Stando a quanto riferisce IFI Claims, IBM e non Microsoft, Google o OpenAI, è l’azienda che ha presentato il maggior numero di domande di brevetto legate all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni. Si tratta di un dato significativo perché i brevetti sono l’indicatore della forza della ricerca di una nazione, e l’aumento del volume complessivo delle domande di brevetti legati all’IA, dimostra un forte interesse da parte delle grandi aziende tecnologiche.
Il primato di IBM potrebbe suggerire che il suo impegno nell’intelligenza artificiale sia più che una semplice strategia di marketing. Secondo l’analisi di IFI Claims, IBM ha effettuato 1591 domande di brevetto legate all’IA, seguita da Google, Microsoft, Samsung, Intel, Adobe, Capital One e dalla cinese Baidu. Più del 22% di questi brevetti riguarda l’IA generativa, con un tasso di crescita annuo del 16% negli ultimi cinque anni.
Sorprendentemente OpenAI, l’azienda di ChatGPT, pioniere dell’IA, non figura nemmeno tra le prime 25 aziende nella lista. IFI Claims ha trovato solo una domanda di brevetto di OpenAI, diventata pubblica di recente, il che suggerisce che l’azienda protegga la sua proprietà intellettuale ricorrendo ai segreti industriali piuttosto che ai brevetti.
IBM ha dichiarato di voler adottare un approccio più selettivo ai brevetti, concentrandosi su aree chiave come l’IA. In questo ambito i suoi brevetti si dividono tra immagini, discorso, testo e video, così come quelli di Google e Samsung. Quelli di Nvidia, invece, si focalizzano maggiormente su immagini e video, mentre quelli di Apple sul linguaggio.
Resta però sempre da affrontare il tema del trattamento delle invenzioni prodotte dall’IA stessa: la legge infatti non ha ancora stabilito come trattare le invenzioni generate dall’IA, e la maggior parte delle forme di protezione della proprietà intellettuale richiede un’opera di ingegno umano.


