DeepMind di Google lancia AMIE, l’IA che migliorerà la diagnostica medica

da | 31 Gen 2024 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Navigare nel mondo della sanità può essere complicato. Spesso, i pazienti si trovano a dover decifrare termini medici complicati o a scegliere il giusto specialista da consultare. Anche i medici, con i loro impegni serrati, faticano a volte a dedicare a ogni paziente l’attenzione personalizzata che meriterebbe. Queste difficoltà sono ancora più evidenti nelle aree dove ci sono meno dottori e strutture sanitarie.

L’idea di portare l’intelligenza artificiale negli studi medici per risolvere questi problemi non è nuova. Si parla di questo fin da quando IBM ha lanciato il suo Watson più di dieci anni fa ma i progressi sono stati lenti. Ora, però, con i grandi modelli di linguaggio come ChatGPT, c’è la speranza di dare una svolta a queste ambizioni.

Di recente il team di Google DeepMind ha presentato in un articolo un modello di IA chiamato AMIE. AMIE potrebbe raccogliere informazioni dai pazienti e spiegare in modo chiaro le condizioni mediche durante le visite. Vivek Natarajan, ricercatore di IA presso Google e autore principale dell’articolo, spiega che l’obiettivo di AMIE non è sostituire i medici, ma aiutare sia i dottori che i pazienti. Potrebbe, ad esempio, rendere più chiare le spiegazioni delle condizioni mediche o fornire una seconda opinione.

Thomas Thesen, professore alla Geisel School of Medicine del Dartmouth, è d’accordo sul fatto che l’IA avrà un ruolo importante in futuro, affiancando e non sostituendo l’esperienza umana dei medici. Egli vede l’IA come un supporto per i medici, aiutandoli a semplificare il lavoro e contribuire in alcuni processi diagnostici.

Per preparare AMIE, Natarajan e il suo team hanno alimentato l’IA con testi medici reali, come dialoghi tra medici e pazienti e domande d’esame per i medici. Ma non è bastato. Hanno anche creato un ambiente diagnostico simulato dove AMIE può imparare dai propri errori, migliorando continuamente grazie a un ciclo di apprendimento costante. Ciò permette ad AMIE di affinare le sue capacità in modo continuo, imitando un processo di apprendimento umano.

Anche se Natarajan ci ricorda che l’esperienza umana è insostituibile in medicina, AMIE ha dei vantaggi. Per esempio, un medico nella sua carriera vede circa 10.000 pazienti ma AMIE può “incontrarne” altrettanti in pochi cicli di allenamento. “Questo potrebbe portare l’IA in medicina a livelli di diagnosi eccezionali”, afferma Natarajan.

Per capire quanto bene AMIE si confronta con i medici veri, il team di Natarajan l’ha testata contro 20 medici di base. Hanno fatto finta di consultarsi con pazienti-attori in Canada, India e Regno Unito. In totale, hanno fatto 149 consultazioni via messaggi, valutate sia dai pazienti-attori che dagli esperti. Le consultazioni sono state valutate in base a vari fattori come l’empatia, l’onestà, l’accuratezza diagnostica e la pianificazione del trattamento. Sia i pazienti che gli specialisti hanno trovato che AMIE era più precisa e performante dei medici umani.

Ma i risultati non sono così semplici come sembrano. Le consultazioni erano svolte attraverso chat testuali, un modo diverso dal faccia a faccia a cui i medici sono abituati, che potrebbe aver favorito AMIE. È stato anche notato che AMIE dava risposte più lunghe, che potrebbero sembrare più riflessive ed empatiche ai pazienti.

In futuro Natarajan e il suo team vogliono migliorare AMIE, aggiungendo la possibilità di fare videochat e affrontando questioni come equità e sicurezza, per prepararla meglio al mondo reale. Thesen dice che è importante per i medici prepararsi a come questa tecnologia cambierà la medicina: “Le scuole di medicina dovrebbero insegnare ai futuri dottori come usare l’IA in modo responsabile e comprendere le sue implicazioni etiche. Così, man mano che l’IA diventa più presente nella pratica clinica, i medici potranno usarla per proteggere il benessere dei loro pazienti”.

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