Hyundai Motor Group ha svelato al CES di Las Vegas il piano per produrre 30.000 robot umanoidi Atlas all’anno entro il 2028.
Non si tratta di prototipi da laboratorio o di esperimenti isolati: l’obiettivo è la produzione di massa nello stabilimento Metaplant della Georgia, vicino a Savannah, dove il gruppo sudcoreano assembla già veicoli elettrici e ibridi come Ioniq 5 e Ioniq 9. Da lì, gli umanoidi verranno distribuiti nelle fabbriche e nei magazzini Hyundai, Kia e Genesis in tutto il mondo.
Boston Dynamics, acquisita da Hyundai nel 2021, passa così dalla ricerca alla scala industriale. E il suo robot Atlas, in sviluppo da oltre un decennio, è pronto per uscire dalle demo e affrontare il lavoro reale in catena di montaggio.
Il dispiegamento sarà graduale ma ambizioso. Dal 2028, i primi Atlas lavoreranno su compiti con comprovati benefici di sicurezza e qualità, come la sequenziazione dei componenti. Entro il 2030, saranno addestrati per assemblare parti di veicoli.
Nel tempo assumeranno mansioni più complesse che comportano movimenti ripetitivi e carichi pesanti: Atlas può sollevare fino a 50 chili, opera in autonomia e può essere formato per la maggior parte dei compiti in meno di un giorno.
Hyundai sostiene che questo renderà il lavoro “più sicuro e meno faticoso” per i dipendenti umani. La retorica è quella solita dell’integrazione, non della sostituzione. Ma quando si parla di 30.000 unità prodotte ogni anno, il confine tra affiancamento e rimpiazzo diventa sottile.
Lo stesso stabilimento di Savannah, lo ricordiamo, è finito sui giornali a settembre per un raid dell’ICE presso una joint venture collegata per la produzione di batterie.
Hyndai e la corsa agli umanoidi industriali
Hyundai non è l’unica a muoversi lungo questa strada. Tesla prevede di avviare la produzione del suo robot Optimus entro la fine del 2026, con Elon Musk che ha promesso agli investitori a ottobre la presentazione dell’ultima versione tra febbraio e marzo.
Mercedes-Benz ha acquisito una partecipazione in Apptronik e sta testando i suoi umanoidi in alcune fabbriche tedesche. BMW sperimenta i robot di Figure AI nello stabilimento di Spartanburg, in South Carolina, anche se non ha ancora confermato un’integrazione nelle linee di produzione. Sul fronte cinese, Unitree guida un gruppo di aziende che si preparano a quotarsi in borsa e puntano al mercato domestico e globale.
Boston Dynamics, intanto, ha già messo a terra risultati concreti con i suoi altri modelli: Spot, il robot quadrupede, esegue raccolta dati e monitoraggio della sicurezza in vari siti industriali, compreso quello di Savannah. Stretch, progettato per i magazzini, ha scaricato più di 20 milioni di scatole dal suo lancio nel 2023.
La partita si gioca su più livelli. Hyundai punta sull’integrazione tra l’expertise robotica di Boston Dynamics e la propria capacità manifatturiera su scala globale. A supporto dell’operazione ci sono partnership strategiche con Google DeepMind e NVIDIA, i due colossi che stanno ridefinendo l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale.
L’intero ecosistema del Gruppo Hyundai è mobilitato: l’annuncio al CES aggiunge dettagli a un piano di investimenti da 26 miliardi di dollari negli Stati Uniti, che include un nuovo stabilimento siderurgico in Louisiana e l’espansione della produzione di veicoli in Georgia.
Il Metaplant di Savannah ospiterà anche una nuova struttura per l’addestramento dei robot, prevista per quest’anno. È una scommessa sul cosiddetto reshoring manifatturiero avanzato: riportare la produzione negli Stati Uniti, ma con una forza lavoro sempre più robotizzata.
La questione irrisolta dell’impiego
Resta aperta la domanda fondamentale: cosa succede agli operai umani quando arrivano 30.000 robot capaci di lavorare in autonomia, apprendere rapidamente e operare 24 ore su 24?
Le aziende parlano di complementarità, di liberare i lavoratori dalle mansioni più gravose e pericolose. Ma la storia industriale insegna che l’automazione procede per fasi: prima affianca, poi sostituisce. E quando la sostituzione avviene su scala di massa, le conseguenze sociali ed economiche sono profonde.
Nel caso della robotica umanoide applicata alla manifattura, manca ancora un vero dibattito regolatorio e sociale. Non ci sono linee guida condivise su come gestire la transizione, su quali garanzie offrire ai lavoratori, su come redistribuire i guadagni di produttività. Hyundai, Tesla, Mercedes procedono a velocità industriale; la politica e la società arrancano alle loro spalle.
Fonte: Axios


