Quest’anno, per la prima volta, ai concorrenti dei prestigiosi premi Pulitzer e Polk Awards è stato richiesto di dichiarare l’uso di AI generativa nelle loro proposte. Ed è emerso che cinque dei finalisti ai premi Pulitzer hanno fatto affidamento sull’intelligenza artificiale. A confermarlo è l’amministratore del premio stesso, Marjorie Miller.
Questa procedura, che impone per la prima volta la trasparenza sull’uso dell’IA (esclusivamente nella categoria giornalistica), viene adottata nell’anno in cui i Pulitzer vedono la partecipazione di circa 1.200 lavori.
L’interesse verso l’IA ha preso forma l’anno scorso, motivato dalla crescente diffusione delle tecnologie di IA generativa e machine learning. “Gli strumenti di intelligenza artificiale all’epoca avevano una reputazione del tipo ‘oh no, arriva il diavolo'”, ha commentato Miller, sottolineando l’iniziale curiosità e la cautela del consiglio verso le potenzialità e i pericoli di questa nuova tecnologia.
La formazione sull’IA fornita al consiglio del Pulitzer da Mark Hansen, professore alla Columbia Journalism School, ha mirato ad esplorare l’ampio spettro delle sue applicazioni nelle redazioni, dalla gestione di grandi database all’automazione della raccolta di dati. “La vedo come un’opportunità per assaggiare la creatività che i giornalisti stanno portando all’IA generativa, anche in questi primi giorni”, ha dichiarato Hansen.
Parallelamente, i George Polk Awards stanno ragionando su come integrare l’IA. Il premio prende il nome da George Polk, un giornalista assassinato nel 1948 mentre copriva la guerra civile greca. Il premio è stato istituito per riconoscere il coraggio dei reporter investigativi e la loro perseveranza e ingegnosità.
John Darnton, curatore dei premi Polk, afferma che è in corso una riflessione su come l’IA generativa possa convivere coi valori del giornalismo investigativo. “Se l’IA [generativa] fosse una parte essenziale di una candidatura, la guarderei con sospetto”, ha affermato Darnton.
Darnton non esclude a priori l’uso dell’IA, proponendo un approccio in cui i candidati sono invitati a specificare l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle loro presentazioni. Questo consentirebbe una valutazione personalizzata di ogni lavoro, mantenendo aperte le porte all’innovazione tecnologica.
La discussione su come i premi giornalistici dovrebbero adattarsi all’evoluzione dell’IA riflette il rapporto tra tradizione e innovazione. Mentre l’industria cerca di bilanciare questi due aspetti, l’adozione dell’intelligenza artificiale nel giornalismo è un territorio ancora inesplorato, ricco di potenziale ma anche di interrogativi sulla sua integrazione etica.


