Jeff Bezos sta mettendo insieme un fondo da 100 miliardi di dollari (circa 92 miliardi di euro) per acquisire aziende manifatturiere e trasformarle con l’intelligenza artificiale.
Non si tratta di un investimento in startup o in software: l’obiettivo è comprare industrie pesanti (produzione di chip, difesa, aerospazio) e accelerarne il percorso verso l’automazione. I documenti destinati agli investitori lo definiscono un “veicolo di trasformazione manifatturiera”.
Per raccogliere i capitali necessari, Bezos si è mosso in prima persona: negli ultimi mesi ha viaggiato in Medio Oriente per incontrare rappresentanti di fondi sovrani e poi a Singapore per allargare la base di investitori.
Per dare un ordine di grandezza, un fondo di queste dimensioni rivaleggerebbe con il Vision Fund da 100 miliardi di dollari lanciato da SoftBank nel 2017.
Project Prometheus: l’IA che simula il mondo fisico
Al centro della strategia c’è Project Prometheus, la startup di cui Bezos è diventato co-CEO l’anno scorso- È il suo primo ruolo di leadership operativa in un’azienda tecnologica da quando ha lasciato la guida di Amazon nel luglio 2021.
Prometheus non lavora sull’IA generativa che produce testi o immagini. Costruisce quelli che nel settore vengono chiamati “world model”, sistemi di intelligenza artificiale che simulano il comportamento fisico della realtà. È un salto di paradigma rispetto ai modelli linguistici: dall’elaborazione del linguaggio alla comprensione della fisica.
L’azienda intende inizialmente vendere strumenti software per la simulazione ingegneristica e la progettazione. Bezos guida Prometheus insieme a Vik Bajaj, già co-fondatore della divisione di scienze della vita di Google (oggi Verily), e la startup ha reclutato ricercatori da OpenAI e Google DeepMind.
L’anno scorso ha raccolto 6,2 miliardi di dollari, e ora è in trattative per un nuovo round fino a 6 miliardi.
Bezos: comprare, automatizzare, estrarre valore
Il piano di Bezos ha una logica precisa: usare la tecnologia di Prometheus per aumentare efficienza e redditività delle aziende acquisite dal fondo. È un modello che nel mondo del private equity si sta già sperimentando in settori come la contabilità e la gestione immobiliare, ma applicarlo alla manifattura pesante, a chipmaker e aziende della difesa, è un’altra scala.
L’ambizione è trasformare l’IA in uno strumento per ristrutturare interi comparti industriali. Le implicazioni occupazionali sono evidenti, e hanno un precedente nella storia dello stesso Bezos.
Amazon, uno dei più grandi datori di lavoro degli Stati Uniti, si è avvicinata al traguardo di avere tanti robot quanti dipendenti umani nei propri magazzini. Il modello del fondo da 100 miliardi sembra voler replicare quella traiettoria su scala globale, estendendola ben oltre la logistica.
Anche JPMorgan Chase è in trattative preliminari per partecipare al progetto, attraverso la sua Security and Resiliency Initiative, un fondo da 10 miliardi lanciato lo scorso dicembre.
L’IA entra in fabbrica
Il flusso di capitali verso l’IA applicata al mondo fisico (robotica, simulazione, automazione industriale) sta accelerando, ma il settore resta in una fase più precoce rispetto all’IA linguistica.
La presentazione di nuovi strumenti da parte di Anthropic e OpenAI hanno già provocato vendite sui titoli di aziende esposte a quei settori, e nell’ultimo anno le imprese hanno invocato l’IA in decine di migliaia di licenziamenti. Nella manifattura, la trasformazione è ancora agli inizi. Ma i capitali si stanno muovendo, e la direzione è chiara.
Bezos non è il solo in questa sua “seconda vita”. L’ex CEO di Uber Travis Kalanick ha lanciato Atoms, una startup con l’ambizione di trasformare l’industria manifatturiera con l’IA. Elon Musk continua a presentare Tesla come un’azienda di robotica, spingendo sui piani per i robot umanoidi.
È un pattern che racconta qualcosa sulla fase attuale dell’intelligenza artificiale: i fondatori della generazione precedente, quelli che hanno costruito l’e-commerce, il ride-hailing, i veicoli elettrici, si stanno riposizionando per la prossima ondata.
Non più solo software. Questa volta, la posta in gioco è il mondo fisico.
Fonte: Wall Street Journal


