“Claude è regredito al punto da non potersi fidare di lui per eseguire operazioni di ingegneria complessa.” Chi ha scritto questo non è un utente qualunque: è un senior director di AMD, e il suo post su GitHub nelle ultime settimane è diventato un punto di raccolta per chiunque ha notato la stessa cosa.
Su X e Reddit si moltiplicano i confronti affiancati: stessa richiesta, output diversi. Meno precisi, meno articolati. La parola che circola è “nerfato”, termine mutuato dal gergo dei videogiochi, che indica il deliberato indebolimento di un personaggio o di un’arma da parte degli sviluppatori per ragioni di bilanciamento.
Applicato a un modello di IA, il concetto è lo stesso: qualcuno, intenzionalmente, avrebbe ridotto le capacità di Claude. La domanda è se sia davvero così.
Cos’ha cambiato Anthropic (e cosa dice di non aver cambiato)
La risposta ufficiale è che Anthropic ha modificato il livello predefinito di ragionamento in Claude Code, lo strumento rivolto agli sviluppatori, ma nega che l’intervento sia legato a vincoli di capacità computazionale o al presunto sviluppo di un modello più avanzato, nome in codice Mythos, che circola online senza essere stato ancora annunciato ufficialmente.
“Puoi cambiarlo in qualsiasi momento nel selettore /model se preferisci basso impegno (più veloce) o alto impegno (più intelligente)”, ha spiegato Boris Cherny, responsabile di Claude Code, in un post su X a marzo.
La distinzione è tecnica ma non è banale: Claude può ragionare con maggiore o minore profondità (in termini tecnici, con più o meno inferenza) e questa leva è configurabile. Il punto è che l’impostazione predefinita è stata abbassata. Chi non sa che esiste il selettore, ottiene meno.
Un analista di settore ha testato la situazione in modo insolito: ha chiesto direttamente a Claude di commentare le accuse che lo riguardano. La risposta è stata disarmante. “Anthropic ha apportato reali modifiche alla configurazione che hanno ridotto oggettivamente la profondità di ragionamento predefinita su tutte le interfacce, inclusa claude.ai, ma la narrativa del ‘nerfing segreto estremo’ esagera quanto è realmente accaduto.”
Un’azienda costretta a usare il proprio prodotto come portavoce per gestire le critiche su quel prodotto: difficile immaginare una situazione più rivelatrice.
L’assuefazione esiste (ma non spiega tutto)
C’è una seconda spiegazione che merita attenzione, anche se è meno comoda da accettare per chi si sente danneggiato. Forse non è Claude a essere peggiorato: sono le aspettative degli utenti a essere cresciute.
Col tempo, ciò che sembrava sorprendente diventa la norma, e i difetti (sempre esistiti) diventano più visibili. È il meccanismo dell’assuefazione: non un declino reale, dunque, ma una percezione modificata dall’abitudine.
Detto questo, la spiegazione regge solo in parte. Per chi usa Claude professionalmente (per scrivere codice, analizzare documenti, gestire flussi di lavoro), la coerenza delle prestazioni non è una questione estetica. È operativa.
Un modello che un giorno ragiona in profondità e il giorno dopo no, perché qualcuno ha abbassato un’impostazione predefinita senza comunicarlo chiaramente, crea un problema reale indipendentemente da dove si collochi la colpa.
Claude e la stratificazione che avanza
Il dibattito sulle prestazioni di Claude è, nei fatti, il sintomo di qualcosa di più strutturale. L’accesso all’IA di fascia alta si sta infatti frammentando per fasce di spesa. Le capacità avanzate sono sempre più riservate a livelli di abbonamento superiori, all’utilizzo diretto tramite API o a programmi sperimentali.
Anthropic ha recentemente spostato i grandi clienti aziendali a un modello di prezzo interamente basato sul consumo (quindi a token), legando l’intelligenza ottenibile direttamente alla spesa sostenuta. Più si paga, più Claude ragiona. Meno si paga, meno ragiona.
Se il modello Mythos dovesse materializzarsi come ulteriore livello premium, la struttura diventerebbe ancora più esplicita: un’IA per chi può permettersi il meglio, e un’IA ridimensionata per tutti gli altri.
Come avevamo già scritto analizzando le dinamiche di prezzo dell’industria, la fase in cui i modelli venivano offerti a condizioni generose per conquistare utenti sta lasciando spazio a una logica più esplicitamente commerciale.
La domanda che resta aperta è se l’esperienza predefinita, quella che la maggior parte degli utenti riceve senza configurazioni aggiuntive, continuerà a degradare mentre i sistemi di frontiera diventano sempre più potenti.
Se la risposta è affermativa, la divisione tra chi ha accesso all’intelligenza artificiale vera e chi usa un suo surrogato conveniente è già cominciata.
Fonte: Axios


