Le parole arrivano in un momento in cui il mercato sembra voler ignorare qualsiasi segnale di raffreddamento: Sundar Pichai, CEO di Google, ha ammesso alla BBC che nel boom dell’intelligenza artificiale sta maturando una certa “irrazionalità”.
È un riconoscimento pesante, perché arriva dal timoniere di una delle aziende simbolo della trasformazione digitale contemporanea. “Se la bolla dovesse scoppiare, penso che nessuna azienda sarà immune, compresa la nostra”, ha poi aggiunto Pichai, richiamando un clima di euforia che sempre più investitori iniziano a osservare con prudenza.
Pichai a la lezione dell’era Internet
Per Pichai, il momento storico ricorda molto la stagione delle dot-com. All’epoca si investì troppo e troppo in fretta ma il valore strutturale della rete non venne mai realmente messo in discussione.
“Possiamo guardare a ciò che è stato Internet. È chiaro che ci sono stati eccessi negli investimenti, ma nessuno di noi metterebbe in dubbio quanto Internet sia stato profondo”, ha spiegato.
L’intelligenza artificiale segue la stessa traiettoria: un misto di slancio razionale e irrazionale che spinge le aziende a correre, anche quando non è chiaro quanto questa corsa potrà durare. E mentre gli investitori continuano ad acquistare azioni legate all’IA, cresce la domanda su quanto tempo reggerà un’accelerazione che vale già trilioni di dollari in spesa programmata.
Alphabet ai massimi storici
Il paradosso è che, mentre Pichai avverte dei rischi, Alphabet continua a macinare record. Le azioni della società madre di Google hanno chiuso la settimana ai massimi storici, dopo un balzo del 51% dall’inizio dell’anno.
La domanda di infrastrutture di IA non accenna a diminuire, trainata sia dal settore enterprise sia dalla crescente popolarità del modello Gemini, sempre più adottato dai consumatori. Il trend positivo si è riflesso anche nelle contrattazioni premarket, dove il titolo ha continuato a mostrare un timido ma costante ottimismo.
Il peso delle parole di Pichai assume un ulteriore significato se si guarda al momento attraversato dall’azienda. Google è reduce dal lancio di Gemini 3, il suo nuovo modello di punta che ha segnato un salto generazionale in prestazioni, capacità di coding e benchmark.
Un lancio strategico che ha rafforzato il posizionamento del gruppo nella competizione con OpenAI e Microsoft, e che ha contribuito a mantenere alta la fiducia degli investitori.
Ed è proprio qui che la dichiarazione di Pichai si fa più interessante: se anche l’azienda più strutturata del settore riconosce la presenza di eccessi, il messaggio implicito è che nessuno può considerarsi al riparo.
Fonte: BBC


