Il Regno Unito di Starmer sfida la regolamentazione UE sull’IA

by | 25 Ott 2024 | IA, Politica

Tempo di lettura: 4 minuti

L’Europa, con la sua ambiziosa e rigorosa visione legislativa, sta promuovendo una regolamentazione stringente dell’intelligenza artificiale, scommettendo su un modello che mira a proteggere i diritti dei cittadini e a garantire trasparenza e sicurezza.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, mentre l’UE definisce un quadro normativo complesso, che impone limiti e controlli ai modelli di IA più avanzati, altre potenze globali, dagli Stati Uniti alla Cina, sembrano privilegiare un approccio più flessibile. O deregolamentato, per dirla diversamente.

Questo disallineamento rischia di trasformarsi in un boomerang per l’industria tecnologica europea, minacciata da una fuga di talenti e investimenti verso mercati più permissivi.

E ora ci si mettono anche gli UK…

Con l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha voluto mettersi nella posizione di avere le mani libere da qualunque impedimento comunitario.

La news che ci apprestiamo a dare, diffusa da Bloomberg, conferma quanto le prese di posizione europee, ancorché formalmente e ideologicamente corrette, possano trovare difficile applicazione in un mondo che sostanzialmente se ne infischia.

Ecco allora il Primo Ministro britannico Keir Starmer cercare di posizionare gli UK come un punto di riferimento globale nel settore dell’intelligenza artificiale.

Una mossa strategica, la sua, che vuole capitalizzare la crescente insoddisfazione dell’industria tecnologica verso le stringenti normative dell’Unione Europea e rassicurare gli investitori sulla direzione del nuovo governo laburista.

“Abbiamo un vantaggio competitivo sull’UE”

Durante il primo summit di investimento organizzato dal Partito Laburista la scorsa settimana, Starmer ha descritto l’IA come un’“opportunità” piuttosto che una minaccia, sostenendo che il Paese “deve correre verso” questa tecnologia.

Al fianco dell’ex CEO di Google, Eric Schmidt, il premier ha delineato una visione del Regno Unito come un luogo aperto e pronto a sperimentare, in contrasto con le regolamentazioni più rigide di Bruxelles.

Starmer intende rafforzare il ruolo dell’IA nel settore pubblico britannico con politiche che includano l’istituzione di nuovi centri di calcolo, una semplificazione della burocrazia digitale, e una legge che regolamenti i modelli più avanzati.

Il Segretario per la Scienza e la Tecnologia, Peter Kyle, ha già annunciato un piano per attrarre investimenti con incentivi mirati e per snellire le normative relative alla costruzione dei data center, fondamentali per supportare le tecnologie emergenti.

“Abbiamo ora un vantaggio competitivo sull’UE”, ha dichiarato Kyle in un’intervista a Bloomberg News, sottolineando come il Regno Unito possa attrarre capitali grazie a politiche meno restrittive.

Una strada in salita

Tuttavia, la visione di Starmer si scontra con i tagli di bilancio e un’iniziale confusione comunicativa.

Il governo laburista infatti ha recentemente cancellato 1,3 miliardi di sterline in finanziamenti destinati a progetti nazionali di calcolo, tra cui 800 milioni di sterline per lo sviluppo di un supercomputer all’Università di Edimburgo, citando una “terribile eredità” di promesse finanziarie non sostenute dai precedenti governi conservatori.

La confusione sul futuro dell’IA nel Regno Unito non è comunque solo economica, ma anche politica. Il precedente primo ministro Rishi Sunak aveva impostato un’agenda ambiziosa, promuovendo il Regno Unito come centro per la sicurezza dell’IA con iniziative come il primo summit globale sul tema.

Con Sunak, l’interesse per l’IA era evidente, mentre sotto Starmer l’approccio sembra meno deciso, generando preoccupazioni tra i leader del settore.

James Wise, partner presso la società di venture capital Balderton Capital, ha osservato che l’amministrazione laburista non sembra avanzare con la rapidità necessaria. “Manca ancora chiarezza sulla direzione da seguire”, ha dichiarato, segnalando una diffusa insoddisfazione per l’apparente lentezza della nuova leadership. 

Infrastruttura digitale e riforma dei servizi pubblici

 Il governo laburista, tuttavia, continua a ribadire il proprio impegno per una riforma del settore pubblico attraverso l’uso dell’IA, come dimostra un nuovo disegno di legge per l’utilizzo dei database pubblici per ridurre la burocrazia in ambiti come la sanità e la polizia.

Secondo il governo, questa misura potrebbe portare a un incremento di 10 miliardi di sterline per l’economia del Paese, rafforzando il ruolo dell’IA nella modernizzazione del settore pubblico.

Per molti, però, la vera sfida resta nel dare al settore privato le condizioni necessarie per competere globalmente.

La Tony Blair Institute, attraverso il responsabile delle politiche Benedict Macon-Cooney, ha sottolineato che, sebbene sia fondamentale puntare sui servizi pubblici, il Regno Unito ha bisogno anche di “aziende di punta” per guidare l’innovazione tecnologica.

Il rischio di una fuga di talenti e capitali

Il settore tecnologico britannico, pur vantando aziende all’avanguardia come DeepMind di Google e investimenti significativi in IA, teme che il Paese possa perdere il suo status competitivo a causa di una combinazione di politiche fiscali poco favorevoli e di una bassa liquidità nel mercato azionario.

Quest’anno i venture capital britannici hanno investito 3,7 miliardi di dollari in aziende di IA, una cifra modesta rispetto agli investimenti statunitensi, e in calo rispetto ai 5,8 miliardi del 2021. “I laburisti stanno dicendo le cose giuste,” ha dichiarato Marc Warner, CEO della società di IA Faculty, “ma è il momento di passare ai fatti.”

Il partito di Starmer si trova dunque a un bivio: se vorrà trasformare il Regno Unito in un leader globale dell’IA, dovrà non solo rassicurare gli investitori, ma fornire risorse adeguate e un quadro normativo chiaro.

Altrimenti, il rischio è che questa opportunità sfumi, lasciando spazio ad altre nazioni pronte a colmare il vuoto. Nazioni tra le quali non troveremo probabilmente l’Europa, che rischia sempre più di trovarsi ai margini della corsa globale all’IA.

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