DeepSeek riappare e avverte: “L’IA cambierà tutto, e non in meglio”

by | 8 Nov 2025 | IA

Victor Chen Deli, ricercatore senior di DeepSeek. | Foto: Reuters
Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo mesi di silenzio, DeepSeek è tornata a mostrarsi in pubblico alla World Internet Conference di Wuzhen, nella provincia di Zhejiang.

È la prima volta che la startup cinese, diventata una celebrità mondiale con il suo modello di intelligenza artificiale open source a basso costo, si presenta davanti a un pubblico dopo il boom di inizio anno.

Sul palco, accanto ai CEO di altre cinque aziende, tra cui Unitree e BrainCo, è salito Victor Chen Deli, ricercatore senior dell’azienda.

La stampa cinese ha ribattezzato le aziende “i sei piccoli draghi” dell’intelligenza artificiale, una definizione che racconta bene l’orgoglio tecnologico che Pechino vuole proiettare al mondo. Ma l’intervento di Chen è stato tutto fuorché trionfalistico.

“Nel lungo periodo, l’IA sarà una sfida per la società”

“Nel breve termine l’intelligenza artificiale può essere un grande aiuto per gli esseri umani”, ha detto Chen Deli. “Ma entro 5-10 anni potrebbe diventare abbastanza avanzata da sostituire parte del lavoro umano. Le aziende di IA devono essere consapevoli di questi rischi.”

Poi, quasi in controtendenza con l’euforia che circonda il settore, ha aggiunto: “Nei successivi 10-20 anni, l’IA potrebbe sostituire il resto del lavoro umano e la società dovrà affrontare una sfida enorme. In quel momento, le aziende tecnologiche dovranno assumere il ruolo di difensori”.

“Sono estremamente positivo sulla tecnologia, ma vedo in modo negativo l’impatto che potrebbe avere sulla società”, ha quindi concluso. Parole che, pronunciate in un contesto ufficiale e sotto lo sguardo delle autorità, suonano come una voce fuori dal coro.

DeepSeek: dalla gloria al silenzio

La parabola di DeepSeek è iniziata lo scorso gennaio, quando la società ha presentato un modello di IA open source capace di superare i principali sistemi statunitensi. Da quel momento, è diventata il simbolo dell’autonomia tecnologica cinese in un’epoca di sanzioni e tensioni con Washington.

Il fondatore e CEO, Liang Wenfeng, era stato poi ricevuto dal presidente Xi Jinping a febbraio, in un incontro televisivo con imprenditori locali. Da allora, però, DeepSeek ha evitato le grandi conferenze tecnologiche, mantenendo un profilo basso e comunicando solo tramite annunci tecnici.

Un silenzio che non ha fermato l’attenzione del governo, che ha continuato a presentarla come l’esempio più brillante della resilienza cinese nella corsa all’intelligenza artificiale.

La scommessa sui chip cinesi

In settembre, DeepSeek ha presentato una nuova versione “sperimentale” del suo modello V3, più efficiente nell’addestramento e capace di elaborare testi più lunghi. Ma il colpo di scena è arrivato in agosto, quando l’azienda ha annunciato un aggiornamento ottimizzato per i chip prodotti in Cina.

Quel comunicato è bastato a far decollare in Borsa i titoli di società come Cambricon e Huawei, che avevano già realizzato hardware compatibile con i modelli di DeepSeek. Una dimostrazione di come, nel pieno della competizione tecnologica con gli Stati Uniti, la startup sia diventata un motore di fiducia e orgoglio per tutto il settore dei semiconduttori cinesi.

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C’è allora una certa ironia nel vedere il “piccolo drago” che teme la propria fiamma. Da un lato DeepSeek rappresenta l’emblema della nuova frontiera tecnologica cinese, capace di competere con OpenAI o Google DeepMind; dall’altro, una delle sue voci più autorevoli avverte che quell’avanzata potrebbe travolgere la società.

In un Paese dove l’IA è ormai considerata una questione di sovranità nazionale, il messaggio di Chen Deli induce a una riflessione importante: anche i simboli dell’innovazione, a volte, hanno paura delle proprie creazioni.

Fonte: Reuters

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