Nel corso del Google Cloud Next 2025, l’evento che si sta tenendo in queste ora a Las Vegas, l’azienda di Mountain View ha svelato la sua nuova strategia IA per il cloud.
Ossia trasformare l’intelligenza artificiale in un ecosistema operativo fatto di agenti, strumenti autonomi e integrati capaci di svolgere compiti complessi all’interno delle aziende.
Non più semplici chatbot o assistenti generici, dunque, ma veri e propri attori digitali, costruiti sulla piattaforma Gemini e orchestrati tramite Google Cloud.
Agentspace: la vetrina degli agenti AI
Riassumere in un articolo quanto detto in un’ora fitta di dati e slide è pressoché proibitivo. Possiamo provarci (riuscirci è un’altra cosa) partendo da Google Agentspace, una sorta di App Store dedicato, in cui è possibile scoprire, configurare ed eseguire agenti IA, sia pronti all’uso che personalizzabili.
La galleria mostra esempi concreti come l’agente Data Scientist per l’analisi dei dati, strumenti per la ricerca approfondita, la generazione di idee e l’interazione con Looker per esplorare e interrogare i propri dati.
Ogni agente è pensato per svolgere un compito mirato, con l’obiettivo di integrarsi nel flusso di lavoro dell’utente e automatizzarlo in modo intelligente.
Vertex AI è la piattaforma di machine learning di Google Cloud che consente di sviluppare, addestrare, distribuire e gestire modelli di intelligenza artificiale all’interno di un ambiente unificato e scalabile.
In questo ambito Google ha presentato il Protocollo di interoperabilità, il protocollo Agent2Agent e un marketplace per agenti intelligenti, tutti pensati per facilitare l’integrazione e la cooperazione tra sistemi. A questi si affiancano l’Agent Development Kit, il motore Agent Engine e l’ambiente di sviluppo Agent Garden.
Particolarmente significativa è l’integrazione con Google Maps, che consente agli agenti di acquisire una comprensione più dettagliata del contesto geografico e del mondo reale.

Gemini al lavoro in Workspace: 2 miliardi di richieste al mese
Kristina Behr, VP di Google Workspace, ha mostrato come l’integrazione di Gemini negli strumenti di produttività stia già avendo un impatto massiccio.
Ogni mese vengono effettuati oltre 2 miliardi di suggerimenti (chiamati assist) da parte dell’IA, che supporta la scrittura di testi, l’organizzazione di documenti, la generazione di riassunti e la gestione di email.
L’intelligenza artificiale può suggerire modifiche nei documenti Google, analizzare fogli di calcolo o addirittura automatizzare flussi interni grazie alla funzionalità Workspace Flows, dove gli agenti diventano elementi attivi nei processi collaborativi.
Sul piano dei modelli, la conferma dell’arrivo di Gemini 2.5 nelle versioni Flash e Pro si accompagna al lancio di una nuova generazione di modelli: Imagen 3 per la generazione di immagini, Chirp 3 per la comprensione vocale, Veo 2 per la generazione video e Lyria per la produzione musicale.

Help Me Analyze: l’IA svela gli insight nei dati
Tra le novità più attese c’è la funzione Help Me Analyze per Google Sheets, una modalità conversazionale per ottenere analisi dei dati istantanee e spiegazioni automatiche.
Gemini così non si limita più a fornire formule ma interpreta i dati, evidenzia correlazioni, suggerisce azioni e risponde a domande specifiche. Il tutto in linguaggio naturale, abbattendo le barriere tra dati grezzi e comprensione decisionale.
L’assistenza clienti diventa conversazionale
Carrie Tharp, VP Global Solutions & Industries, ha introdotto la Customer Engagement Suite, un nuovo pacchetto che unifica tutti gli strumenti IA dedicati all’assistenza clienti.
Da agenti vocali realistici alla comprensione delle emozioni, fino al supporto video in streaming e alla generazione automatica di agenti tramite AI: l’intero pacchetto è pensato per Contact Center e customer service.
Gli agenti operano su tre livelli: lato cliente, lato operatore e lato supervisore. Ogni utente è affiancato da un AI specializzato che migliora efficienza, empatia e qualità del servizio.

Le aziende ci sono già: Wendy’s, Mercedes e Home Depot
Durante la presentazione, Google ha mostrato come aziende di settori diversi stiano già adottando i nuovi agenti AI.
Wendy’s ha integrato un agente per la gestione degli ordini vocali, chiamato FreshAI. Mercedes-Benz utilizza agenti conversazionali per migliorare ricerca e navigazione a bordo. The Home Depot ha invece sviluppato Magic Apron, un assistente attivo 24/7 costruito con Gemini e Vertex AI per fornire supporto tecnico ai clienti.
Gemini nella gestione del cloud
Brad Calder, VP di Google Cloud Platform, ha mostrato come Gemini si inserisca nei flussi di lavoro e cloud management tramite due strumenti distinti: Gemini Code Assist per i workflow di sviluppo e Gemini Cloud Assist per quelli operativi.
Ogni fase, dal coding alla release, dal monitoraggio all’ottimizzazione, è coperta da un agente dedicato. Il tutto è orchestrato da Cloud Hub, che raccoglie gli insight chiave, e dalla Google Cloud Application Platform, che integra gli strumenti Gemini in modo trasversale.
Sicurezza, agenti specializzati e threat intelligence automatica
Google ha poi annunciato una serie di Security Agent in grado di gestire in autonomia il triage degli alert, l’analisi del malware e la risposta agli incidenti.
Integrati nella piattaforma Google Security Operations, questi agenti sono supportati da Mandiant, l’ex società indipendente ora parte di Google, che fornisce intelligence avanzata e supporto umano dove necessario.
Il tutto confluisce nella nuova Google Unified Security, una suite che combina l’AI di Gemini, l’ecosistema Google e l’esperienza di Mandiant per una protezione cloud-native di nuova generazione.

Gemini sulla Distributed Cloud di Google: l’IA diventa anche on-premise
Uno degli annunci più strategici riguarda l’arrivo imminente di Gemini sulla Google Distributed Cloud, che permetterà di portare l’intelligenza artificiale direttamente in ambienti on-premise o ibridi.
Questa mossa apre le porte a settori regolamentati e a infrastrutture isolate, rendendo possibile l’uso di agenti AI anche in contesti altamente personalizzati e “air gapped” (isolati da Internet).


