovare il contratto con il Pentagono per il progetto Maven (un sistema di analisi di immagini per droni militari), dopo le dimissioni di ricercatori interni che si rifiutavano di contribuire alla tecnologia bellica. Quella frattura non si è mai del tutto ricomposta.
Hegseth ha descritto la sua richiesta come accesso alla tecnologia per “uso lecito”. Ma è proprio il perimetro di quel “lecito” (chi lo definisce, con quali limiti, con quale controllo), a essere il cuore del problema. La posizione del Pentagono, sintetizzata da una fonte interna, è esplicita: “Non possiamo avere le mani legate quando tutto si scatena.”
Una questione che riguarda anche l’Europa
C’è una dimensione di questa vicenda che va ben oltre i confini americani. Il Defense Production Act, invocato come strumento di pressione su Anthropic, consente al governo federale di requisire l’accesso a tecnologie private in nome della sicurezza nazionale.
Se applicato, significa che un’azienda privata può essere obbligata a fornire la propria tecnologia (senza condizioni, senza limiti contrattuali), a chi ne fa richiesta per ragioni militari.
Per l’Europa, che in larga misura dipende da modelli e infrastrutture di IA americane, la domanda non è teorica: cosa succede alla neutralità di questi strumenti quando il governo che può requisirli è anche quello che li usa per pianificare operazioni belliche?
Il tema della sovranità digitale europea ha trovato finora risposta principalmente sul piano normativo (GDPR, AI Act, Digital Markets Act). Questa storia suggerisce che il problema è anche strutturale, e che nessun regolamento europeo può intervenire su ciò che accade a monte, nei laboratori e nelle sale riunioni di Washington.
Fonti: Financial Times, Washington Post


