Nvidia ha annunciato un finanziamento record da oltre 500 miliardi di dollari (433 miliardi di euro) e il titolo, invece di salire, è crollato in Borsa. Ieri le azioni del produttore di chip hanno chiuso infatti in calo del 2,9%, bruciando quasi 60 miliardi di dollari (52 miliardi di euro) di capitalizzazione in una sola seduta.
Paradossalmente, allora, più Nvidia mobilita capitali per far crescere l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, più gli investitori paiono farsi domande su quanto quella crescita sia davvero sostenibile.
Nvidia e i soliti noti
L’accordo, riportato per primo dal Financial Times, mette insieme sei tra i maggiori gruppi finanziari del mondo: Apollo Global, Blackstone, BlackRock, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR.
Nvidia ha confermato di aver firmato memorandum d’intesa per “mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi” destinati alla costruzione di data center, chip e produzione energetica. Le sei società creeranno pool di capitale dedicati, con condizioni di favore per i clienti Nvidia.
Jon Gray, presidente di Blackstone, ha parlato di “fiducia nella piattaforma Nvidia e nel futuro dell’infrastruttura IA”. Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato dell’azienda, ha rivendicato il passaggio da produttore di chip a costruttore di “una nuova classe di infrastrutture produttive e investibili”: le cosiddette fabbriche di IA.
Il meccanismo che preoccupa gli investitori
Nvidia da tempo non si limita a vendere hardware: finanzia anche i clienti che quell’hardware lo acquistano. Come abbiamo raccontato a proposito dell’investimento da 5 miliardi in Safe Superintelligence, il produttore di chip mette capitale nelle startup più promettenti dell’IA, che con quel capitale comprano le sue GPU.
Parte del denaro investito torna quindi a Nvidia sotto forma di ricavi. È un meccanismo che l’azienda ha già applicato a OpenAI, Anthropic, xAI e CoreWeave, e che gli analisti definiscono circolare: più cresce il numero di soggetti che dipendono dagli stessi chip e dallo stesso fornitore, più aumenta la concentrazione del rischio in caso di rallentamento del settore.
L’accordo con Wall Street cambia la scala dell’operazione. Finora Nvidia finanziava i singoli clienti uno alla volta, con i propri soldi. Ora entra nella creazione di fondi comuni gestiti da Apollo, Blackstone e gli altri cinque partner.
Quei fondi funzionano in due passaggi: raccolgono capitale da assicurazioni, casse pensione e investitori istituzionali, poi lo prestano alle aziende che vogliono comprare chip Nvidia, a condizioni agevolate.
Il risparmio previdenziale di milioni di persone entra così, con un passaggio in più, nella stessa filiera che finanzia i data center dell’intelligenza artificiale. Il risultato è che Nvidia non decide più caso per caso chi finanziare con i propri soldi: mette in piedi, insieme ai suoi partner finanziari, un canale permanente che smista capitale altrui verso i propri clienti.
Chi c’è davvero dietro ai soldi
Apollo, Blackstone e KKR non sono aziende tecnologiche. Gestiscono patrimoni assicurativi, pensionistici e di risparmio istituzionale per conto di milioni di persone, e li stanno indirizzando sempre di più verso l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale.
Negli ultimi anni questi stessi gruppi hanno già assemblato operazioni simili per aiutare Anthropic a finanziare la propria spesa in chip e data center, e hanno costruito finanziamenti multimiliardari per Meta e Intel, strutturati fuori dai bilanci delle aziende stesse.
Jim Zelter, presidente di Apollo, ha parlato di “oltre 8mila miliardi di dollari” (6.930 miliardi di euro) di capitale privato pronto a confluire nel settore.
Una corsa che non conosce pause
I grandi gruppi cloud, da Meta a Oracle fino a Microsoft, Alphabet e Amazon, hanno intanto aumentato la spesa in infrastruttura IA a ritmi mai visti: secondo Morgan Stanley gli hyperscaler investiranno 3.500 miliardi di dollari (3.030 miliardi di euro) tra il 2026 e il 2028.
È una cifra che spiega perché le aziende tecnologiche stiano attingendo a ogni fonte di liquidità disponibile: azioni, obbligazioni investment grade e high yield, debito cartolarizzato, credito privato, project finance.
Nvidia, che vale oggi 5.260 miliardi di dollari (4.556 miliardi di euro) e ha moltiplicato il proprio valore di 15 volte dalla fine del 2022, si trova al centro esatto di questo flusso di denaro.
Fonte: Financial Times


