Microsoft e Apple hanno deciso di non entrare nel consiglio di amministrazione di OpenAI, nonostante ne avessero il diritto. Si tratta di una decisione sorprendente che evidenzia la crescente attenzione che gli organi regolatori hanno sull’influenza che le Big Tech stanno esercitando nel campo dell’intelligenza artificiale.
Microsoft, che ha investito 13 miliardi di dollari nell’azienda che ha creato ChatGPT, si ritirerà dal suo ruolo di osservatore nel consiglio, come indicato in una lettera inviata a OpenAI martedì, come riportato da Bloomberg News. Apple avrebbe dovuto assumere un ruolo simile, ma un portavoce di OpenAI ha dichiarato che la startup non avrà osservatori nel consiglio dopo la partenza di Microsoft.
I regolatori negli Stati Uniti e in Europa avevano espresso preoccupazioni riguardo all’influenza di Microsoft su OpenAI, facendo pressione sull’azienda affinché dimostrasse di non esercitare un controllo sulla sua gestione. Microsoft, infatti, ha integrato i servizi di OpenAI in Windows attraverso Copilot AI e, come altre grandi aziende tecnologiche statunitensi, conta di fare leva su questa nuova tecnologia per stimolare la crescita del suo sistema operativo.
Tuttavia questa mossa probabilmente non placherà le preoccupazioni della Federal Trade Commission degli Stati Uniti riguardo alla partnership tra Microsoft e OpenAI, ha detto una fonte vicina all’agenzia. Altri regolatori probabilmente la pensano in maniera similare perché questo cambiamento non modifica i legami stretti che l’azienda di Bill Gates ha con la startup.
“La rinuncia di Microsoft al suo posto nel consiglio di OpenAI è solo un’altra mossa sulla scacchiera,” ha detto Cori Crider, direttore di Foxglove, il cui studio legale spinge per un maggiore controllo antitrust sulla relazione tra le due aziende. “Le Big Tech sanno che stanno giocando al gatto e al topo con gli organi antitrust riguardo l’IA.”

Secondo Justin Teresi, analista di contenziosi di Bloomberg Intelligence, e Anurag Rana, analista tecnologico di Bloomberg Intelligence, la mossa di Microsoft e Apple di rinunciare al ruolo di osservatori nel consiglio di OpenAI potrebbe essere motivata dalla necessità di allentare la pressione delle istituzioni, ma di sicuro non riduce la loro influenza sulla strategia di prodotto dell’azienda di Sam Altman né metterà fine alle indagini dell’antitrust.
Microsoft è da tempo sotto controllo per una presunta posizione di dominio nel campo dell’intelligenza artificiale. A gennaio, la Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha detto che sta esaminando l’investimento che Microsoft ha fatto in OpenAI come parte di un’inchiesta più ampia sulle grandi aziende tecnologiche e le loro partnership con le startup di IA.
Separatamente, gli Stati Uniti stanno verificando anche se l’azienda abbia notificato correttamente alle agenzie antitrust il suo accordo con un rivale di OpenAI, Inflection AI.
Anche i regolatori europei hanno dichiarato di voler indagare Microsoft riguardo all’uso esclusivo della sua tecnologia da parte di OpenAI, e il regolatore della concorrenza del Regno Unito sta valutando un’indagine più approfondita per verificare il legame sempre più stretto tra le due aziende.
Il Regno Unito sta anche esaminando la collaborazione da 4 miliardi di dollari tra Amazon e la società di intelligenza artificiale Anthropic, esprimendo preoccupazione che le grandi aziende tecnologiche stiano utilizzando queste partnership per fagocitare un’eventuale concorrenza prima che questa diventi troppo grande da controllare. Gli Stati Uniti stanno indagando anche sulla posizione dominante di Nvidia nel campo dei chip per l’IA.
Le più grandi aziende tecnologiche statunitensi, tra cui Microsoft, Nvidia, Alphabet e Amazon, hanno investito decine di miliardi di dollari in attività legate all’IA. Sebbene questi investimenti e queste partnership tecnologiche siano vitali per questo genere di startup, i regolatori hanno espresso preoccupazioni sul fatto che l’accesso ai prodotti più innovativi di queste aziende IA venga controllato dalle aziende tecnologiche che già dominano altre piattaforme.


