Alibaba vs. DeepSeek: la guerra per l’IA open source infiamma la Cina

by | 28 Lug 2025 | IA

DeepSeek | Foto: Matheus Bertelli/Pexels
Tempo di lettura: 2 minuti

Nello scrivere di intelligenza artificiale, dobbiamo ammetterlo, gli Stati Uniti monopolizzano la stragrande maggioranza delle nostre news. Eppure, la scena cinese è enormemente più ricca e frizzante di quella americana, che ormai si sta cristallizzando attorno ai soliti nomi.

Ecco perché oggi abbiamo voluto dare un’occhiata dall’altra parte della Grande Muraglia, scoprendo che è in atto un cambio di paradigma sul quale è opportuno fare luce.

Il dominio di Deepseek sta vacillando

Fino a pochi mesi fa, DeepSeek era la regina indiscussa dell’intelligenza artificiale open source in Cina. I suoi modelli coprivano oltre il 99% (!) dell’utilizzo su PPIO, una delle principali piattaforme cloud del Paese, ma qualcosa è cambiato.

Secondo gli ultimi dati rilasciati dal provider stesso, la quota di mercato di DeepSeek è scesa all’80% nel mese di giugno. A mettere in discussione questa leadership è stato un mix esplosivo di alternative sempre più competitive, nate spesso in seno a startup emergenti.

Uno dei protagonisti di questa nuova fase è Qwen, la famiglia di modelli lanciata da Alibaba e aggiornata significativamente nel mese di aprile. Se a gennaio la sua presenza su PPIO era inferiore all’1%, oggi ha superato il 10%.

In alcuni momenti, come alla fine di maggio, l’utilizzo dei Qwen ha persino superato quello di DeepSeek, arrivando a rappresentare il 56% del traffico sulla piattaforma. Un sorpasso temporaneo, certo, ma indicativo di una tendenza che potrebbe consolidarsi.

L’avanzata delle startup

Non è tutto. Il 12 luglio PPIO ha aggiunto al proprio catalogo anche Kimi-K2-Instruct, un modello open source sviluppato da MoonShot AI, startup sostenuta proprio da Alibaba, che sta già ottenendo un’adozione internazionale significativa.

A inizio anno, PPIO aveva già puntato sui modelli V3 e R1 di DeepSeek, contribuendo alla loro rapida diffusione nel mercato, ma oggi gli utenti sembrano orientarsi verso una maggiore diversificazione.

Se alcuni di questi nomi dovessero sembrarvi sconosciuti, non fatevene un problema. La Cina può ormai contare su oltre 1.500 modelli di IA (avete letto bene: millecinquecento) sviluppati localmente, in gran parte open source, e la varietà dell’offerta rappresenta uno dei fattori chiave che stanno ridefinendo gli equilibri.

E startup come Zhipu AI, con sede a Pechino, stanno guadagnando spazio e visibilità, puntando su efficienza, usabilità e prestazioni.

“Dallo scorso maggio, la quota di DeepSeek sulla nostra piattaforma è diminuita a causa dell’arrivo di modelli eccellenti, che hanno offerto agli utenti una maggiore varietà di scelta”, ha dichiarato PPIO. Un’affermazione che fotografa bene lo stato attuale del mercato: competitivo, fluido e in continua trasformazione.

Il richiamo globale di Deepseek

Nonostante il calo di quota in patria, DeepSeek mantiene una reputazione solida a livello internazionale. Secondo un recente sondaggio condotto dalla società di consulenza Artificial Analysis, è il modello open source più apprezzato a livello globale: oltre la metà degli intervistati, compresi quelli cinesi, ha dichiarato di essere pronta ad adottarlo.

Inoltre, sulla piattaforma statunitense OpenRouter, sia DeepSeek che Qwen figurano nella top ten mondiale, con quote rispettivamente del 20% e del 10,5%, subito dietro ai modelli di Google e Anthropic (sostenuta da Amazon).

La sfida ora si gioca su più fronti: mantenere la leadership nazionale, tenere testa alla crescente pressione competitiva e non perdere il treno dell’adozione globale.

DeepSeek dovrà tornare a farsi sentire, anche sul piano dell’innovazione: i suoi modelli di nuova generazione sono attesi da tempo, ma finora l’azienda è rimasta in silenzio. E in un mercato come quello dell’IA, l’inerzia si paga cara.

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